Ucraina, la stretta di Trump: tagliati i fondi per Kiev

I finanziamenti per l'assistenza militare al Paese di Zelensky saranno ridotti nel prossimo bilancio della Difesa. Raid russi su Kiev e Odessa

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Zelensky Trump

Non arrivano buone notizie per l’Ucraina e non solo dal campo di battaglia. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno infatti annunciato una riduzione dei fondi stanziati per l’assistenza militare a Kiev nel prossimo bilancio della Difesa. La conferma è arrivata dal Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth in un’audizione al Congresso: “Si tratta di una riduzione di questo bilancio. Questa amministrazione ha una visione molto diversa di questo conflitto. Crediamo che una soluzione pacifica e negoziata sia nel migliore interesse di entrambe le parti e della nostra nazione, soprattutto considerando tutti gli interessi contrastanti in tutto il mondo”. Il Pentagono non ha ancora pubblicato la documentazione completa relativa al bilancio 2026. Secondo Hegseth, il bilancio in sospeso “fornisce un livello storico di finanziamenti per la prontezza militare, mettendo al primo posto i combattenti (statunitensi) e le loro esigenze”. Hegseth non ha rivelato dettagli sull’entità dei tagli ai finanziamenti per l’Ucraina. Una doccia fredda per Zelensky, perchè il suo Paese dovrà presto fare i conti con una capacità ridotta di armi.

Per quanto concerne la guerra sul campo, una nuova ondata di raid russi ha colpito l’Ucraina nella tra lunedì e martedì, con attacchi missilistici e droni che hanno preso di mira diverse città, tra cui Kiev e Odessa. Il bilancio provvisorio è di almeno tre morti e tredici feriti. Tra gli obiettivi anche un ospedale neonatale nella città portuale, oltre a infrastrutture civili danneggiate in più aree. Il presidente ucraino ha denunciato l’intensificarsi dei bombardamenti come “uno dei più grandi attacchi contro Kiev” dall’inizio dell’invasione, e ha rivolto un appello diretto agli Stati Uniti e ai partner europei affinché adottino “azioni concrete” contro la Russia.

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La risposta di Bruxelles è arrivata a stretto giro. La Commissione europea ha annunciato il contenuto del 18° pacchetto di sanzioni contro Mosca, attualmente all’esame degli Stati membri. Tra le misure proposte, spiccano lo stop a ogni transazione legata ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 e un abbassamento del price cap sul petrolio russo da 60 a 45 dollari al barile – un valore inferiore a quello di mercato, pensato per ridurre le entrate del Cremlino e ostacolare il finanziamento della guerra.

“La Russia non cerca la pace, ma vuole imporsi con la forza”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presentando le nuove misure. Il tetto al prezzo del petrolio, ha spiegato, necessita di essere rivisto poiché “il prezzo del greggio è sceso e l’efficacia dell’attuale livello è messa in discussione”. Secondo Bruxelles, le esportazioni di petrolio costituiscono ancora un terzo delle entrate pubbliche russe.

In questo contesto, la Commissione intende anche ampliare la cosiddetta “lista nera” della flotta ombra – le navi utilizzate per eludere le sanzioni – includendo altri 77 cargo. L’obiettivo, ha sottolineato von der Leyen, è arrivare a un’intesa con gli altri Paesi del G7 durante il summit in programma in Canada dal 15 al 17 giugno: “Abbiamo iniziato questa iniziativa come G7 e voglio che continui come tale. Siamo molto allineati con gli Stati Uniti nel fare pressione sulla Russia affinché si apra a negoziati credibili per una pace giusta e duratura”.

Particolarmente significative le misure sul fronte bancario. La Commissione propone infatti di estendere il divieto totale di transazione ad altre 22 banche russe, andando oltre il semplice blocco dell’accesso al sistema Swift. “L’obiettivo è indebolire ulteriormente la capacità del sistema finanziario russo di sostenere lo sforzo bellico”, si legge in una nota ufficiale.

Anche i gasdotti Nord Stream – oggi non operativi – finiscono nel mirino: Bruxelles vuole impedire che possano essere riattivati in futuro, vietando ogni tipo di transazione da parte di soggetti europei con i consorzi coinvolti. “Non si tornerà al passato”, ha rimarcato la Commissione. In serata è intervenuto anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha condannato con durezza l’operazione militare russa. “Questi attacchi sono terrorismo contro la popolazione civile, non una risposta proporzionata agli attacchi mirati dell’Ucraina contro aeroporti militari russi”, ha dichiarato. Secondo Merz, “la Russia voleva davvero causare un bagno di sangue”.

Franco Lodige, 11 giugno 2025

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