
Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, dopo oltre un giorno di intense negoziazioni, i leader dell’Unione Europea hanno concordato di concedere un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina per il biennio 2026-2027. La decisione è stata presa durante il Consiglio europeo di Bruxelles. L’importo, indispensabile per sostenere le necessità militari e finanziarie ucraine, sarà finanziato tramite debito comune emesso dall’UE sui mercati dei capitali. La soluzione adottata esclude l’utilizzo immediato degli asset russi congelati, considerati inizialmente una possibile alternativa.
Una scelta condivisa ma non unanime
Per raggiungere l’accordo, è stata necessaria una soluzione compromissoria: Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, contrarie al coinvolgimento diretto, non parteciperanno al meccanismo di debito comune. Questo ha richiesto l’attivazione del principio di “cooperazione rafforzata” che limita l’impatto finanziario su questi paesi. Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato che “l’impegno preso è stato mantenuto”. Il prestito sarà rimborsato solo dopo che l’Ucraina avrà ricevuto riparazioni dalla Russia.
Il ringraziamento di Zelensky
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha espresso la sua gratitudine verso i leader europei. Su X (precedentemente Twitter), ha definito il prestito di 90 miliardi di euro un aiuto significativo per rafforzare la resilienza del paese. Zelensky ha ribadito l’importanza che gli asset russi restino congelati e ha sottolineato il significato della garanzia finanziaria per il futuro dell’Ucraina.
Le difficoltà sul tema degli asset congelati
L’opzione di finanziare l’Ucraina utilizzando i beni russi immobilizzati in Europa ha trovato una forte opposizione, in particolare dal Belgio. Con circa 185 miliardi di euro di beni congelati, principalmente detenuti nel paese, il governo belga ha chiesto garanzie che altri paesi europei non erano disposti a fornire. Tra gli oppositori della misura si sono distinti anche Italia, Ungheria e Slovacchia. I costi e i rischi legali associati all’uso degli asset sono stati giudicati troppo alti per proseguire in questa direzione.
Posizioni dei principali leader europei
Durante la conferenza stampa successiva al vertice, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che il prestito sarà sostenuto tramite il bilancio dell’UE, sottolineando che il meccanismo scelto permette di agire rapidamente senza ulteriori costi per i paesi membri. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, ha ribadito l’importanza di una “soluzione giuridicamente e finanziariamente solida”, esprimendo soddisfazione per il risultato raggiunto. La premier ha inoltre sottolineato che l’immobilizzazione degli asset russi resterà prioritaria per l’UE.
Unione europea: equilibrio tra urgenza e strategia
L’adozione del prestito rappresenta un segnale concreto di supporto al governo ucraino in un momento critico. Tuttavia, il confronto sui beni russi congelati non si chiude qui. Le conclusioni del Consiglio invitano a continuare il lavoro tecnico e giuridico per esplorare la possibilità di utilizzo futuro di tali beni. In caso di mancato ripagamento delle riparazioni da parte della Russia, l’UE potrebbe utilizzare gli asset congelati per coprire parte delle garanzie legate al prestito concesso all’Ucraina.
Esclusi altri strumenti finanziari
Oltre al prestito di riparazione, il Consiglio europeo ha discusso anche altri strumenti finanziari per l’Ucraina, ma le soluzioni che prevedevano l’uso diretto degli asset russi non sono state accolte. A frenare ulteriormente il dibattito hanno contribuito le divisioni interne tra i leader europei sugli aspetti tecnici e normativi. Si prevede che eventuali decisioni future sui beni congelati saranno soggette a ulteriori negoziati e dovranno rispettare il diritto internazionale.
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