Esteri

Trump ordina il rinvio degli attacchi: “Colloqui positivi”. Ma l’Iran nega

Annunciata una pausa di cinque giorni nelle operazioni militari. Le Borse schizzano, ma Teheran: "Donald ha ceduto"

Live Aggiornato
Donald Trump guerra iran
2026-03-23T14:48:45+01:00

Trump conferma. Trattano Steve Witkoff e Jared Kushner

Il quadro si muove rapidamente e, rispetto alle ore precedenti, emergono segnali contrastanti tra aperture diplomatiche e tensioni ancora altissime sul terreno.

Donald Trump ha confermato che «le discussioni con l’Iran stanno andando molto bene» e ha lasciato intendere che un accordo potrebbe arrivare «entro cinque giorni o anche prima». Il presidente americano ha inoltre rivelato che contatti ci sarebbero stati anche nelle ultime ore, coinvolgendo gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner.

Nonostante le smentite ufficiali di Teheran, diverse fonti internazionali – tra cui Axios – confermano che canali indiretti sono effettivamente attivi, con Turchia, Egitto e Pakistan impegnati nella mediazione tra Washington e la Repubblica islamica. Sul tavolo, secondo le ricostruzioni, ci sarebbe una prima intesa: riapertura dello stretto di Hormuz da parte iraniana in cambio dello stop americano agli attacchi contro le infrastrutture energetiche.

È proprio su questo punto che si registra la novità più rilevante: gli Stati Uniti hanno annunciato una pausa di cinque giorni nei raid contro centrali e siti energetici iraniani, una mossa che potrebbe segnare l’avvio di una de-escalation almeno parziale. Anche Israele starebbe valutando di allinearsi alla decisione americana, sospendendo operazioni su obiettivi strategici legati all’energia.

Ma la tensione resta altissima. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito le minacce americane contro il settore energetico «crimini di guerra», avvertendo che qualsiasi attacco verrebbe seguito da una risposta «rapida e decisa». Teheran continua inoltre a negare l’esistenza di negoziati diretti, sostenendo che Washington sarebbe stata costretta a fare un passo indietro sotto la pressione delle ritorsioni annunciate.

Nel frattempo, il nodo centrale resta lo stretto di Hormuz: il suo blocco continua a pesare sui mercati energetici e sulle Borse globali. Proprio la sua riapertura potrebbe rappresentare il primo banco di prova per verificare se il canale diplomatico, oggi ancora fragile e opaco, possa davvero trasformarsi in un percorso di uscita dal conflitto.

2026-03-23T13:00:00+01:00

Trump: "Sospensione degli attacchi per 5 giorni". Ma l'Iran nega il dialogo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha comunicato il rinvio degli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. La decisione arriva dopo due giorni di colloqui che Trump ha definito “molto positivi e produttivi” con l’Iran. L’obiettivo delle discussioni è una completa risoluzione delle ostilità nella regione mediorientale.

Sul social Truth, Trump ha dichiarato: “Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive. Sulla base di questi colloqui, ho ordinato di rinviare qualsiasi operazione militare per cinque giorni, condizionando il prolungamento della pausa al buon esito delle negoziazioni in corso”.

Teheran però nega ogni colloquio. Il ministero degli Esteri citato dall’agenzia di stampa Mehr, dice: “Le dichiarazioni del presidente americano si inseriscono nel quadro degli sforzi volti a ridurre i prezzi dell’energia e a guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari”.

La tensione sullo Stretto di Hormuz

Sabato scorso Trump aveva minacciato di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane se i Pasdaran non avessero riaperto lo Stretto di Hormuz. La chiusura dello stretto, un punto strategico per il commercio globale di petrolio e gas, aveva suscitato preoccupazioni a livello mondiale, aggravando la crisi energetica già in atto nella regione.

La reazione iraniana non si è fatta attendere. Le autorità di Teheran hanno dichiarato che qualsiasi azione americana contro le loro infrastrutture sarebbe stata seguita da attacchi a centrali energetiche nei Paesi vicini, amplificando i timori di un’escalation nel Golfo Persico.

L’impatto sui mercati globali

Le notizie sui colloqui tra Stati Uniti e Iran e il conseguente rinvio degli attacchi militari hanno immediatamente avuto un effetto positivo sui mercati globali. Il prezzo del petrolio, che in mattinata aveva raggiunto i 100 dollari al barile, è sceso a 90 dollari. Anche le Borse hanno mostrato segni di ripresa: a Milano il principale indice azionario è salito del 2,45%, mentre lo spread italiano è calato a 84 punti base.

Nonostante questi segnali positivi, gli analisti continuano a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione, sottolineando come il blocco dello Stretto di Hormuz rappresenti una seria minaccia per la sicurezza energetica globale.

L’allerta ai cittadini americani

In parallelo agli sviluppi diplomatici, il Dipartimento di Stato americano ha emesso un “avviso mondiale” rivolto ai cittadini statunitensi. L’allerta evidenzia il rischio di attacchi da parte di gruppi legati all’Iran contro interessi o persone americane all’estero. Ai cittadini è stato raccomandato di adottare misure precauzionali e di seguire le indicazioni fornite dalle ambasciate e dai consolati statunitensi.

La situazione resta particolarmente tesa in tutto il Medio Oriente, dove continuano ad essere riportati attacchi missilistici e scontri localizzati.

Il contesto diplomatico e le reazioni internazionali

Teheran ha smentito che si siano svolte trattative dirette con l’amministrazione Trump, sostenendo che il presidente americano avrebbe agito per evitare una reazione militare iraniana su larga scala. Nel frattempo, Mosca ha invitato alla cessazione delle ostilità e ha difeso il diritto dell’Iran all’autodifesa, pur ribadendo la necessità di garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz.

Anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha espresso preoccupazione riguardo alla stabilità energetica globale, definendo questa crisi come “la minaccia più grande alla sicurezza energetica degli ultimi decenni”.

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