Esteri

Trump: “La Nato non mi è mai piaciuta. Gli Usa pronti a lasciarla”

Il presidente USA critica l’efficacia dell'Alleanza e punta il dito contro gli europei

Trump per le 12.30
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Durante un’intervista rilasciata il 1° aprile 2026 al quotidiano britannico The Telegraph, Donald Trump ha affermato di stare “seriamente considerando” il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO. Il presidente americano ha definito l’Alleanza Atlantica una “tigre di carta”, sostenendo di non essere mai stato convinto della sua efficacia. Ha inoltre accusato gli alleati europei di non aver contribuito sufficientemente in conflitti recenti, come quello in Ucraina, dove secondo lui gli USA sono “sempre stati presenti”.

Le dichiarazioni di Trump arrivano in un contesto di crescenti tensioni internazionali, alimentate dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Secondo il presidente, la guerra con l’Iran potrebbe concludersi “in 2-3 settimane”. La sera del 1° aprile, Trump ha in programma un discorso pubblico per aggiornare i cittadini sulla situazione militare in corso.

Scambi di accuse con il premier britannico Keir Starmer

Nel corso della stessa intervista, Trump ha criticato il primo ministro britannico Keir Starmer per la sua decisione di non partecipare direttamente alla guerra contro l’Iran. Ha descritto l’approccio di Starmer come incentrato su questioni che ritiene inutili, come le energie rinnovabili. Trump ha anche attaccato duramente l’efficienza dell’esercito britannico, sostenendo che la Royal Navy “non è all’altezza del compito”.

In risposta, Starmer ha difeso il ruolo della NATO, definendola “l’alleanza militare più efficace al mondo“, e ha ribadito che il Regno Unito non intende assumere un ruolo aggressivo nel conflitto in Medio Oriente. Starmer, inoltre, ha annunciato che questa settimana si terrà a Londra un vertice con circa 30 Paesi per discutere la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Crescenti tensioni nello Stretto di Hormuz

La situazione nel Golfo Persico continua a rimanere critica. Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando a intervenire militarmente per riaprire lo Stretto di Hormuz, bloccato da un mese a causa delle ostilità con l’Iran. Secondo fonti statunitensi, la chiusura dello stretto ha avuto un impatto significativo sul commercio globale di petrolio, facendo crescere le tensioni tra tutti i Paesi coinvolti.

Nel frattempo, è stato confermato che bombardieri B-52 statunitensi hanno effettuato missioni sull’Iran, colpendo oltre 11.000 obiettivi militari nei primi 30 giorni del conflitto. Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto USA, ha reso noto che queste operazioni mirano a garantire la supremazia aerea nelle zone di ostilità.

Raid aerei e attacchi missilistici

L’1 aprile 2026, un missile iraniano ha colpito una petroliera noleggiata dalla compagnia QatarEnergy, causando danni limitati. Secondo il ministero della Difesa del Qatar, l’attacco non ha provocato vittime né conseguenze ambientali di rilievo. Inoltre, Israele ha intercettato un missile lanciato dallo Yemen dai ribelli Houthi, che hanno dichiarato di agire in collaborazione con Iran ed Hezbollah. L’esercito israeliano ha confermato l’assenza di feriti tra la popolazione.

Attacchi di droni hanno coinvolto anche l’Iraq: nella città di Erbil, un deposito petrolifero della British Petroleum ha subito ingenti danni a causa di un drone precipitato nella struttura. Le autorità locali hanno riferito che l’incendio non ha causato feriti ma ha compromesso vaste quantità di petrolio stoccate nel sito.

Scontri interni e accuse in Iran

Le tensioni aumentano anche all’interno dell’Iran. Secondo fonti locali, vi sarebbero contrasti tra il presidente Pezeshkian e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, che avrebbero assunto il controllo delle principali funzioni statali. I militari avrebbero bloccato alcune nomine di governo, consolidando il loro potere sull’intero apparato di sicurezza nazionale. Mojtaba Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha inviato un messaggio di sostegno al gruppo Hezbollah, dichiarando che il Paese continuerà a sostenere il movimento nella resistenza contro Stati Uniti e Israele.

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