“Uomo di M”. Scurati querela, i giudici lo coccolano. Ma la libertà di stampa?

Alessandro Sallusti condannato a risarcire l'autore per un titolo tutt'altro che offensivo. Ma se Saviano dà della "bastarda" a Meloni e questo lo querela, tutti a difenderlo

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È la destra di M che fomenta, che dice le parolacce, la sinistra al massimo gli avrà dato qualche coltellata. Alessandro Sallusti all’epoca direttore di Libero perde la causa con lo scrittore maiuscolo, S, il suo nome è Scurati, definito in un titolo “uomo di M”: facile gioco di parole, magari pesantuccio, siccome quello si ostina a campare sulla saga di M come Mussolini, la sua ossessione mercadora, ma insomma l’avesse fatto il Manifesto un titolo così tutti anche i giudici a sdilinquirsi.

Perché i titoli, pure quelli, vanno contestualizzati, tipo quell’altro giornale – la colpa del Manifesto è di avere generato epigoni, titolatori di mestiere che si sentono geni – che ieri sparava “Zelensky provocatore NATO”, ah! ah! Ah! E va beh: Sallusti condannato a risarcire con 35mila euro più spese l’onor perduto di S. Che poi, questa mania del cazzo di indicare la gente con le iniziali, inaugurata dal solito Travaglio per B come Berlusconi, al sommo del disprezzo… Ma era un altro momento, oggi dagli eredi B si può andare in tivù, a ingaggio. B, S, e se un maturo autore che fa la saga di M si offende a sentirsi definire uomo di M, con tutto il sarcasmo che vuoi, beh, allora vuol dire che così tanto maturo non è, che forse ha problemi di ego, cioè di sussi/ego, cioè è un insicuro. E fattela, ‘na risata! Ma sapete come sono a sinistra, mai buttar via niente se si tratta di razzolar quattrini.

Ma proviamoci noi, adesso, calandoci per un attimo nei panni degli S, degli M come Manifesto e degli altri epigoni: Giorgia di M, Giorgia di F (serve suggerire?), Giorgia di B. Che non è B come Berlusconi e neanche come Bisrtò, ma direttamente Bastarda come la definiva il competitor di S, l’altro S, o’ pelatone: bastarda, genocida, stragista, ammazzi i bambini, li affoghi, poi se vengono querelati loro, ma forse c’è una lieve differenza, frignano ad usum telecamere. Eddai. Andrebbe ricordato che per lo S, la G era “erede di M”, e in quanto tale “pericolosa per l’Italia, per l’Europa, per l’umanità intera”: detta così, più che ad M la paragonava a H; non a S(talin), o all’altro M(ao), proprio all’imbianchino austriaco. Ma sulla G sì, si può, anzi è doveroso, è legittimo esercizio di democrazia come appenderla a rovescio, darle fuoco (al cartonato, ma non poniamo limiti), farci la bambolina voodoo e via discorrendo. Tutta roba che ai giudici “ci” piace, si divertono, invece se chiami uomo di M quello che ha fatto la saga di M, no, non si può, è vulnus. Attentato alla C come cultura. Alla D come democrazia.

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Ma chiedere soldacci a uno per un titolo sarcastico, al di là della spocchia sull’infantile, non sostanzia una censura, vittimistica ma tracotante? Dove è finito il frii spicch, tipo frii palestai? Cioè, fatemi capire: uomo di M non si può, ma “sborrare” vedendo Kirk al quale scoppia la gola, o la rifugiata ucraina macellata sulla metro da una risorsa afro, o la settantenne milanese centrata alla carambola di una auto impazzita guidata da 4 mini rom (“solo perché hanno travolto una donna”, ha scritto Repubblica), o quell’altro di 8 anni, colpevole di festeggiare il compleanno, povera stella, in un parchetto di Roma, massacrato da tre coetanei, sempre rom, che gli hanno aperto la faccia con un tondino “e non abbiamo mai visto tanta ferocia in dei bambini”, tutta ‘sta roba va bene? Si può esaltare, ci si può ridere e “sborrare”?

Fate una prova come l’ho fatta io. Se avete qualche conoscente giudice, come ce l’ho io, chiedetegli tanto per test se vi conviene denunciare chi vi ha detto (mettiamo) che: sei una merda, i vaccini non ti hanno fatto niente ma speriamo ti spaccino visto che li hai fatti, forza cancro, che ti venga un altro cancro cuoco di Porro, sei un fallito che non può tornare a Milano, peccato tua madre sia già morta, pezzo di merda (non di M, proprio per esteso) sappiamo dove vivi, bastardo (eddai) il cancro non ha ancora fatto il tuo dovere, ti aspetta il loculo, e via discorrendo, e chiedete alla toga se è il caso di procedere: io ho ricevuto un risolino divertito e “ma no, ma che vai a perdere tempo, tanto nessuno ti darebbe retta, i social sono così, e poi un po’ te le cerchi”. Un po’. Niente, mi conviene rinnegare me stesso, il cuoco, Porro e riciclarmi in frii palestai, frii palestai: prendere a sberle il prof che fa lezione, cagargli sulla cattedra, salpare con Greta previo bacio accademico della futura avvocata Albanese, e poi denunciare chiunque mi definisca uomo di S, inteso come Sinwar: allora sì che facciamo i bei soldi!

A Sallusti non cambierà molto dopo aver versato i 40mila a S, però è il principio che non funziona, perché è un principio quello sì fascista: l’offesa, l’onta, funziona in un solo senso di marcia, da destra a sinistra, al contrario è legittima espressione e, di più, resistenza, intifada, difesa della democrazia. Giorni fa un professore di Palermo ha scritto che bisognava fare l’Olocausto partendo dai social, via, cancellare, eliminare tutti gli amici ebrei “anche quelli buoni”. Salvo correggere che di ebrei buoni non ce n’erano se non seppelliti. “I fatti dimostrano che non ci sono israeliani buoni. La società israeliana è moralmente fradicia fin dentro le budella”, eccetera. Quell’altra toscana united color che vuole disarticolare, smantellare la bianchezza, che altro predica se non il genocidio? E potremmo farci non un articolo ma l’Eneide. Ma questi non li denuncia nessuno, saggiamente perché sarebbe patetico, e comunque non c’è toga che si turbi. Invece il giochino di parole su S uomo di M no, titolare ti costa. Perché l’ha fatto la testata L, l’avesse fatto M, o l’U, o il D, sai le risate. Dimenticavo: G donna P, donna di M, B, H, le iniziali completatele voi, tanto va bene tutto pur che sanguinario.

Max Del Papa, 17 settembre 2025

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