
C’è o almeno sembra di scorgere un filo rosso tra le prefiche europeiste e i deliri del redivivo Nichi Vendola. Le prefiche si rotolano agli attacchi di Musk, di Trump e difendono in fama di libertà la burocrazia conformista e blasfema bruexellese delle mostre omosessuali col Cristo orgiastico e dell’iconografia austriaca con la Vergine transgender e un rospo crocifisso; Nichi all’ormai famigerata sagra dei Più libri più stronzi arriva, tra un “genocidio delle parole” e, anche lui, la stucchevole retorica pertiniana sull’indisponibilità al dialogo coi fascisti, alla insostenibilità del grottesco vaneggiante: il Vangelo sarebbe un testo gender, tutti i suoi personaggi queer, dalla solita Madonna ossessione degli omosessuali fino al buon samaritano secondo Vendola inviso a Salvini. La malizia e penosa malizia sta in quel giocare coi significati, queer per dire in senso neutro strano, marginale, anomalo nella bontà, nella generosità, ma nell’immaginario vendoliano queer non è affatto neutro e significa tutt’altro, viene a dire privo di identità certa, appartenente ad uno o più sottoinsiemi dell’ideologia arcobaleno. Cioè un modo stupido per praticare la bestemmia ginnasiale, dar dei froci a tutti fingendo di volerseli annettere.
I simboli della cristianità, gli apostoli, le pie donne, tutti arruolati nella comunità arcobaleno? Quello che Vendola intende e sottintende è altro, è offendere il credente medio: se dico che Cristo andava a uomini e la Madonna aveva la barba, li insulto, li faccio impazzire e non possono dirmi niente perché, da omosessuale, ostento comprensione e perfino adesione. Ma è un espediente abbastanza miserabile sapendo che, uno, il cristiano cattolico che festeggia il Natale si sente ferito da simili sparate e, due, la Chiesa post Bergoglio non oserà protestare, non si azzarderà neppur timidamente a richiamare a un minimo di decenza e di misura questo politicante appassito che si agita per un ritorno.
Che vuole questo Vendola col figlio ordinato e comperato a caro prezzo al postal market della fecondazione eterologa? Conquistarsi il cattocomunismo da flotilla e i Casarini, le Salis, i don Caccia e don Ciotti, le eminenze più rosse che grigie come Zuppi e Delpini? Ma quelli li ha già, idealmente sono più a sinistra e più deliranti di lui; oppure vuole fare incazzare i cattolici più o meno tradizionalisti, identificati con “le destre”? Comunque ci vuole la sua faccia di tolla nel denunciare un tempo “in cui sono tornate transfobia, misoginia, abilismo, suprematismo bianco”. L’armamentario retorico è desolante, il solito luogo comune, trito e ritrito quanto impossibile da prendere sul serio, del messaggio evangelico che accoglie lo straniero e il diverso. Accogliere, non farsene invadere e schiacciare, non diventarne servo al punto da farsi estinguere insieme alla propria fede. Il Gesù Cristo che “a l’era un ovrier”, un operaio, un proletario, poi ha rotto i coglioni come fandonia militante allo stesso modo della giustizia sociale che a sentire i teologi alla Vendola passerebbe per la rivoluzione comunista, cosa incompatibile con qualsiasi Vangelo, apocrifi compresi: qui siamo se mai ai Vangeli ipocriti, e che tanto si possa arrivare a sostenere la dice lunga sulla morte di un’Europa che non arriva tra vent’anni ma è già vecchia di vent’anni; a dirlo non sono tanto, in modo tranchant e magari piatto, i Trump e i Musk ma un uomo di dottrina inviso alle gerarchie vaticane come Robert Sarah: “Un albero, se gli tagli le radici, muore e l’Europa è quell’albero”. E denuncia l’immigrazione selvaggia e suicida, le pratiche demoniache dell’utero in affitto e delle sessualità a pendola, oggi qui domani là.
Morto, il grande albero europeo, non solo a misura religiosa quanto nella sua tradizione cristiana e cattolica, in una dimensione dunque più ampia: è l’Europa “delle cattedrali” a scomparire trascinandosi nell’abisso la grande cultura anche laica, la filosofia che può contrapporsi ma mai prescindere dal magistero, la sua cultura millenaria; è il Carlo Magno incoronato la notte di Natale dell’anno Ottocento che impone la scrittura musicale per adottare “un solo canto” da Roma a Parigi, vale a dire in tutto il continente, e manda i missi dominici, manda il povero monaco Simone per conventi e abbazie nella missione impossibile di attuare ciò che controllare non si può. Difatti ciascuno continua a cantare come gli pare, ma allo stesso tempo dalla notazione quadrata, dalla musica iscritta si sviluppa una tradizione nuova: la musica cristiana antica, di ricchissimo lascito orale, germina in nuove forme e nuove sensibilità, origina il canto provenzale anche profano, i trovatori del sud della Francia mentre in fondo all’Italia Giacomo da Lentini inventa il sonetto e quindi san Francesco e il Cantico delle Creature, Iacopone e le laudi, ed è già Dante e la strada è tracciata ed è una strada sontuosa, irripetibile e irreperibile altrove nell’universo. Forse la cultura tradizionalista, non si dica di destra, non la si targhi per forza, dovrebbe recuperare, se ancora è in grado, questo lascito intellettuale e artistico invece di lasciarlo alle volgarizzazioni, alle banalizzazioni della sinistra: ma la destra si va poppizzando in modo indecente e servile oppure infognando nel solito retaggio delle truci memorie che ancora ci si ammazza a voler contestualizzare, in un esercizio nostalgico fine a se stesso e anche, conveniamone, piuttosto noioso e stucchevole. Il risultato è che uno come Vendola, che di cultura autentica, europea, sa niente, ha libero, può pontificare scemenze pazzesche. Ma vale per chiunque, dai romanzieri scarsi ai fumettari, perfino le cantanti analfabete a culo scoperto, fino agli storici votati al putinismo o fermi allo stalinismo, poppizzati anche loro ma ai quali tutto è perdonato.
Non è fuori di testa Vendola ma chi pendola dalle sue labbra: ma è il solito discorso che ha fatto la fortuna delle teorizzazioni egemoniche gramsciane che poi si risolvono in prepotenza censoria al grido bella ciao: se non c’è una alternativa seria, autorevole qualsiasi puttanata, distorsione o provocazione misera possono trovare cittadinanza, riscuotere ascolto, perfino successo. Tanto più che, va ribadito, in materia teologale non si trova più un ecclesiastico con abbastanza palle per dire al Vendola di turno: quiet, Nichi, zitto, a cuccia, non ti è lecito spararne di simili, abbi un po’ di rispetto. Vendola può farsi la propaganda che vuole, ma nessuno, neppure nel mondo del neofascismo più trucido, è mai arrivato a sostenere che i comunisti fossero tutti “finocchi”. O queer che si preferisca. Simili idiozie circolano perché in democrazia, diversamente dai frequentatori di Più libri più stronzi, siamo tenuti a rispettare tutto, ma non si capisce perché la tolleranza, magari nel compatimento, debba sfociare nella viltà che si castra di una critica, una replica, al limite, volendo, un sacrosanto vaffanculo.
Max Del Papa, 9 dicembre 2025
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