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“Vaccino J&J dura due mesi”. “No, ha tradotto male”. Zuffa tra virologi

Crisanti e Ricciardi: “Il vaccino J&J dura due mesi”. Ma per Gismondo hanno tradotto male

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Come si dice: fidarsi è bene, ma non fidarsi è sempre meglio. Vale in diversi ambiti della vita, compreso quello sanitario. Soprattutto in questi tempi di coronavirus, dove le case degli italiani sono martellate di vaticini (più o meno azzeccati) di virologi star e scienziati da telecamera. L’ultima incredibile cantonata l’hanno presa due big del piccolo schermo, ovvero Walter Ricciardi (che ha pure l’aggravante di essere consulente di Speranza) e Andrea Crisanti.

Veniamo ai fatti. Qualche giorno fa Ricciardi a L’Aria che tira su La7 si avventura nello spiegare con quali tempistiche i vaccinati col siero Johnson&Johnson devono fare il richiamo: “Sono certo che somministreremo la terza dose di vaccino anti Covid a tutti: dopo sei mesi dalla seconda dose per chi è immunizzato con vaccini mRna; e dopo due mesi per chi è stato protetto con Johnson&Johnson”. E poi aggiunge: “Questa è un’evidenza scientifica degli ultimi giorni: l’immunità conferita da J&J è un po’ più labile”. La notizia si diffonde rapidamente. I giornali ne parlano a gogo. Franco Locatelli, coordinatore del Cts, da Fabio Fazio e Che tempo che fa parla di “un processo di revisione” in atto “in queste ore” e sollecita a fare rapidamente il richiamo del siero J&J. Il problema? Il problema è che in realtà pare si trattati di una bufala. O meglio di un imperdonabile errore. A dirlo è un’altra superstar della virologia, ovvero Maria Rita Gismondo, secondo cui i due colleghi sarebbero caduti in “una bufala inutilmente allarmistica”.

Ma siamo seri? Vabbè, un errore può capitare a tutti. Ma qui parliamo di scienza, roba che può influenzare le scelte cliniche di 1,5 milioni di cittadini. Pensate come si saranno sentiti i poveri vaccinati con J&J dopo la trasmissione con ospite Ricciardi. Si saranno attaccati al telefono a chiedere ai medici di base cosa fare, se debbono correre al centro vaccinale oppure no. Fermi tutti, dice Gismondo a Tpi, perché qualcosa non torna e il tutto sarebbe “figlio di un grossolano errore di traduzione dall’inglese”. “Non discuto il valore dei questi due colleghi. Ma stavolta hanno preso una cantonata. Sono andata a leggere la fonte, il documento della Fda, l’agenzia americana del farmaco. E recita: dopo due mesi ‘si può somministrare una seconda dose’. Tradurre che il vaccino ‘dopo due mesi scade’ è un grave errore”.

Il bello è che poi ieri sera, ospite a Piazzapulita, Crisanti ha ribadito quella che Gismondo considera una fake news. “A mio avviso, la cosa particolare riguarda J&J che dopo due mesi di fatto non produce quasi più niente. E questo dovrebbe sorprenderci tutti: questa vaccinazione è stata iniziata quando già J&J era a conoscenza dei limiti del vaccino”. Una “cosa clamorosa”, ha detto Formigli. Giusto: clamorosa o una clamorosa balla? Perché qui, delle due l’una: dobbiamo fidarci della Gismondo o di Ricciardi e Crisanti? Dubbio amletico. Ma forse conviene non fidarsi di nessuno. Che, come dice il proverbio, è sempre meglio.