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“Valditara come gli uomini che uccidono”. Il paragone choc della grillina

L'indegno intervento della deputata del M5S dopo l'intervento del ministro dell'istruzione sull'educazione sessuale a scuola

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Si ha sempre l’impressione e sgradevole impressione che la destra giochi in catenaccio più che difesa, che stia sempre a giustificarsi per qualsiasi cosa faccia e non faccia; così si vede un ministro Valditara quasi in crisi isterica mentre cerca di discolparsi davanti alla sinistra sulla faccenda dell’educazione sentimental-sessuale a scuola, faccenda insulsa e patetica tanto più se affidata a un portavoce come Gino Cecchettin. Valditara si sfinisce a voler far sapere che no, loro la fanno, anche più del dovuto, solo richiedono, se non dispiace, il consenso dei genitori; e non dice l’unica cosa che andrebbe detta, che questa follia è la liberticida legge Zan che, trovando sbarrata la porta del Parlamento, rientra dalla finestra governativa; che nessuna predica woke porta al rispetto, tutt’altro; che ciò cui si punta davvero, oltre al consueto business dell’educazione erotica, è svirilizzare fin da subito i maschietti per farne dei senza identità, degli isterici anche pericolosi. Che la tutela e il rispetto sono tutt’altra cosa e la scuola, così come si è andata riducendo in decenni di perbenismo di sinistra, è un campo di Agramante, un terreno in macerie fumanti dove gli insegnanti non hanno né pretendono oltre alcuna autorevolezza né autorità, non possono imporre lo straccio di una disciplina e neppure più lo vogliono di fronte ad alunni afasici ma violenti, interdetti, incapaci di elaborare una risposta non intendendo la più elementare delle domande, “qual è il tuo sogno per il futuro?”, che rifiutano le indicazioni dei maestri in modi tracotanti fino alla violenza per cui gli insulti, le minacce, i “non lo faccio perché no: hai capito o sei scema?” regnano con l’appoggio, scontato, delle famiglie.

Chi scrive ha fatto provvista di sfoghi di professori, pedagoghi, insegnanti oberati di burocrazia, strangolati da inutili supporti di psicologi, insegnanti di sostegno per coprire le magagne di preadolescenti pericolosamente inclini alla delinquenza, e chi scrive ha, non più tardi di ieri, casualmente intercettato la seguente conversazione da marciapiede fra professoresse di scuola media: “Io dovrei dare voti negativi a quasi tutti invece anche chi fa scena muta parto dal 7, dall’8, se no a quelli che meritano davvero che gli do?”.

Una logica della follia che segna una condizione tragica, senonché quelle insegnanti potevano meglio dire: ho rinunciato a fare il mio mestiere e non voglio rogne perché al primo voto basso o nota disciplinare mi trovo contro l’intera scuola, la dirigenza, i colleghi, e rischio di prenderla dall’alunno e dai suoi genitori o chi ne fa le veci. Difatti quasi tutti ormai dicono: tiro alla pensione e prendo la miseria dello stipendio, di più, scusate, non posso e non è possibile fare.

Una situazione probabilmente definitiva, irreversibile, non più peculiare del Sud profondo e disagiato, ma che, come la famosa “linea delle palme e del caffè” di memoria sciasciana, ha risalito il Paese da Capo Passero alle Alpi. Stando così le cose, a livello di sfascio conclamato e totale, la discussione su come scopare o masturbarsi a sette anni appare, più che lunare, un vaniloquio da ubriachi. Ma il ministro si discolpa e in cambio cosa ottiene? Di venire paragonato ai femminicidi, gli uomini che trucidano le donne. Leggere per credere (un lancio d’agenzia):

“Chiedo ai colleghi un pò di carità cristiana nei confronti del ministro Valditara perché lui non sa quello che dice. Non conosce l’argomento. L’unica cosa di cui è sicuramente consapevole è di non essere all’altezza. E quando una persona sa di non essere all’altezza paradossalmente diventa anche più violento. Come le donne che vengono uccise dai mariti, perché i mariti sanno di non essere all’altezza di quelle donne e quindi le ammazzano. Ma lui poverino, ha bisogno di comprensione”. Così la deputata del M5S Susanna Cherchi nel suo intervento in Aula durante l’esame del ddl Valditara. Dopo le proteste dai banchi della maggioranza, il presidente di turno Sergio Costa le ha tolto la parola dicendo: “Ha detto cose inopportune”.

Un episodio che rende superfluo qualsiasi commento a partire dalla tipica attitudine dialettica e democratica dei 5 stelle. Salva una chiosa, ma più generale e più tangenziale: la dialettica politica, la polemica politica come quella giornalistica (ieri il Fatto Quotidiano ha invitato Calenda a tatuarsi la P di “pirla”: sono gli stessi che combattono contro le querele temerarie, che però infliggono a tutti “per pagarmi le vacanze”) sono degradate a livelli abissali, forse per l’infima qualità morale e culturale dei protagonisti, forse per cause o concause multiple, dalla vanità indotta alla tecnologia alla degenerazione democratica; livelli comunque carogneschi. E dove lo standard è da suburra, la democrazia della responsabilità e del rispetto se ne fugge. Toni del genere suonano pazzeschi eppure si fanno più ricorrenti, più normali, più dati per acquisiti di giorno in giorno. Con una conseguenza spaventosa ai fini democratici: ciò che il potere si concede, ed è qualcosa di impensabile negli anni della ricostruzione democratica ma perfino in quelli della dittatura fascista, il potere stesso lo vieta, si direbbe per reazione, per cattiva coscienza, al cittadino comune, servo della gleba o “schiavo di merda”: è di queste ore l’adozione di un cosiddetto “Registro degli influencer” che c’entra poco con Chiara Ferragni e fin troppo, invece, con i giornalisti non introdotti nei giornali da qualche mammasantissima di partito, per capirci i cosiddetti creatori di contenuti nella fattispecie informativi: questi verranno sottoposti alle forche caudine del Garante, obbligati al solito percorso allucinante nel solco della burocrazia punitiva, e, se divergenti dalla linea, se indulgenti ad una non meglio precisata disinformazione o cattiva informazione, portati a pagare multe mostruose che vanno da trentamila a seicentomila euro e avete letto bene. Significa non poter più comunicare via social la propria contrarietà ad alcuna delle issue previste dalla Grande Narrazione, si tratti di salute, clima, gender, guerre, energia; significa non poter più dire che Hamas è una organizzazione terroristica e, d’altra parte, dover dire che lo è Israele, lo è il sionismo da spazzare via; significa non chiedere più la ragione di queste improvvise morti alluvionali, due, se non lo sapete, in due giorni anche agli ATP Finals di tennis di Torino, su 4 malori improvvisi.

E nessuno ne ha parlato infatti. Neppure del Registro degli Influencer parlano, quasi nessuno si azzarda e se si azzarda lo fa coi toni dimessi, cauti del caso perché la misura, a lungo teorizzata dalla sinistra repressiva, adottata da un Garante di nomina continiana ma con l’avallo della destra, scatta sotto un governo di destra. Ragione per cui, una tantum, nessuno accuserà Meloni di fascismo, anche se una simile maschera di ferro non sfigurerebbe nel Minculpop visto che è l’ennesimo passo verso il paternalismo autoritario di Stato a discapito di ciò che resta della democrazia liberale, del diritto all’espressione e al dissenso che ne è parte imprescindibile. Ancora una situazione, una normativa liberticida affidata nel contenzioso a controllori e a magistrature che non esitano a taroccare i vivi e i morti. Poi ti mandano a dire che se dubiti del potere buono e saggio sei complottista, ma dopo il Covid è difficile fidarsi ancora di questo potere verticale e incombente, pesantissimo, sia politico che giornalistico che poi sono la stessa cosa. Il risultato è che da domani sarà ancora più impossibile definire inopportuno uno che si rende responsabile delle peggiori nefandezze, a maggior ragione se avvolto dall’impunità del potere. Il cittadino nessuno, o creatore di contenuti, o giornalista in proprio, non sponsorizzato e protetto da nessuno, non potrà più giudicare, opinare, informare in modo personale, pena ridursi sotto i ponti; in compenso, nel Palazzo una parlamentare può serenamente paragonare un ministro ad un macellaio di donne e tutto ciò che gliene viene è il buffetto complice, affettuoso, “hai detto qualcosa di inopportuno”, fra strizzatine d’occhio, pacche sulle spalle, appuntamenti alla buvette.

Max Del Papa, 13 novembre 2025

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