
Le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron pronunciate venerdì a Tirana non sono passate inosservate a Palazzo Chigi. Come ormai noto, il presidente francese ha definito un “errore di interpretazione” la lettura data alle sue precedenti parole sul possibile impiego di forze militari in Ucraina, aggiungendo un monito: “Bisogna essere seri sull’informazione. Guardiamoci dal diffondere notizie false, ce ne sono già a sufficienza da parte russa”. La replica di Giorgia Meloni non si è fatta attendere. Al termine del bilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, svoltosi ieri a Roma, il premier ha sottolineato la necessità di “abbandonare personalismi” in un momento delicato. “Rischiano di minare quell’unità dell’Occidente che è stata e rimane fondamentale per affrontare il conflitto tra Russia e Ucraina” la stoccata al capo dell’Eliseo, che per un po’ di visibilità ha deciso di dichiarare guerra al primo ministro italiano.
Meloni ha ribadito l’importanza, per l’Italia, di mantenere una coesione tra i partner occidentali: “Tenere unito l’Occidente, senza escludere nessuno e lasciando spazio a ogni voce, è stato uno dei cardini della nostra posizione fin dall’inizio della guerra. Mi pare che questo concetto sia sufficientemente chiaro”. Quanto all’ipotesi dell’invio di truppe, la leader del governo ha preso atto del fatto che “non è più un tema all’ordine del giorno”, assicurando la piena disponibilità italiana a “partecipare a ogni formato di dialogo utile al raggiungimento della pace, come è sempre stato”.
Sul fronte diplomatico, Meloni ha espresso un cauto ottimismo circa i recenti colloqui svoltisi a Istanbul, auspicando che “possano rappresentare un primo, seppur timido, passo verso una pace giusta e duratura, che tenga conto delle garanzie di sicurezza necessarie per l’Ucraina”. Il clima con Berlino appare invece disteso. L’incontro con Merz, accolto nel tardo pomeriggio a Palazzo Chigi e poi ospitato a cena insieme alle rispettive delegazioni, è stato descritto dalla presidente del Consiglio come “molto aperto, cordiale, ma soprattutto operativo e concreto”. Un’occasione, ha osservato Meloni, per smentire la presunta freddezza del nuovo esecutivo tedesco nei confronti di Roma. “Le relazioni tra Italia e Germania sono solide e profonde. Siamo nazioni amiche, alleate, e principali economie manifatturiere d’Europa. I nostri sistemi produttivi sono fortemente interconnessi”, ha sottolineato. Il prossimo vertice intergovernativo tra i due Paesi è atteso per l’inizio del 2026. Parole concilianti anche da parte del cancelliere Merz, che ha definito l’Italia “un partner strategico irrinunciabile, sia in politica europea che nella dimensione internazionale”. Con buona pace della pseudo-inchiesta della Welt e delle speranze della sinistra nostrana.
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Ma torniamo a Macron, leader senza più consensi e alla disperata ricerca di un ruolo da protagonista. Prima dell’intervento della Meloni, era stato il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari a stroncare senza mezzi termini le esternazioni del presidente francese. “Macron dice che non vuole più inviare truppe europee in Ucraina? Bene il suo ripensamento, non è mai sembrata una grande idea” la stilettata dell’esponente di FdI. “La proposta francese di invio di truppe, ribadita da Macron pochi giorni fa, è poco utile e molto rischiosa” ha poi sottolineato il sottosegretario, ribadendo che “la proposta italiana è di applicare, a guerra finita, garanzie all’Ucraina sul modello dell’articolo 5 della Nato, pur senza l’ingresso di Kiev nel Patto Atlantico. Quindi sostegno reciproco tra Ucraina e una serie di Stati occidentali in caso di aggressione. Un vantaggio pure per noi”.
Quello che sottolinea agli altri che “bisogna essere seri sull’informazione” sarà finalmente serio? Sì, perchè Macron ormai piace solo a Matteo Renzi e a qualche altro politico con percentuali piuttosto risicate. Sicuramente i francesi non vedono l’ora di dargli il benservito. A livello nazionale il suo fallimento è visibile a occhio nudo, ma è a livello internazionale che il titolare dell’Eliseo ha racimolato solo schiaffoni. La ricerca di un ruolo da protagonista in relazione alla crisi in Ucraina è patetica. Ricordate i dialoghi con Putin prima del 24 febbraio 2022? Buchi nell’acqua clamorosi spacciati, semplicemente. E per provare a contare qualcosa ha ciclicamente sparato fesserie: dalle truppe francesi in Ucraina all’atomica, l’elenco è folto. Insomma, Macron è disperato e questo lo hanno capito quasi tutti. Forse è ora di non dargli più spago…
Franco Lodige, 18 maggio 2025
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