Esclusivo

Tutte le bufale su Kirk: nessuna delle citazioni ‘razziste’ circolate è vera

Facciamo un po' di fact cheking al giornalismo "accurato": quello che vi raccontano sull'uomo ucciso negli Usa, è falso. O decontestualizzato

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fake news kirk

Charlie Kirk era un omofobo”. “Charlie Kirk era un fascista”. “Charlie Kirk era un mostro”. Sono solo alcuni dei commenti, e decisamenti i più “buoni”, che a 5 giorni dall’assassinio del noto attivista conservatore americano, è possibile leggere sui social. Tutti commenti provocati da una serie di presunte citazioni del fondatore di Turning Point Usa, che hanno cominciato a circolare in modo incontrollato ovunque, subito dopo la notizia della sua morte. E che, nel 100% dei casi, ne restituiscono un’immagine mostruosa per l’appunto, aberrante. Tanto da far passare in secondo piano il fatto che sia la vittima di un’omicidio.

C’è un problema non da poco. Ad un’analisi approfondita, moltissime delle presunte frasi di Kirk, pubblicate e ripubblicate persino su quotidiani nazionali, risultano non corrette, decontestualizzate o proprio false. Questo articolo prende in esame tre di queste citazioni, quelle le più utilizzate per raccontare con superficialità a chi non ne aveva mai sentito il nome prima del 10 settembre 2025, che Charlie Kirk fosse un razzista.

Come si vedrà non corrispondono al vero e fanno sorgere molti interrogativi sulla salute del giornalismo occidentale.

1. “Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o BLM in pubblico”

È una delle frasi più forti comparse in questi giorni. È autentica ed è possibile leggerla sul profilo X di Kirk, in uno status del 25 agosto scorso. Senza contesto, sembra che Kirk sia razzista, omofobo, e che vorrebbe manifestarlo bruciando bandiere in pubblico. Ma in realtà Kirk non ha mai sostenuto né auspicato di compiere nulla di simile. La sua frase si inseriva nel dibattito riguardo l’impunità per chi in Usa brucia la bandiera americana.

Dal 1989 infatti la famosa sentenza della Corte Suprema USA Texas v. Johnson inquadra il bruciare o distruggere l’anatema statunitense come “manifestazione del pensiero” e “libertà di espressione”. Sancisce che l’espressione politica non può essere vietata solo perché impopolare o scioccante, e che quindi anche un simile comportamento nei confronti della bandiera americana sarebbe protetto dal 1° Emendamento.

Tuttavia questo principio sembra non valere allo stesso modo quando si tratta di bandiere o simboli in generale di movimenti politici di sinistra. Innumerevoli volte Kirk ha posto l’accento su questo. Ancora: non perché realmente intenzionato, ad esempio, a distruggere una bandiera LGBT. Ma solo per far notare una contraddizione logica, morale e giuridica.

Lo ha fatto sempre su X, dove sono presenti innumerevoli post sul tema. Qui nel 2020 ad esempio: «È assurdo che bruciare uno striscione di BLM possa condurre a un’incriminazione per “hate crime” mentre al contrario bruciare la bandiera americana sarebbe del tutto accettabile e anzi da incoraggiare secondo qualcuno di sinistra».

Qui, nel giugno 2025, commentando il caso di quattro giovani arrestati per aver tolto alcune bandiere LGBT da una strada in Atlanta (GA): «[…] Se bruci la bandiera americana (la sinistra) lo chiamerà “libertà di espressione”. Ma se invece osi tirare giù bandiere del Pride devi scontare anni di prigione […]».

E lo ha fatto anche ad agosto scorso con lo status “incriminato” e altri. Il motivo era che Donald Trump aveva proprio in quei giorni firmato un ordine esecutivo che per la prima volta tentava di cambiare, almeno in parte, la sentenza del 1989.

Tuttavia il pensiero di Kirk su tutto ciò è molto più complesso di quello che si vede su 3 o 4 “tweet”. Su Rumble è presente l’episodio “The Great Flag Burning Debate” del panel ThoughtCrime (28 agosto 2025), un format in cui l’attivista americano discuteva con altri opinionisti di svariate questioni della società e politica americana. Lì Kirk parla ampiamente dello stato della libertà di espressione in USA, del diritto di bruciare bandiere, dei simboli politici in generale. E’ un ottimo esempio per comprendere come ciò che lo animava davvero non era tanto questa o quella ideologia. O difendere la posizione X o la posizione Y. Piuttosto mettere e mettersi alla prova per giungere alle argomentazioni migliori.

2 – “Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato”

Probabilmente è la frase più utilizzata per narrare che l’attivista politico americano fosse un razzista. La troviamo ad esempio su Ansa. Come la precedente citazione, sembra razzista poiché dà a intendere che Kirk pensi a che una persona di colore, in quanto tale e a prescindere, non possa essere brava o qualificata per pilotare.

Qualcosa di simile Kirk ha effettivamente detto. Il problema è che anche questo è stato deliberatamente decontestualizzato, omettendo di proposito le parole e lo sfondo che avrebbero permesso di comprendere. Charlie Kirk l’ha pronunciata nell’episodio “DEI or DIE? DeSanti’s bus seat? The Drowning Gap?” (18 gennaio 2024) di ThoughtCrime.

La questione di cui si dibatteva erano le politiche di “diversità” forzata attraverso i programmi DEI, quelli che un anno dopo Trump avrebbe iniziato a smantellare.

Tutto parte da un’intervista di Axios a Scott Kirby, CEO di United Airlines, mostrata in diretta (37:40). Lì Kirby afferma che la sua compagnia aerea ha deciso di portare al 50% in un anno la quota di donne o persone di colore iscritte all’accademia. Mentre nel 2021, anno dell’intervista, corrisponde al solo 19% (l’81% sono uomini bianchi). Dopo la clip più partecipanti all’episodio di ThoughtCrime esprimono di trovare la decisione del CEO arbitraria e assurda. Si chiedono se sacrificare la competenza in favore dell’inclusione non abbia ripercussioni, anche serie. Viene quindi sollevato il tema della sicurezza in settori come quello del trasporto aereo, ma anche, ad esempio, in quello medico.

È in questo contesto che Charlie Kirk interviene (50:19). «Volete che commetta un “reato di pensiero”? – chiede Kirk ai compagni di diretta streaming – Mi dispiace ma succederà che se vedrò un pilota di colore penserò tipo: “Amico, spero proprio che sia qualificato”. […] Non è una cosa immediata, questo non è quello che sono o quello in cui credo».

Quindi la narrazione del Kirk razzista cade in toto. Il focus del suo discorso non era il colore della pelle dei piloti ma la loro competenza. L’attivista chiarisce bene che quel tipo pregiudizio non gli appartiene, che non è qualcosa in cui lui crede o che normalmente penserebbe. Sono le politiche di diversità, nella sua visione, ad essere razziste, a indurre le persone ad avere pregiudizi sulla competenza dei piloti neri. Se non ci fosse questo intento di forzare etnicamente la percentuale di piloti, lui non avrebbe questo tipo di dubbio.

Poco dopo continua su questa riga sostenendo che le politiche di diversità generano pattern di pensiero tossici. «Io non voglio pensare a quel modo, e nessuno dovrebbe giusto?».

3 – “I neri sono inferiori” e “Michelle Obama, donna di colore, ha un cervello inferiore di quello di una donna bianca”

Questa presunta citazione di Charlie Kirk è la più grave. E’ comparsa nel titolo di un articolo di La Stampa (“Vietare l’aborto”, “I neri sono inferiori”. Le 10 frasi di Kirk che hanno infiammato il popolo Maga) che merita un’attenzione particolare.

Ci sono infatti tutta una serie di problemi giornalistici in questo pezzo. Uno è l’incoerenza fra ciò che viene riportato nel titolo e ciò che poi troviamo all’interno. «I neri sono inferiori» nel titolo è un virgolettato. Quindi dovrebbe essere una citazione esatta e diretta di Kirk, e ci si aspetterebbe di ritrovarla spiegata o contestualizzata. Invece all’interno del pezzo non compare più. Al suo posto ne troviamo un’altra non riguardante più le persone di colore in generale ma Michelle Obama: «Michelle Obama, donna di colore, ha un cervello inferiore di quello di una donna bianca». Sorge subito quindi un problema deontologico. L’aver inventato una frase razzista e generale sulle persone nere attribuendola a Kirk come fosse una citazione, modificando un’altra presunta frase che invece è riferita solo a Michelle Obama.

Il vero problema tuttavia è che nessuna delle due frasi è mai stata pronunciata da Kirk e che quindi La Stampa ha pubblicato falsità. Evidentemente perché la “redazione web” del giornale, come scritto in modo generico là dove invece avremmo dovuto trovare il nome del giornalista che ha scritto il pezzo, non si è minimamente preoccupata di verificare quello che stava dando in pasto ai lettori: ha fatto copia-incolla di qualche altro contenuto.

Le due frasi false distorcono e decontestualizzano un intervento che Kirk fece il 13 luglio 2023 su The Charlie Kirk Show, il suo podcast. Sfortunatamente il video completo non sembra essere disponibile in rete, almeno per chi risiede in UE. Su Rumble tuttavia, nell’account The Charlie Kirk Show, è presente la clip del discorso in questione. Prima di vederlo nello specifico è necessario spiegare un po’ il contesto.

Il 29 giugno 2023 la Corte Suprema statunitense aveva emesso la sentenza Students for Fair Admissions, Inc. v. President and Fellows of Harvard College. Una sentenza importante. Aveva appurato come tramite le “positive action”, quelle politiche di accesso a posti di lavoro o formazione su base razziale, l’università di Harvard avesse sistematicamente penalizzato studenti asiatici-americani in favore di minoranze, violando il 14° emendamento (Equal Protection Clause). Utilizzarle per l’accesso degli studenti all’università è stato quindi dichiarato incostituzionale. Una sentenza analoga era stata emessa anche nei confronti dell’University of North Carolina, per aver indirettamente discriminato studenti bianchi e asiatici in favore di afro-americani e ispanici.

Charlie Kirk ha numerose volte criticato le affirmative action (sono anche chiamate così), auspicando una società basata su meritocrazia e competenza, non su quote o privilegi in base al colore della pelle. Il 13 luglio 2023 stava quindi commentando le dichiarazioni di alcuni politici afro-americani critici nei confronti delle nuove sentenze della Corte Suprema USA. Di seguito ecco la traduzione in italiano di ciò che Kirk realmente disse:

«Se tipo tre settimane fa (cioè prima delle sentenze) avessimo detto che Joy Reid, Michelle Obama, Sheila Jackson Lee e Katanji Brown Jackson sono adesso dove sono per via delle positive action, saremmo stati chiamati razzisti. Ma ora se ne escono loro così, lo dicono loro per noi. “Io sono qui solo per le positive action” dicono. Si: lo sappiamo. Non avresti altrimenti avuto le capacità cognitive per essere presa sul serio. Hai dovuto rubare il posto a una persona bianca per essere presa in qualche modo considerazione».

Quando Kirk sostiene che persone come Sheila Jackson Lee non sarebbero abbastanza intelligenti parla solo della persona specifica, non in quanto persona di colore. E quando dice che queste avrebbero “rubato” il posto a un bianco lo fa perché ha in mente le sentenze della Corte. Non perché sostiene che in ogni caso un bianco sarebbe migliore di un nero. A conferma definitiva che il focus del suo discorso era la competenza del singolo e non l’affermazione di una superiorità cognitiva dei bianchi sui neri, ci sono le parole in chiusura del video. Tradotto: «Non mi interessa di che colore sia la pelle del pilota – dice Charlie Kirk (1:55) dopo aver di nuovo fatto l’esempio di un pilota assunto non perché competente ma solo perché di colore – mi importa solo se quel posto lo hai perché te lo sei guadagnato».

Innumerevoli volte Kirk ha spiegato la sua idea di meritocrazia in contesto universitario e lavorativo o ha parlato delle sentenze della Corte e della discriminazione in particolare a danno di americano-asiatici. Un esempio banale da Turning Point USA (YouTube).

Fra i giornalisti che hanno utilizzato queste false frasi di Kirk per far credere che fosse un razzista “spicca” Alan Friedman.

Nessuna delle presunte citazioni di Kirk a sfondo razziale circolate in questi giorni è stata riportata in modo adeguato o era realmente una sua citazione. La cosa veramente assurda se guardiamo con lente giornalistica a queste tre citazioni problematiche (e ce ne sarebbero molte altre da verificare), è che fanno capire come nessuna informazione degna di questo nome è stata fatta sul pensiero di Kirk.

Charlie Kirk ha scritto libri. Ha partecipato a svariati programmi televisivi e non. Ha centinaia di ore di video su YouTube fra il proprio canale e Turning Point Usa. Ci sono gli eventi di libero e pubblico confronto registrati nel corso di questi anni, i cui spezzoni sono su tutti i social. C’è quindi un’infinità di materiale per ricostruire le sue idee. Tuttavia la stragrande maggioranza dei giornalisti lo ha ignorato. Ha abdicato a quelle che dovrebbero essere le regole del giornalismo, e ha di proposito focalizzato l’attenzione del pubblico solo su una decina di frasette distorte o decontestualizzate. Quelle che erano utili per mandare avanti la narrazione che faceva comodo, va detto chiaramente, alla sinistra di tutto l’Occidente. Quelle e solo quelle che davano un’immagine negativa di Charlie Kirk.

È segno che qualcosa, decisamente, non va nell’informazione occidentale. Il giornalismo ha un’enorme problema coi fatti quando riguardano idee o persone di destra.

Qualora mai rettificasse, suggerirei un titolo diverso alla “redazione online” di La Stampa. Non “le 10 frasi di Kirk che hanno infiammato il popolo dei Maga”. Ma “10 falsità su Kirk che hanno accecato d’odio la sinistra”. Compreso, probabilmente, il killer di Kirk.

Andrea Giustini, 15 settembre 2025

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