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La nuova emergenza

Vaiolo delle scimmie, lite tra virologi: rivogliono la quarantena

Gli esperti tornano a contraddirsi sull’infezione che oggi conta pochi casi in tutta Italia

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Con l’arrivo dell’ultimo spauracchio virale, il cosiddetto vaiolo delle scimmie, la prima cosa che mi viene in mente è una rabbiosa, celebre canzone di Adriano Pappalardo: Ricominciamo. Un brano ancora molto ascoltato che esprime nei toni lo sconcerto di chi, come noi aperturisti democratici, non accetta di trasformare la Repubblica italiana in una specie di regime talebano di natura sanitaria, i cui custodi della fede sono i vari scienziati mediatici che imperversano sugli schermi televisivi.

Pregliasco invoca la quarantena

Tra questi ancora una volta si mette in evidenza Fabrizio Pregliasco, docente all’Università statale di Milano. Sentite cosa dice in una intervista pubblicata su AdnKronos, in merito alle misure per contenere il vaiolo: “Sì a una quarantena di 21 giorni per i contatti stretti di persone infettate dal virus del vaiolo delle scimmie. A mio avviso – spiega il virologo star – quando una persona viene informata di essere un contatto stretto, quindi a rischio di diventare un caso secondario, dovrebbe già autoresponsabilizzarsi e comportarsi di conseguenza. Ma quando l’incendio è piccolo, e in questa fase ancora sembra esserlo, ritengo giusto essere il più protettivi possibile e quindi immaginare una disposizione di quarantena anche per i contatti stretti, oltre naturalmente all’isolamento dei pazienti già contagiati. Oltretutto – ricorda il direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi – in Italia non è che la quarantena si fa come in Cina, murando vive le persone in casa. Secondo Pregliasco, la misura dovrebbe essere fiduciaria. Magari basterebbero telefonate di verifica.”

Vaia: “Quarantena non serve”

Di avviso completamente diverso il direttore generale dello Spallanzani Francesco Vaia il quale, durante un incontro nella sede della stampa estera, a Roma, ha dichiarato: “Bisogna superare il concetto di quarantena, per il vaiolo delle scimmie non serve. La quarantena in questo caso è inutile. Deve essere isolato solamente chi è malato: bisogna andare avanti con l’innovazione, la nostra sanità deve essere capace di andare avanti, altrimenti è il Medioevo”. Per quanto riguarda la diffusività del vaiolo, che tanto ossessiona Pregliasco, Vaia ha tenuto a sottolineare che “il contagio avviene per contatto strettissimo, anche per via sessuale ma non esclusivamente. E assolutamente non è tipico di certe abitudini sessuali: si trasmette con i fluidi e i liquidi biologici. Ha fatto bene l’Oms a precisare per dare un’informazione corretta”.

Lo spettro delle chiusure

Infine, per quanto riguarda la gravità della malattia, che Matteo Bassetti in un recente intervento televisivo ha definito più blanda della varicella, Vaia ha segnalato che “in Italia sono circa 10 casi di persone infettate dal Vaiolo scimmie. Quelli che stiamo osservando direttamente allo Spallanzani sono 6. La buona notizia è che, soprattutto i primi, già stanno guarendo”. Quindi, a quanto pare, Pregliasco & company del terrore virale hanno ripreso a battere sul tam tam della paura virale, invocando lo spettro di future limitazioni della libertà per il nostro bene, sulla base del nulla o quasi, anche considerando che la popolazione più anziana del Paese risulta coperta da un vaccino, il cui obbligo fu definitivamente abolito nel 1981.

Quindi, di cosa stiamo parlando in realtà? Stiamo discutendo in merito alla tutela della salute pubblica, la quale da sempre deve confrontarsi con una molteplicità di agenti patogeni (chi scrive è reduce da un virus intestinale che avrebbe steso un elefante), oppure il problema vero è costituito dalla mania di controllo molto interessata di tanti camici bianchi che attraverso la paura virale hanno ottenuto grandi vantaggi personali? Sarò maligno, ma personalmente sarei propenso ad optare per la seconda ipotesi.

Claudio Romiti, 27 maggio 2022