Politica

Ursula ammette: “Abbiamo fatto un favore ai cinesi”

Ursula Von Der Leyen e Xi Jinping Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Basta fare una passeggiata in una grande città italiana per avere contezza di come l’industria automobilistica cinese stia inesorabilmente conquistando le nostre strade. Una enorme quantità dei veicoli elettrici proviene infatti da Pechino, a danno chiaramente di quello che fino a qualche anno fa era un florido comparto europeo e italiano. Il problema è che ad affossare le aziende autoctone non è stata una sana competizione capitalista (eventualità assai difficile, visto l’enorme vantaggio competitivo che le nostre macchine avevano nei confronti dei rivali nel mondo) ma noi stessi, attraverso un harakiri politico ed economico nel nome dell’ideologia “green”. E così, come è noto, nel tentativo dogmatico di ridurre le emissioni di CO2, la commissione europea ha minacciato e inflitto sanzioni a tutto il comparto, cavalcando la narrazione cretina e gretina dell’elettrico.

I risultati sono ben noti e sono facilmente riassumibili in questo effetto domino: imposizione dell’elettrico ad un’industria non tecnologicamente pronta -> costi dell’elettrico per le imprese europee a dir poco stellari -> prezzi troppo alti per gli acquirenti -> gli acquirenti guardano ai modelli cinesi, molto più economici -> cala la domanda di veicoli europei -> le imprese nostrane sottoutilizzano gli impianti produttivi -> per sopravvivere effettuano tagli al personale -> recessione del settore.

Fino a non molto tempo fa, chi diceva che con queste politiche scellerate avremmo fatto un assist alla Cina veniva additato come un negazionista climatico, bollato come un ignorante. Eh già, perché nel favoloso mondo di Ursula non ci si può permettere di parlare anche di economia: il green è un obiettivo che va perseguito con ogni mezzo, sia che si parli di auto elettriche mettendo in ginocchio un settore pilastro della nostra economia, sia che si parli dell’installazione di cappotti termici nelle abitazioni chiaramente a carico dei proprietari. L’ecologia in Europa è stata religione, ma forse oggi anche i più strenui difensori della linea dura per “salvare il pianeta” stanno facendo marcia indietro.

Persino Ursula Von Der Leyen, che oggi ha ammesso: “Le nostre politiche hanno contribuito all’emergere della Cina nel settore delle tecnologie verdi“ Beh, non c’è che dire: i nostri burocrati sono dei filantropi, dei mecenati internazionali. Ma agli interessi economici dell’Europa chi ci pensa? Come si è potuto pensare di ignorare in nome dell’agenda climatica le istanze di un settore mastodontico e di centinaia di migliaia di posti di lavoro? Come si è potuto essere così lavativi verso i propri cittadini?
Von der Leyen poi ha continuato, con un’altra importante ammissione: “Serve una reazione per evitare di cadere in nuove dipendenze, come la nostra dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche”. Ma davvero? E in questa condizione grazie a chi siamo finiti? Incredibile come la Presidente della Commissione europea parli dei danni che lei ha commesso come se derivassero dalla negligenza di altri.

Eppure oggi persino lei ha dovuto fare marcia indietro, annunciando una revisione del regolamento sugli standard della CO2 e un’apertura ai carburanti sintentici e ai biocarburanti. Insomma, forse anche le alte sfere hanno compreso (seppur con netto ritardo) che la transizione elettrica immediata è dispendiosa, avvantaggia i competitor internazionali e a dirla tutta presenta anche molti punti oscuri sul reale impatto ambientale. Ma il danno ormai è fatto, il settore è gravemente compromesso, è forse troppo tardi per tornare a riassorbire il gap con chi ormai ha invaso le nostre strade con le proprie vetture e le nostre tv con le sue pubblicità, a vantaggio della propria economia e a danno della nostra. Certamente la redenzione di Ursula potrebbe essere il primo passo positivo.

Alessandro Bonelli, 21 ottobre 2025

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