in

“Un pene sopra Notre Dame”. La rivelazione su Brigitte Macron

L’ex ministra della Cultura francese: “Mi mostrò un progetto con una specie di pene eretto, circondato alla base da palline d’oro”

brigitte macron notre dame

Dimensioni testo

Che l’acerba professoressa Brigitte fosse più in fregola di Cicciolina a scuola, lo sospettavamo. Che il nipotino – il bertuccino – il maritino, fosse quantomeno distratto, anche questo non ci era sfuggito. A questo punto, però, qualcuno trovi il modo di calmarla, la primadama di Francia. Perché il suo sta diventando un caso umano. Un caso di salute pubblica. Un grosso caso. Immane come la guglia di Notre Dame, la cattedrale mandata a fuoco in circostanze rimaste provvidenzialmente misteriose quattro anni fa.

Dalle memorie fresche di stampa dell’ex ministro della Cultura transalpino, Roselyne Bachelot, trapela tutta l’anima dell’arzilla Brigitta, che pare le abbia mostrato un progetto che prevedeva per il tempio, una volta rifatto, un remake a forma di ceppa (“’o sai che so’ le ceppe? Aah!”). Una guglia la cui forma, rievoca l’ancor esterrefatta Bachelot, ricordava inequivocabilmente un fallo con tanto di testicoli alla base, il tutto ricoperto d’oro. Che forse è il particolare di peggior gusto in tutta la faccenda. Pura opulenza da tarda decadenza greca, se non addirittura da Casamonica.

Ora, già che uno possa immaginare cotanto assurdo, getta una luce sinistra sul personaggio; che quell’uno sia poi la consorte del presidente di Francia, getta un’ombra clamorosamente spessa, e inquietante, sul destino dell’Europa: i cui governanti, la cui élite se preferite, a quanto pare non brilla significativamente più della nostra: trovatene uno, che funzioni in modo degno. La differenza è che altri paesi, la Francia per esempio, conservano sia gente capace di inorridire alla bisogna, sia una burocrazia di potere in grado di convogliare la pazzia (all’ospizio, in questo caso).

Da noi, no. Da noi la burocrazia sulla follia se mai si butta a pesce, la asseconda, ne fa una foresta di allucinazioni. Da noi, una ipotetica presidenta della Repubblica che si fosse messa in testa un’idea meravigliosa e cioè un cazzo gigante a dominare il Battistero, il Cupolone o il Duomo di Milano, sarebbe stata servilmente presa sul serio, considerata, ça va sans dire, progressista e di sinistra, si sarebbe cominciato a discutere sulle palle, in tutti i sensi, ci si sarebbero messi i nientologhi ubiqui, la problematica passata per Ballando con le fave, per cento talk show, sui giornali progressisti, con interventi illuminanti di esperti quali Luxuria, Malgioglio e poi Cirinnà, Boldrini, l’obbligatoria Murgia, con l’appendice Chiara Valerio, quindi l’intellighenzia del Pd si sarebbe spaccata su aspetti decisivi – palle piene o sgonfie? Stenosi o meato urinario? In tiro o moscio? -, con l’immancabile accusa: sono le destre a remare contro. Quanto alle filiali più radicali, avrebbero minacciato scissione preferendo la nouvelle Notre Dame non come un bordellone da zoccolume social-turistico a Dubai quanto come una moschea, meglio ancora un ricovero per clandestini, meglio ancora una rimessa per taxi del mare.

Da parte sua, Bergoglio, come sempre non tenendosi, avrebbe espresso un parere indiretto osservando che “bisogna accogliere più migranti”, dal che qualche vaticanologo avrebbe tratto la sostanziale non contrarietà dell’innovazione purché rivolta a fini sociali. Greta, infine, avrebbe espressamente chiesto un rilevatore di CO2 proprio sulla punta.

I conservatori, tu chiamali, se vuoi, reazionari a questo punto si possono scatenare, avete visto, è la fine del cattolicesimo, è il vulnus all’Europa delle cattedrali, è il fumo di Satana, la secolarizzazione pornografica ed empia, tutta roba su cui si può discutere fino alla fine del mondo, senonché qui sembra più deviazionismo mentale che borghese, nel senso neomarxista: un po’ come quando noi teppistelli ci si divertiva a disegnare l’uccello con le palle sulle panchine dei giardinetti, con la differenza che il tutto avviene in scala e la scala è quella presidenziale, ancorché senile.

Difficile peraltro scomodare il climaterio con i suoi scherzi: forse quello di lui, il marito-nipote, perché l’altro, della prof, è un tram passato da cinquant’anni. Agghiacciante resta la prospettiva di potenti nel mondo il cui cervello funzioni in tal guisa. Preoccupante che il tutto passi nella cavalleria di una risata, oscena, sguaiata, ma innocua: scusate, ma, tanto per cominciare, non fu proprio il nipote all’Eliseo a promettere che Notre Dame sarebbe tornata perfettamente, assolutamente quella di prima in ogni suo particolare? E adesso veniamo a sapere che “l’entourage presidenziale spingeva con molte pressioni” per imporre la demenza di una guglia a cefalo? Ma dove vive questa gente? Ma che se magna la mattina? I funghi, il peyote, l’erba portata dalle Ong? Che esista un processo volto a determinare, possibilmente in fretta, la fine del cristianesimo, come lo vede Christiane Delsol, è innegabile: forse a salvarci, per paradosso, sono proprio le trovate manicomiali di chi si ritiene in grado di determinarlo, come quello di notre dame de la con.

Alla fine, comunque, tutto è bene quel che finisce bene, e mi raccomando non sbagliate la consonante bilabiale occlusiva. Bene, perché noi di questa testata siamo in grado di rivelare un ulteriore, sconcertante ma risolutivo particolare, da nessuno raccolto. Per quanto sensata – o eroica, i tempi sono questi e richiedono l’ardire del banale buon senso – possa essere stata la ministra Rosalyne Bachelot, non avrebbe potuto opporsi se il Padreterno di persona personalmente non avesse risolto la faccenda seminando zizzania all’Eliseo. Da fonti interne, sappiamo infatti che l’affare si è arenato per i forti contrasti tra Brigitte e il suo ex alunno: lei, come noto, avrebbe sognato una colossale nerchia palluta dorata; lui la preferiva di una inequivocabile tinta ambrata, con quel sapor mediorentale. Hanno litigato, ma di brutto, e alla fine nessuno ne ha più parlato. E Notre Dame, con la cristianità che rimane, è salva. Per il momento.

Max Del Papa, 8 gennaio 2023