La Ripartenza

Usa e Cina non hanno ancora vinto: l’Italia si gioca la partita dell’AI

L'undicesima edizione dell'evento ideato da Nicola Porro: a Maratea dal 17 al 19 luglio 2026

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Si intitola “AI umana” la terza tavola rotonda della nuova edizione de La Ripartenza, l’evento ideato da Nicola Porro. Protagonisti di questo confronto Simona Paravani (Managing Director, BlackRock and Distinguished Affiliate Professor, University of Cambridge), Uljan Sharka (CEO e Founder di Domyn), Marco Pistoia (CEO IonQ Italia) e Paolo Barletta (CEO Arsenale Group).

Simona Paravani ha paragonato l’adozione dell’intelligenza artificiale a una maratona con moltissimi partecipanti, ma ancora nelle sue fasi iniziali. I dati mostrano infatti che gran parte degli attori economici ha già cominciato a confrontarsi con questa tecnologia, anche se nella maggioranza dei casi si tratta ancora di semplici sperimentazioni. La corsa, dunque, è partita, ma procede più lentamente del previsto per una serie di ostacoli.

Il primo riguarda la carenza di competenze adeguate, mentre il secondo è legato alla disponibilità dei dati, considerati la risorsa essenziale per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Una parte delle informazioni è ancora conservata su supporti cartacei e non è stata digitalizzata; altri dati, invece, sono talmente specialistici da non poter essere impiegati all’interno di modelli addestrati attraverso contenuti di carattere generale.

A questo si aggiunge la diversa diffusione delle tracce digitali nei processi economici. Un acquisto effettuato su Amazon, per esempio, produce una serie precisa di informazioni digitali, mentre la stessa operazione compiuta in contanti presso un mercato locale lascia come unica testimonianza lo scontrino. Dal punto di vista macroeconomico, Paravani ha inoltre evidenziato che la competizione sull’intelligenza artificiale non può essere considerata una sfida già riservata esclusivamente a Stati Uniti e Cina. La partita resta aperta e l’Europa, così come l’Italia, dispone ancora di importanti opportunità.

“Io credo che il mercato dell’AI stia vivendo una specie di sbornia, in cui all’inizio c’è stata una fase felice ma ora stanno iniziando i mal di testa”, è la considerazione di Uljan Sharka: “E questo perché abbiamo sovrastimato il potenziale di una tecnologia che ha un effetto sociale ancor prima che tecnologico, dal momento che riesce a scatenare nella nostra immaginazione qualsiasi tipo di soluzione a ogni tipo di problema. La questione di fondo sta nel comprendere chi applica questa soluzione a quale problema, e su questo aspetto si sta giocando una partita geopolitica, dove l’Italia non partecipa da follower ma come leader”.

Secondo l’esperto, l’UE ha fatto bene a partire dalla regolamentazione: “Come è possibile regolamentare? Bisogna partire da principi molto sani, avendo una strategia, una visione. Mettere al centro la persona o la tecnologia sono due scuole di pensiero diverse. Credo che prima di tutto dobbiamo farci un esame di coscienza e comprendere lo stato dell’arte della tecnologia, che ha un potenziale illimitato ma una linea del tempo di sviluppo molto più lunga”.

Sharka non ha dubbi, l’accelerazione del processo scientifico è la “vera rivoluzione dell’AI”: “Oggi possiamo utilizzare la tecnologia per accelerare la ricerca stessa. La ricerca non è solo quella in ambito medico o farmaceutico. Pensiamo, ad esempio, ai grandi temi sociali, allo sviluppo energetico o a qualsiasi altro tema chiave a livello globale. Chiunque ormai nella propria dimensione può simulare con l’AI la ricerca su larga scala: un singolo individuo può fare cent’anni di ricerca in un’ora.”

RIVEDI QUI SOTTO IL PANEL SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Marco Pistoia interpreta un ruolo da protagonista in relazione al dossier AI e ha le idee chiare: “Io voglio portare il quantum computer in Italia e questo è il motivo per cui mi sono trasferito in Italia dopo 28 anni negli USA. Voglio fare sì che l’Italia non rimanga indietro in questa tecnologia: deve essere il leader europeo. Noi faremo ricerca con tutte le aziende, le università e gli enti governativi che vogliono fare algoritmi quantistici”. Il suo messaggio è forte e chiaro: “Al mio ritorno sono rimasto impressionato in maniera positiva. L’Italia non è più il macello che c’era prima (ride, ndr). Non ho dovuto affrontare problemi burocratici. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato strutturato per aiutare le imprese. IonQ è una via di mezzo, stiamo ricevendo il supporto del governo con gli incentivi. L’Italia, col sottosegretario Butti, ha creato la strategia del quantum. Ho trovato un Paese più avanzato. È un peccato vedere gli italiani andare all’estero. Io ho ricevuto tantissime email di ricercatori italiani all’estero che vogliono tornare. C’è un desiderio di stare qui: è una nazione bellissima, che è anche avanzatissima dal punto di vista scientifico”.

“Oggi voglio credere che abbiamo la possibilità di restare al passo con Cina e Stati Uniti. C’è però un punto fondamentale: per i prossimi cento anni possiamo essere i custodi della cultura del mondo”, è il punto di vista di Paolo Barletta, che dal suo punto di osservazione offre spunti decisamente interessanti: “Gli ottocento milioni di millennials asiatici che vorranno viaggiare dovranno venire qui, perché solo qui potranno ammirare un patrimonio unico. Se perdiamo questa missione, perderemo una straordinaria opportunità. Le imprese del turismo devono utilizzare gli strumenti dell’intelligenza artificiale per attrarre nuovi visitatori, ma il nostro vantaggio competitivo continuerà a essere rappresentato dalle nostre bellezze culturali, artistiche e paesaggistiche”.

Massimo Balsamo, 18 luglio 2026

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