Viktor Orban ammette la scofitta. Magyar è il nuovo premier

Il leader magiaro dopo 20 anni al potere perde le elezioni in Ungheria. Affluenza record oltre il 77%

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Peter Magyar

Il 12 aprile 2026 si sono svolte in Ungheria le attese elezioni parlamentari che hanno segnato la fine dell’era di Viktor Orban, al potere da vent’anni. La partecipazione degli elettori è stata straordinaria. A sfidare il primo ministro uscente Orban è Peter Magyar, leader del partito Tisza e principale figura dell’opposizione. Il sistema elettorale ungherese, che prevede una combinazione di seggi uninominali e proporzionali, assegna 199 posti in Parlamento, con una soglia di sbarramento del 5% per l’accesso.

Le prime proiezioni dicono che con poco più del 50% dei voti scrutinati, Fidesz (il partito di Orban) otterrebbe il 37%. Il partito dello sfidante, Tisza, il 53%. Inoltre a livello di seggi ottenuti, l’opposizione sarebbe più avanti (questo perché parte dei seggi è assegnata con collegi uninominali): il Tisza di Magyar avrebbe 138 seggi, mentre Fidesz di Orban ne otterrebbe 54. Otto seggi andrebbero invece all’ultradestra di Mi Hazank. Ma sono dati parziali. In questo modo il nuovo premier avrebbe la cosiddetta “supermaggioranza”.

Se vuoi vedere in tempo reale lo spoglio, clicca qui per andare sul sito dell’Ufficio elettorale nazionale.

Adesso è solo questione di seggio in più, seggio in meno. Il risultato è dunque chiaro, tanto che lo stesso Orban ha già ammesso pubblicamente la sconfitta: “I risultati sono chiari, è doloroso per noi”, ha detto il premier uscente ungherese che ha poi confermato di essersi congratulato per la vittoria con il partito di Peter Magyar.

Immediata l’esultanza di Ilaria Salis, che accusava l’Ungheria di essere un regime. “Non una vittoria della sinistra, ma almeno una pesantissima sconfitta della destra estrema globale e – speriamo – la fine del regime”.

Struttura del Parlamento e distribuzione dei seggi

L’assemblea legislativa ungherese conta complessivamente 199 parlamentari ed è eletta attraverso un sistema elettorale ibrido, che combina maggioritario e proporzionale.

La parte più consistente, pari a 106 seggi, è attribuita nei collegi uninominali: qui vale la regola del “first past the post”, per cui ottiene il seggio il candidato che raccoglie anche un solo voto in più degli avversari.

I restanti 93 seggi vengono invece assegnati su base nazionale, con un criterio proporzionale calcolato tramite il metodo D’Hondt. Possono accedervi solo le forze politiche che superano la soglia di sbarramento del 5%.

Un elemento distintivo del sistema ungherese è il cosiddetto meccanismo di compensazione: nel calcolo dei seggi proporzionali confluiscono non solo i voti espressi per le liste, ma anche quelli non utilizzati nei collegi. Si tratta sia dei voti ottenuti dai candidati sconfitti, sia di quelli raccolti dai vincitori oltre il margine necessario per prevalere sul secondo classificato.

Il peso del voto degli ungheresi all’estero

Il contributo elettorale dei cittadini residenti fuori dai confini nazionali può rivelarsi decisivo per l’equilibrio finale.

Da un lato, circa mezzo milione di elettori senza residenza in Ungheria si è registrato per il voto per corrispondenza, segnando un livello di partecipazione mai raggiunto prima. In passato, questo bacino elettorale ha sostenuto in larga maggioranza il partito guidato da Viktor Orbán, il Fidesz, con un impatto potenziale stimato fino a due seggi.

Dall’altro lato, più di 90 mila cittadini che vivono all’estero ma risultano ancora residenti in patria voteranno presso ambasciate e consolati. In questo caso, le loro preferenze incidono sia sui risultati nei collegi uninominali sia sulla distribuzione proporzionale nazionale.

Partecipazione senza precedenti

L’affluenza ha continuato a crescere nelle ore successive. Alle 17:00 si è registrato un impressionante 74% di partecipazione, superando già il massimo raggiunto nelle elezioni del 2022, dove il totale complessivo fu del 69,59%. In serata, poco prima della chiusura dei seggi alle 19:00, il dato ha toccato il 77,8%, confermando un grande interesse per queste elezioni. Lunghe code sono state segnalate soprattutto a Budapest, da sempre considerata una roccaforte favorevole all’opposizione. Nella capitale, l’alta affluenza potrebbe rappresentare un vantaggio per Magyar, i cui consensi appaiono più forti nei centri urbani rispetto alle aree rurali.

Le dichiarazioni di Viktor Orban

Viktor Orban, leader del partito sovranista Fidesz, si è recato al voto nella mattina del 12 aprile, subito dopo l’apertura dei seggi. Dopo aver votato, ha dichiarato: “Sono qui per vincere,” invitando gli ungheresi a supportare il suo partito. Più tardi, in un post sui social ha scritto: “Solo Fidesz! Avanti, verso la vittoria!”, sottolineando l’importanza di proteggere la sicurezza del Paese. Orban ha inoltre ribadito la sua opposizione a Bruxelles, difendendo la sovranità dell’Ungheria e lamentando la pressione dell’Unione Europea sul governo ungherese.

Peter Magyar e la spinta della sua campagna

Peter Magyar, ex alleato di Orban e ora il principale avversario, ha votato anch’egli a Budapest, esprimendo fiducia nella possibilità di cambiamento. “Stiamo scegliendo tra Est e Ovest, tra propaganda e un onesto dibattito pubblico,” ha dichiarato. Leader del partito filoeuropeista Tisza, Magyar ha costruito la sua campagna su temi quali la lotta alla corruzione e il rafforzamento dei rapporti con l’Unione Europea e la NATO. Tra le sue promesse principali, quella di scongelare i fondi europei, bloccati a causa dei contrasti tra Orban e la Commissione europea.

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