Così adesso lo sappiamo. Siamo tornati ai tempi di Ramelli. Non che se ne fossero mai andati, perché Sergio Ramelli viene infamato regolarmente ad ogni ricorrenza dopo 50 anni. Ma almeno lo sappiamo. Un poliziotto preso a martellate, volevano spaccargli il cranio, volevano ammazzarlo. Perché, vedete, si possono fare tanti discorsi, ma alla fine la sinistra è questa. La sinistra in purezza è questa. Non significa niente dire “non siamo tutti così”: la sinistra è quella roba lì, è un commando di terroristi di merd* che cerca di uccidere uno sbirro a martellate o sprangate sapendo che quello non reagirà, perché non può, perché se lo fa la sua vita è finita, finita nel calvario degli atti giudiziari per sempre; e sapendo anche che loro, invece, non rischiano niente. Nessun calvario per questi boia di Askatasuna e riconosciuti, notori boia.
Altro che vittime, altro che risorse per la città. Nessuna punizione dalla magistratura, nessuna distanza dai sodali della sinistra giornalistica e politica che se mai li sovvenziona, li mantiene, gli regala le sedi, li considera patrimonio della società. Ed è così dappertutto, a Torino con Askatasuna, a Milano col Leoncavallo, a Roma con lo Spin Lab, a Padova, Venezia, Napoli, ovunque ci sia un centro sociale di terroristi c’è una giunta che li mantiene, li coccola e magari, chissà, sotto sotto, gli affida certi lavori sporchi. La sinistra è questa roba qui. Per cui il partito di Salis, tramite qualche onorevole barricadero, non si indigna di fronte al tentato omicidio dell’agente e gli altri, dal Pd ai 5 Stelle, zitti e buoni, a fischiettare, a maledire il Trump che c’entra come i cavoli a merenda.
Il poliziotto, è stato osservato, poteva e doveva sparare. Quei vigliacchi hanno fiutato il momento critico, le polemiche sull’Ice americana, hanno capito che potevano a maggior ragione infierire. Ed è un pessimo segnale che il poliziotto non si sia difeso, non abbia reagito anche fino alle estreme conseguenze: non solo incoraggia i balordi di tutti gli Askatasuna a riprovarci, a insistere, ma legittima e diremmo corrobora un atteggiamento complice della magistratura che può mascherare la propria connivenza con pretesti di ordine sociale, ovvero finché una divisa sa che poi lo perseguitiamo, non spara e non uccide.
Ma contro chi avrebbe sparato? Feccia assassina, che invece resta impunita. Vero è che a quest’ora avremmo un falso martire in più, una targa di più in Parlamento come per Carlo Giuliani e qualche parente in più in Parlamento.A far che? A sostenere gli aspiranti omicidi. Ma sapete una cosa? Ne sarebbe quasi valsa la pena, pur che quel poliziotto si fosse difeso. Inutile mentire a noi stessi, questa impunità criminale non finirà, più la lasci libera e più cresce. E cresce. E siamo ancora ai tempi di Ramelli, con l’unica differenza del rammarico per non avercela fatta questa volta. Non fate i furbi. Non fate finta di non sentirli i commenti ignobili che svolazzano per i social. Scuse di gomma, analisi di schiuma. Pretesti di vergogna. Di vero c’è solo una cosa: un Paese dove si arriva a tanto, dove le forze dell’ordine si costringono a lasciarsi ammazzare, atterrite all’idea delle conseguenze, mentre partiti e giornali di sinistra esultano e esaltano, un Paese ridotto così non è più in democrazia. È un passo oltre l’anarchia e folle anarchia, violenta anarchia. Fuori controllo.
Questo Paese è fuori controllo. Una cosa ancora, una sola domanda a questo governo di don Abbondio, anzi di Ponzio Pilato: che intendete fare? Ve la cavate per l’ennesima volta con la ferma condanna? Mostrerete impotenza o indifferenza sostanziale? Inviterete a “non cedere all’allarmismo”? Sappiamo benissimo che in questi anni la parola d’ordine per i gendarmi è stata non reagire, non intervenire, sorvegliare, arginare, assorbire, fare da scudo coi corpi. Guai a passare per fascisti! Noi dobbiamo durare! Adesso fanno da argine con il cranio: dunque? Non basta appellarsi alla nazione, al patriottismo retorico, all’indignazione da comunicato ufficiale. Non basta più. Ramelli era un ragazzo dei vostri e per poco, davvero per un niente, oggi qualcuno non lo ha raggiunto.
La scena di quel poliziotto di nemmeno 30 anni letteralmente linciato, che si alza a fatica, che non risponde, è insieme eroica e patetica; comunque inaccettabile in un contesto democratico. Fa paura. Fa angoscia. È indegna di un Paese serio. Ora, passi il silenzio mascalzone della sinistra, che il morto lo cerca, lo aspetta; ma che lo aspetti la destra al comando è sconcertante e peraltro suicida. Calcolassero almeno questo, che per questa strada, le elezioni si perdono. Alibi non ce n’è più, tempo da perdere non ce n’è più. Qui stiamo a discutere se i metal detector non siano inclusivi dopo che un maranza ha sbudellato un compagno egiziano copto; e l’hanno vinta i cialtroni della sinistra che non li vogliono; qui stiamo a discutere di un altro poliziotto che davanti a un diavolo che gli punta contro una pistola “doveva sparare alle gambe”, e la sinistra lo crocifigge; qui stiamo a discutere dell’utilità sociale di gente come gli Askatasuna, con tanto di mamme antifà. Invece vanno spazzati via. Letteralmente. Ovunque. Poi la si intenda come si vuole. Va bene, la magistratura è contraria, va bene, c’è il referendum, va bene tutto quello che si vuole: ma c’è un limite ed è stato clamorosamente non superato, ma travolto. Basta tatticismi. Se le istituzioni si arrendono, si vergognano di ciò che sono, se tollerano quelli che fanno la guerra in casa, che accoppano a martellate oggi i poliziotti e domani i cittadini, i Ramelli, di che stiamo ancora a parlare?
Max Del Papa, 2 febbraio 2026
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