Uno accoltella, ma è colpa degli altri

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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prof accoltellato Bergamo

Qui al bar, nella nostra semplicità e nella semplicità dei metodi educativi spicci ma efficaci che abbiamo sperimentato nella vita, rimaniamo un po’ perplessi dinanzi al profluvio di analisi sociologiche sui mali dei giovani. Un tredicenne scrive sul diario che vuole ammazzare la prof perché non comprende i suoi problemi di apprendimento e lo umilia, e precisa che lo farà perché tanto non è imputabile. A noi sembra che abbia appreso benissimo, ancorché nella direzione sbagliata.

Dopodiché, la accoltella e per poco non riesce davvero a mandarla al creatore. E cosa dicono gli esperti? Che bisogna “ascoltare”. Che la repressione – ovviamente, l’unica risorsa che viene accusato di mettere in campo il governo della destra fascistoide – non basta. Che ci vuole l’educazione. Nobilissimo. Noi siamo limitati, loro guardano oltre. Noi trattiamo i sintomi, loro curano la malattia. Anzi, con loro la malattia scompare: diventa una “divergenza”. Come la neurodivergenza che era stata diagnosticata – lo ha scritto, appunto, lui nel diario – al ragazzino di Bergamo, affetto da Adhd, un disturbo dell’apprendimento che a quanto pare ultimamente prolifera.

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E noi, che facciamo i caffè e non i dottori, ci domandiamo se questa sovrabbondanza di cartelle cliniche derivi da una più raffinata consapevolezza scientifica, oppure sia la razionalizzazione medica di un vecchio tarlo ideologico: abolire la normalità, deresponsabilizzare la persona, convincerla che non ha nulla su cui lavorare per migliorarsi e che, semmai, sono gli altri a dover capire. È la trasformazione dell’agente in paziente.

E se le premesse sono queste, volete che un preadolescente che non si sente capito non si incazzi? Magari non sempre prenderà lame ed esplosivi. Ma sarà probabilmente spinto a tornare al vecchio adagio: io sono buono, la società è cattiva. La colpa è sempre degli altri. Sì, reprimere non basta. Ma coccolare sempre e comunque è il modo migliore per crescere persone i cui problemi si moltiplicano, anziché ridursi. Non saremo così volgari da riproporre gli antichi ceffoni e gli zoccoli delle mamme scagliati tipo giavellotti. Ma nemmeno ci possono rifilarci a scuola la decostruzione del maschio.

Il Barista, 27 marzo 2026

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