Esteri

Trump: “Hormuz? Andate a prendervi il vostro petrolio”. Il rischio di un buio digitale

Gli Usa non importano molto petrolio da quell'area, altri Paesi sì. E se lo Stretto non si riapre presto si verificherà un vero e proprio incubo per le economie occidentali

donald trump
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Stanotte Trump ha parlato alla nazione. Diciannove minuti per dichiarare che gli obiettivi strategici in Iran sono “prossimi al completamento”. Poi la frase cogente: “Gli Stati Uniti non importano quasi nulla da Hormuz. I Paesi che dipendono da quello Stretto devono prendersene cura, devono afferrarlo e custodirlo”. Su Truth Social era stato più icastico: “Fatevi coraggio, andate allo Stretto e PRENDETEVELO”. E ancora, rivolto alla Cina: “Perché manteniamo noi Hormuz quando serve soprattutto a Pechino?”.

L’abduzione strategica è limpida: chi ha bisogno del petrolio, paghi il costo della sua protezione. L’America produce più greggio di Arabia Saudita e Russia messe insieme, e rifiuta il ruolo di scorta armata gratuita. Il punto è che l’appello vale ben oltre il greggio. Poche miglia nautiche tra Oman e Iran, e dietro quel varco transita il 20% del petrolio mondiale, un terzo dell’elio planetario, quasi metà dello zolfo globale. Hormuz è la giugulare della civiltà dei semiconduttori.

Se quello Stretto resta chiuso, si ferma la catena industriale più sofisticata che l’umanità abbia mai costruito. Ogni smartphone, ogni server IA, ogni veicolo elettrico dipende da quei wafer. E i Paesi che li producono, o che li consumano voracemente, sono i più esposti.

1)
Pechino è il convitato di pietra. Un terzo del GNL cinese transita da Hormuz. Le riserve strategiche accumulate in vent’anni attenuano lo shock iniziale, ma una chiusura prolungata erode qualsiasi cuscinetto. Un’economia da 18.000 miliardi che alimenta la più grande manifattura del pianeta dipende da ventuno miglia di mare conteso. Il processo di fabbricazione dei wafer richiede acido solforico ultrapuro, derivato dallo zolfo che transita in larga parte da Hormuz: la Cina ne è il primo consumatore mondiale per la sua industria di pannelli solari e semiconduttori. Pechino ha risposto con un comunicato congiunto col Pakistan chiedendo cessazione delle ostilità e sicurezza delle rotte, ma il tempo gioca contro.

2)
Seoul importa il 70% del greggio via Hormuz. Samsung e SK Hynix producono il 70% delle DRAM mondiali e oltre il 90% delle HBM per l’intelligenza artificiale: 350.000 wafer al mese da fab che si fermano se l’elio arriva fuori specifica o la tensione di rete oscilla. Il 65% dell’elio coreano arrivava dal Qatar. Le riserve coprono sei mesi; se la crisi supera l’estate, tutto collassa. Taiwan dipende dalle importazioni per il 97% dell’energia, con riserve di GNL per undici giorni. TSMC assorbe il 10% dell’elettricità dell’isola e i suoi nodi a 7nm e oltre generano il 69% del fatturato: fermare quei wafer significa togliere dal mercato i componenti che determinano la supremazia tecnologica globale.

3) ‘
Il traffico attraverso Hormuz è crollato del 95%. Il Brent ha sfondato i 105 dollari dopo il discorso. Londra ha convocato 35 Paesi per una conferenza d’emergenza, guidata dal Foreign Secretary Yvette Cooper. Starmer ha ammesso che “sarà molto difficile” e servirà “un fronte unito di forza militare e attività diplomatica”. Giappone, Francia, Germania, Italia, Olanda hanno firmato l’impegno alla libertà di navigazione.

La posta in gioco è esiziale. Trump induce i paesi più colpiti dal blocco ad esercitare una dissuasione assai più energica della richiesta di una tregua. La Cina non potrà limitarsi a blandi comunicati congiunti con il Pakistan, ma dovrà fare pesare la sua moral suasion se non vorrà compromettere la sua posizione di fabbrica del mondo, in un momento come questo. Dovranno proteggere le rotte energetiche, oppure il buio digitale sarà il prossimo incubo. Cina, e mezzo Sudest asiatico, hanno costruito la propria supremazia industriale su una supply chain che attraversa il punto più vulnerabile del pianeta. Oggi il conto è arrivato, e Washington ha chiarito che a pagarlo saranno i diretti interessati, in un modo o nell’altro.

Giulio Galetti, 2 aprile 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Garlasco forever - Vignetta del 19/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Garlasco forever

Vignetta del 19/05/2026