
Ospedale Torrette di Ancona. Una paziente oncologica deve sottoporsi ad un intervento chirurgico programmato per l’asportazione di un tumore al seno. L’operazione salta. Il motivo? Non un imprevisto clinico, né una complicanza tecnica: l’anestesista incaricato ha aderito allo sciopero nazionale proclamato in solidarietà con la Palestina, lasciando la sala operatoria senza lo specialista indispensabile.
Per la donna, quarantenne di Ascoli Piceno ricoverata la sera prima, l’annuncio del rinvio è stato un colpo atroce: l’intervento, già emotivamente provante, è stato rimandato di almeno una settimana, con esami chiaramente da ripetere e un carico di paura e angoscia ulteriori. «Ho pianto tutto il giorno, per un paziente oncologico una settimana è tanto tempo.», ha raccontato la donna ai giornali locali.
Il caso ha immediatamente scatenato polemiche. Il diritto alle cure, soprattutto in ambito oncologico, dove i tempi non sono un dettaglio burocratico ma possono incidere sulla prognosi, è venuto meno nel nome del diritto allo sciopero. A perdere è stata la persona più fragile. La parte più tragicomica? L’anestesista magari si sente un eroe rivoluzionario, anziché un individuo dalla dubbia morale che ha tradito la sua professione.
Proprio così: il Codice di deontologia medica parla chiaro, il dovere primario del medico è tutelare la vita, la salute fisica e psichica, il sollievo dalla sofferenza, senza discriminazioni e in qualunque contesto. La libera scelta di manifestare opinioni politiche è certamente un diritto individuale, ma non può mai sovrastare la responsabilità professionale nei confronti di un paziente. Il medico avrà forse dimenticato uno dei fondamentali principi della medicina, associato anche al giuramento di Ippocrate: “primum non nocere”, ovvero “per prima cosa, non nuocere”. Rinviare un intervento oncologico per una protesta politica significa contraddire questo fondamento, incrinando irrimediabilmente la fiducia dei pazienti verso l’istituzione sanitaria.
Se ciò non bastasse, c’è un altro aspetto parimenti importante. I medici e gli operatori sanitari di Gaza, in questi mesi, lavorano in condizioni disumane: ospedali trasformati in santabarbare di Hamas e pertanto bombardati, assenza di elettricità, scarsità di farmaci, personale ridotto allo stremo. Eppure, nonostante la paura e il pericolo, la maggior parte di essi resta eroicamente accanto alla popolazione di Gaza, spesso pagando con la vita la scelta di non abbandonare il campo. È difficile immaginare che questi medici approverebbero un gesto come quello avvenuto ad Ancona: trasformare la sofferenza di una donna malata di tumore in uno strumento di protesta. Un gesto subdolo, inqualificabile a qualsiasi latitudine e in qualsiasi scenario.
Leggi anche:
- Scontri con la polizia e bandiere bruciate: lo sciopero pro Pal smaschera il finto pacifismo
- Aiuti a Gaza, la Flotilla rifiuta l’accordo e confessa: Ecco il nostro vero obiettivo
Dunque, a che cosa è servito lo sciopero dell’anestesista? Ad un bel nulla di positivo. Non ha portato sollievo a Gaza né ha reso più visibile la causa palestinese. Ha solo generato dolore in più qui, a migliaia di chilometri di distanza, su una persona che è totalmente innocente rispetto al conflitto. Un gesto così stupido che anziché sensibilizzare l’opinione pubblica, la indigna e la allontana, screditando la causa che si voleva difendere e polarizzando i moderati.
Insomma, lo si può affermare senza remore: il medico che voleva compiere un gesto rivoluzionario (davvero non vogliamo neanche lontanamente immaginare che abbia deciso di concedersi un giorno di vacanza…), ha commesso un’idiozia ingiustificabile. Una stupidaggine che non ha fermato una bomba, non ha portato un farmaco sulla striscia, non ha salvato nessuno. Ha solo aggiunto preoccupazione e dolore a una donna che non c’entrava nulla, trasformandola in un bersaglio collaterale.
Una schifezza assoluta, che a leggerla disgusta e finisce per sconcertare se si empatizza con la povera paziente che si è vista privata di un suo diritto fondamentale.
Alessandro Bonelli, 26 settembre 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).