Cronaca

Un altro Nathan

Il caso degli altri due bambini allontanati da casa, in provincia di Arezzo

famiglia nel bosco arezzo
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Si chiama Nathan. Ma stavolta non è il padre. È il figlio. Lui e suo fratello sono stati portati via dai genitori e da casa da assistenti sociali e carabinieri tra urla disperate. Non voglio credere a ciò che si legge sui social, dove si arriva perfino a scrivere di mafia, tratta di minori, irruzione senza nemmeno la firma di un magistrato, rapimento violento. Non voglio essere parte di guerre ideologiche preventive. Voglio attendere e scoprire i fatti realmente accaduti, senza che l‘indignazione accechi.

Voglio però soffermarmi su ciò che conosco, cioè le urla che ho sentito nei video online. Video registrati dalle telecamere installate sulla proprietà. Vi sono online anche i video che il padre ha fatto con il proprio cellulare fino a quando i carabinieri glielo hanno tolto. E mi sono chiesta perché non abbiano permesso che lui filmasse. Sembra che i genitori dei bambini di 4 e 8 anni abbiamo sporto denuncia per “rapimento” e dichiarano che siano passati 50 giorni senza poterli nemmeno vedere.

Da psicologa, dando per scontato ad oggi che sia stato un intervento legittimo e che vi siano attestati motivi validi per portare via due piccoli ai loro genitori, voglio soffermarmi sulla REATTIVITÀ EMOTIVA. Una delle cose più imprevedibili e pericolose nelle nostre vite. Guardando i video io mi chiedo: è possibile che non si sia tenuto conto di come due adulti e due bambini possano reagire a una inattesa e drammatica azione come questa? Il mio primo timore è che ci si possa sentire male, fisicamente, ad esempio un attacco di cuore, terrorizzati. O che si possa divenire violenti, con una reazione aggressiva, inconsapevole, data dalla paura e dall’istinto di proteggere i bambini: una reazione violenta non è giustificabile ma certo non è impossibile. O che si possa instaurare una sindrome post traumatica da stress (PTSD), che anche nei bambini può portare a una grave alterazione dello stato emotivo, e anche della capacità di memoria e di apprendimento.

Alcuni nel dolore riescono ad avere comunque una buona regolazione emotiva, a rimanere “calmi”, per poi cercarsi un avvocato per lottare, ma altri, privi di risorse emotive funzionali, possono invece perfino perdere la voglia di vivere.

Da psicologa io mi chiedo se oltre a magistrati, carabinieri, e assistenti sociali, si attivino professionisti psicologici per valutare quale sia il modo meno traumatico e meno pericoloso, a livello psico-fisico, quando un’azione come questa deve essere compiuta. Mi chiedo se vi sia stata un’attenta valutazione psicologica a tutela di tutti: genitori, figli, e tutti i professionisti coinvolti. Ma a tutela in primis dei minori.

Sembra che i bambini non fossero vaccinati e non andassero a scuola. Ma questa spiegazione letta non mi pare del tutto esaustiva anche poiché varrebbe solo per uno dei due. Difatti solo la scuola elementare è obbligatoria, non certo la scuola dell’infanzia. E per la scuola elementare è possibile scegliere l’opzione homeschooling. La scuola parentale è una realtà molto diffusa nella provincia di Bolzano, da dove viene il padre. Si dice però che i due figli allontanati “non risultavano iscritti a nessuna procedura di istruzione parentale”. Dal punto di vista sanitario sembra che solo uno dei due figli sia stato regolarmente vaccinato, il maggiore. Il padre ha dichiarato di non aver voluto vaccinare il secondogenito poiché il primo ha avuto una “paralisi facciale da vaccino”.

L’uomo ritiene di esser stato preso di mira a causa della sua scelta di “autodeterminarsi”. Secondo l’altro fronte invece i genitori non avevano collaborato e si è così dovuti arrivare a un’azione di allontanamento lacerante. Scopriremo un giorno i fatti, le colpe, che intanto già stanno pagando questi due bambini.

Se Nathan padre era accusato di non avere nemmeno il bagno e che la sua casa non rispettasse a livello igienico e di sicurezza i minimi necessari, Nathan figlio, con suo fratello, vivevano invece fino a ottobre in una casa bellissima e sicura, con tanto di telecamere… E proprio quelle telecamere ci hanno fatto conoscere questa vicenda, e ascoltare urla strazianti di un bambino di 4 anni che non possono e non devono lasciarci indifferenti.

Dott.ssa Paola Dora, 5 dicembre 2025
#paoladorapsicologa

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