Università digitali al centro della formazione del futuro

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università digitale

Il sistema universitario italiano corre, ma non abbastanza. Le richieste delle imprese cambiano, la formazione tradizionale arranca e il divario cresce. Lo conferma la Corte dei Conti nel suo Referto sul Sistema Universitario 2025. In questo scenario le università digitali – come quelle del gruppo Multiversity (Pegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma) – diventano molto più che un’alternativa: sono una leva strutturale per rendere la formazione più accessibile, moderna e allineata alle nuove competenze.

Una domanda formativa in espansione
La crescita è sotto gli occhi di tutti. Nell’anno accademico 2023/2024 gli iscritti agli atenei digitali sfiorano quota 266mila, più del doppio rispetto al 2017. E tra il 2019 e il 2023 i laureati sono triplicati, arrivando a 61.710. Per la Corte dei Conti questi numeri descrivono una domanda formativa in profonda trasformazione, fatta di maggiore digitalizzazione, percorsi flessibili e necessità di conciliare studio, lavoro e vita quotidiana.

Una porta aperta sul diritto allo studio
Non siamo più di fronte a una soluzione di nicchia o a un esperimento temporaneo: proprio come lo smart working, anche la formazione digitale è diventata un elemento stabile della società contemporanea. Le undici università telematiche oggi attive in Italia garantiscono un accesso alla conoscenza che supera limiti geografici, anagrafici e professionali.

Un dato della Corte dei Conti è particolarmente significativo: solo il 21% degli iscritti al primo anno nelle telematiche è alla sua prima esperienza universitaria, mentre negli atenei statali questa quota sale al 60%. Ciò significa che il modello digitale intercetta soprattutto persone che altrimenti resterebbero escluse dai percorsi classici: lavoratori con orari rigidi, adulti che riprendono gli studi, residenti in aree periferiche, studenti che necessitano di reale flessibilità.

Un ventaglio di corsi sempre più variegato
C’è poi il tema delle competenze, oggi più centrale che mai. Upskilling e reskilling non sono più parole di moda, ma strumenti indispensabili per rimanere competitivi o rilanciare la propria carriera. L’offerta delle telematiche segue questa esigenza: già nel 2022/2023 erano attivi 166 corsi, il 137% in più rispetto al 2011/2012, con una presenza significativa nelle aree di giurisprudenza, economia, scienze sociali e educazione.

La crescita dell’offerta formativa è accompagnata da verifiche continue che ne garantiscono la qualità. Le università digitali, infatti, operano all’interno di regole precise: per ottenere l’accreditamento, gli atenei devono garantire almeno il 20% delle lezioni in modalità sincrona, prevedere esami in presenza e sottoporsi alle verifiche onsite dell’Anvur. Secondo la Corte dei Conti, proprio la combinazione tra flessibilità organizzativa e standard accademici rigorosi è uno degli elementi che rendono solido e affidabile questo modello.

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