
All’Eliseo si è svolto oggi il vertice della “Coalizione dei Volenterosi”, un’alleanza di circa 30 paesi a sostegno dell’Ucraina. Il summit è stato presieduto dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, collegato da remoto. Tra i partecipanti di alto profilo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky era presente fisicamente, mentre il presidente statunitense Donald Trump è intervenuto telefonicamente. Altri leader europei, come il primo ministro italiano Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno seguito l’evento in videoconferenza.
Obiettivo del summit: stabilire garanzie di sicurezza
Durante l’incontro, i partecipanti hanno discusso le garanzie di sicurezza a lungo termine per l’Ucraina. Zelensky ha enfatizzato l’importanza di un sostegno tangibile alle Forze Armate del suo paese, affermando: «La principale garanzia di sicurezza è un esercito ucraino forte». I leader hanno analizzato le disponibilità delle nazioni coinvolte a contribuire in settori chiave come terra, mare, aria e cyberspazio. Macron ha definito il focus del summit come «definire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina», segnalando anche l’approvazione unanime di mantenere le sanzioni contro la Russia.
Annunci e interventi dei leader
Macron ha comunicato che la Francia fornirà ulteriori aiuti militari per un valore di 2 miliardi di euro e ha proposto la creazione di una “forza di rassicurazione” europea per garantire la stabilità in eventuali tempi di pace. Tuttavia, questa forza non sostituirà le truppe ucraine né sarà impegnata direttamente sulla linea di contatto. Il premier britannico Starmer ha inviato un messaggio chiaro durante il suo intervento: «Non ci si può fidare di Putin». Ha inoltre sottolineato l’importanza di premere ulteriormente sul Cremlino per porre fine al conflitto. Anche il primo ministro estone, Kristen Michal, ha ribadito che la Russia non ha diritto di decidere il futuro dell’Ucraina né dell’Europa.
Dibattito sulle armi e il ruolo delle sanzioni
Un tema centrale è stato il possibile invio di missili a lungo raggio all’Ucraina. Il governo britannico e altri paesi hanno espresso il loro sostegno su questo piano, proponendo di rafforzare l’arsenale di Kiev per prevenire ulteriori attacchi russi. Macron ha dichiarato che «revocare le sanzioni ora non avrebbe senso» e ha riaffermato l’unità dei paesi della coalizione su una politica rigorosa contro Mosca. Tuttavia, la portavoce russa Maria Zakharova ha definito le richieste ucraine come «garanzie di pericolo per l’Europa», opponendosi fermamente alle misure discusse nel vertice.
Il dibattito sulle truppe
A dire il vero, alla fine, sembra che l’incontro non abbia raggiunto lo scopo immaginato da Emmanuel. Macron assicura che i 26 Paesi presenti si sono “impegnati ad inviare truppe in Ucraina come forze di rassicuraazione fin dal giorno seguente alla firma di una pace”. Per il presidente francese, lo scopo di questo contingente “non è di fare una guerra ma di garantire la pace e un cessate il fuoco, ovvero di prevenire un nuovo attacco”. Non tutti, però, sono dell’avviso. La Germania ha fatto sapere che “darà il proprio contributo” per garantire la sicurezza di Kiev ma “deciderà in merito a un intervento militare a tempo debito, una volta chiarite le condizioni quadro“, soprattutto una volta che sarà chiara “la natura e la portata dell’impegno degli Stati Uniti”.
Secco no, invece, da parte dell’Italia. Giorgia Meloni nel corso della riunione “ha nuovamente illustrato la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all’articolo 5 del Trattato di Washington, quale elemento qualificante della componente politica delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. In una nota, Palazzo Chigi ha fatto sapere che la premier ha ribadito “l’indisponibilità dell’Italia a inviare soldati in Ucraina” mentre “ha confermato l’apertura a supportare un eventuale cessate il fuoco con iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini”.
Stesso discorso per Donald Tusk, premier polacco. “La Polonia, come abbiamo ripetutamente sottolineato, non prevede di inviare truppe in Ucraina, nemmeno dopo la fine della guerra – ha detto – Siamo responsabili della logistica”.
Macron, comunque, vede il bicchiere mezzo pieno: tutti i 26 paesi, fa notare, parteciperanno alle garanzie di sicurezza “con un contributo che va dalla rigenerazione dell’esercito ucraino, al dispiegamento di truppe di terra, mare e cielo, o con la messa a disposizione di basi”. “Ognuno ha le sue modalità di contributo – ha aggiunto – alcuni inviando truppe sul territorio, altre mettendo a disposizione le loro basi Nato, non voglio qui dare dettagli, ma tutti e tre i Paesi sono contributori importanti a queste garanzie di sicurezza”. Anche gli Usa ne faranno parte, anche se per il momento l’Eliseo preferisce tenere i piani “nascosti” al “signor Putin”.
La telefonata con Trump
Durante la telefonata con il leader americano, la Casa Bianca avrebbe chiesto ai paesi europei di smettere di acquistare il petrolio russo che – sostiene The Donald – ha permesso al Cremlino di incassare in un anno 1,1 miliardi di euro.
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