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Trump vuole “arrestare” i deputati? Ecco la verità

Tiene banco la pratica del gerrymandering in Texas, ma c'è qualcosa che non vi hanno raccontato

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Oltre cinquanta deputati democratici del Texas hanno lasciato lo Stato domenica, spostandosi in Illinois e a New York per almeno due settimane. L’obiettivo? Bloccare una proposta sostenuta da Donald Trump che punta a rivedere i confini dei collegi elettorali statali, un’operazione che secondo i promotori mira a rafforzare la già esigua maggioranza repubblicana alla Camera federale in vista del termine del mandato.

I parlamentari sono saliti a bordo di un pullman diretto alla sede del Partito Democratico in Illinois, dove hanno illustrato le motivazioni della loro scelta in una conferenza stampa. Il boicottaggio mira a far mancare il quorum necessario – due terzi dei presenti – per l’avvio della sessione legislativa straordinaria convocata dal governatore repubblicano Greg Abbott.

La manovra si inserisce nel più ampio contesto della battaglia elettorale in vista delle elezioni di Midterm del novembre 2026. Tradizionalmente, il partito del presidente in carica tende a perdere terreno almeno in uno dei due rami del Congresso, e i repubblicani, oggi con una maggioranza risicata alla Camera, guardano con preoccupazione al prossimo voto.

Per consolidare il controllo dell’aula, Trump ha chiesto ad Abbott di avviare una revisione della mappa elettorale, un’operazione di gerrymandering che – secondo le indiscrezioni – dovrebbe garantire al Partito Repubblicano almeno cinque seggi in più, rivedendo i confini di distretti oggi controllati dai democratici, in particolare nelle aree urbane di Houston, Dallas, Austin e lungo il confine con il Messico.

Il gesto dei democratici potrebbe tuttavia avere un costo politico. L’assenza dall’aula impedisce infatti di discutere anche misure urgenti, come quelle relative alla gestione delle recenti alluvioni. Inoltre, i deputati in fuga rischiano multe giornaliere di 500 dollari per aver disertato i lavori.

Il governatore Abbott ha risposto ordinando alle forze dell’ordine di «localizzare, fermare e riportare in Aula tutti coloro che sono venuti meno al loro dovere verso i texani». La Camera del Texas, a maggioranza repubblicana, ha approvato un mandato di arresto – simbolico – nei confronti dei fuggitivi, valido però solo entro i confini statali e privo di conseguenze penali. Abbott ha inoltre accusato i deputati democratici di «commettere un crimine» se dovessero usare fondi pubblici per coprire le multe e ha minacciato di rivolgersi ai tribunali per chiederne la rimozione dall’incarico.

L’Fbi “potrebbe dover” intervenire, l’ultima dichiarazione di Trump: “Il governatore del Texas chiede che tornino. Molte persone hanno chiesto che tornino. Non si può semplicemente restare a guardare. Bisogna tornare. Bisogna combattere. È questo lo scopo delle elezioni”. Il senatore John Cornyn del Texas ha inviato ieri una lettera al direttore dell’Fbi Kash Patel, implorandolo di adottare “qualsiasi misura opportuna” per aiutare le forze dell’ordine del Texas a localizzare e arrestare i democratici fuggiti dallo stato.

Non si tratta di un precedente isolato. Una situazione simile si verificò nel 2003, quando una cinquantina di deputati democratici si rifugiò in un albergo dell’Oklahoma per ostacolare un’altra revisione elettorale. Anche in quel caso, il quorum fu infine raggiunto e la legge approvata. In teoria, la mappa dei collegi dovrebbe essere aggiornata ogni dieci anni, sulla base dei dati del censimento. Ma diversi Stati a guida repubblicana, come Ohio, Indiana e Missouri, stanno valutando di anticipare il processo, alimentando le tensioni con alcuni Stati democratici, tra cui California, New York, New Jersey e Illinois, che minacciano contromisure. Ma non vi è stato raccontato tutto.

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La pratica del gerrymandering va a destra e va a sinistra. Non riguarda solo Trump, non riguarda solo i repubblicani, ma tutti. Le circoscrizioni vengono cambiate spesso con un unico obiettivo: aumentare le possibilità di vittoria del partito del presidente. Una situazione del genere è stata già vissuta decine di volte con tutti i colori politici. Ma ora la polemica è ovviamente amplificata perchè si tratta di Trump. Certo, le minacce di arresto da parte del governatore repubblicano gettano benzina sul fuoco, ma contano quel che contano. Il discorso è molto semplice: il gerrymandering riguarda tutti.

Il governatore californiano Gavin Newsom – l’idolo delle sinistre, per intenderci – ha avanzato l’ipotesi di un referendum per autorizzare, una sola volta, il parlamento statale a intervenire sui confini elettorali. Circola già un piano che potrebbe penalizzare i repubblicani, con la possibile perdita di cinque seggi. A ostacolare questa iniziativa è intervenuto l’ex governatore Arnold Schwarzenegger, che si era battuto per la creazione della commissione indipendente e che oggi si oppone al gerrymandering, sia in Texas che in California.

Newsom e JD Pritzker, governatore dell’Illinois, vengono indicati come possibili candidati democratici alle presidenziali del 2028. Trump, interpellato sul suo futuro politico, ha risposto alla CNBC: «Probabilmente no. Mi piacerebbe».

Franco Lodige, 6 agosto 2025

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