Tu Schlein in piazza contro Toti ma difendi Sala: vergognati

Il doppiopesismo della segretaria Pd non sorprende: è l'ennesima conferma della sua incoerenza. Ma la destra non faccia lo stesso errore

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schlein in piazza

“Il Pd è al fianco di Beppe Sala”. Forte e chiaro il messaggio di Elly Schlein. La segretaria dem ha espresso “vicinanza” al sindaco di Milano per l’inchiesta giudiziaria che ha travolto la sua giunta. Niente giri di parole, niente sofismi: il Partito Democratico sosterrà l’amministrazione, chiedendo “segnali di innovazione e cambiamento” a proposito delle sfide relative alla casa e alla transizione ambientale.

“Le notizie sull’indagine di Milano non ci lasciano indifferenti e chiedono attenzione. Anche per noi è importante capire bene i contorni precisi di questa vicenda. Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura, che dovrà accertare se ci sono state delle responsabilità penali individuali. Noi seguiremo con attenzione gli sviluppi” le parole della Schlein in una lunga nota: Al contempo ribadiamo che il Pd è al fianco del sindaco Sala, che ho sentito per esprimergli direttamente la nostra vicinanza, e continua a sostenere il lavoro che l’amministrazione farà nei prossimi due anni per affrontare le grandi sfide che ha di fronte la città, dall’abitare alla transizione ambientale che va tenuta sempre insieme all’inclusione sociale e all’accessibilità. Con piena consapevolezza che oggi queste sfide sono diventate più pressanti e urgenti e richiedono segnali di innovazione e cambiamento. Il Pd di Milano darà il suo massimo contributo e supporto al sindaco in questa direzione”.

Brava Elly. Applausi. Sala non merita la gogna, non merita la spinta alle dimissioni, non merita tutto quello che solitamente accade. Ma la Schlein che ha appena espresso vicinanza a Sala è sempre la stessa che esattamente un anno fa – il 18 luglio del 2024 – chiedeva le dimissioni di Giovanni Toti? “La Liguria ai domiciliari per colpa sua, si dimetta” il suo dito puntato. Ma come? Ma è possibile? No dai, ci deve essere uno sbaglio.

No, nessun errore. Non esistono due Elly Schlein. O meglio: esistono due pesi e due misure. Perchè l’ex vice di Bonaccini era in piazza a Genova insieme all’aspirante alleato Giuseppe Conte e ad altri leader di sinistra con percentuali risicate per chiedere il passo indietro di Toti da governatore della Liguria. E attenzione: Toti non poteva nemmeno replicare alle accuse, perchè gli arresti domiciliari gli vietavano di comunicare con l’esterno dalla sua casa di Ameglia, in provincia de La Spezia. Ma all’epoca il fascino delle manette era troppo forte per la Schlein, che da quando è entrato in carica il governo Meloni ha chiesto le dimissioni di ogni politico di destra esistente sulla faccia della terra. Da Nordio a Santanchè, le sue filippiche (e quelle dei vari house organ) le conosciamo bene.

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Ma ora la Schlein è diventata garantista. O così pare. L’amico Giuseppi – pronto a farle le scarpe per la guida della sinistra – ancora no, vuole le dimissioni di Sala. Ma Elly ha abbandonato il giustizialismo. Almeno per quanto riguarda il primo cittadino meneghino. Un avviso di garanzia non impone le dimissioni. Se fai parte dello schieramento giusto. La politica deve rivendicare la sua autonomia. Sempre se sei della fazione corretta.

Elly si sarà pentita di quella piazza vergognosa? Di quell’attacco selvaggio a Toti? Lo speriamo. E noi siamo realmente soddisfatti di questa svolta. Certo, gli elettori dem non sono stupidi e non possono fare finta di niente. Ogni persona di buonsenso avrà ormai capito che la linea politica della segretaria piddina è macchiata dall’incoerenza e dal doppiopesismo. La contraddittorietà come stella polare.

Ma la Schlein non è l’unica che merita bacchettate. Il riferimento è chi a destra rischia di comportarsi proprio come la leader Pd: in difesa di Toti ma contro Sala. L’esempio è Guido Crosetto, l’esempio è Enrico Costa. L’inchiesta sull’urbanistica non va cavalcata. Il giustizialismo lasciamolo ai 5 Stelle.

Massimo Balsamo, 18 luglio 2025

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