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Vergogna: indagati i poliziotti che hanno fermato il killer del carabiniere

Nel giorno dei funerali del brigadiere Legrottaglie, arriva l'avviso di garanzia ai colleghi che hanno bloccato i fuggitivi

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le grottaglie

Indagati i due poliziotti che hanno ucciso il bandito omicida del brigadiere capo Carlo Legrottaglie. E così, mentre si svolgevano i funerali (ai quali ha partecipato anche il Presidente della Repubblica) del carabiniere ucciso durante il suo ultimo giorno di servizio, il pubblico ministero firmava gli avvisi di garanzia per i due poliziotti che hanno assicurato alla giustizia i due malviventi autori dell’omicidio.

Si dirà che è un atto dovuto, al fine di permettere ai due agenti di nominare periti e consulenti durante l’autopsia sulla salma del criminale ucciso. Ma davvero non c’è altra strada? Davvero due servitori dello Stato che hanno rischiato la propria vita devono ricevere una notifica che li accusa, anche solo formalmente? L’ennesimo premio alla rovescia attribuito a chi rischia la propria vita per la divisa. L’ennesimo procedimento dove la tutela delle forze dell’ordine viene accantonata a vantaggio di una prassi che costa stress psicologico, spese legali e che chiaramente lascia trasparire un inaccettabile senso di abbandono da parte della Giustizia.

Tornano utilissime e attualissime le parole del segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia, Stefano Paoloni, che così si era espresso per un caso affine: “Non può essere fattibile che ogni volta che un poliziotto interviene rischia per ‘atto dovuto’ di essere indagato. Non è accettabile che in seguito ad ogni intervento di Polizia, si rischia di doversi trovare sotto processo.” E così ai poliziotti anche questa volta è arrivata una notifica pesante come un macigno, per la quale la consueta manfrina dell’atto dovuto suona forse più come una beffa che una consolazione.

Alessandro Bonelli, 14 giugno 2025

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