Via libera alla separazione delle carriere. E la sinistra fa scattare la rissa

L'opposizione non regge il colpo e inscena il teatrino. Ma la maggioranza tiene e va avanti: ora tocca al Senato, poi agli italian

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rissa camera

La Camera dei Deputati ha approvato, nella terza lettura prevista dall’iter costituzionale, la riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Il provvedimento ha ottenuto 243 voti favorevoli e 109 contrari, superando la soglia della maggioranza assoluta necessaria per proseguire il percorso parlamentare. Tuttavia, non è stato raggiunto il quorum dei due terzi che avrebbe evitato un eventuale referendum confermativo. Con questo passaggio, la riforma si avvicina alla conclusione del suo iter parlamentare: l’ultimo voto spetta al Senato, dove il testo tornerà per la quarta e ultima lettura. Se approvata anche da Palazzo Madama, la riforma sarà poi sottoposta al giudizio popolare attraverso un referendum, previsto nel 2026. Non è mancata, purtroppo, la polemica veemente della sinistra, tale da sfiorare la rissa.

Il clima in Aula si è fatto teso al momento della proclamazione del risultato. La maggioranza ha accolto con applausi l’approvazione del testo, mentre dai banchi dell’opposizione si sono levate proteste, in particolare contro l’atteggiamento dei membri del governo. Ne è seguito un momento di forte tensione, con scambi verbali accesi e un principio di rissa tra deputati, che ha portato alla sospensione temporanea della seduta. Insomma, a sinistra non hanno preso bene l’ok alla sacrosanta riforma.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha minimizzato l’episodio, spiegando che simili reazioni fanno parte del normale confronto politico. Secondo il Guardasigilli, il dibattito acceso non deve distogliere l’attenzione dal significato della riforma, definita “centrale per l’equilibrio del sistema giudiziario”. L’approvazione alla Camera rappresenta per la maggioranza un momento rilevante nell’attuazione del programma di governo. Il primo ministro Giorgia Meloni ha esultato sui social: “Con l’approvazione in terza lettura alla Camera dei Deputati, portiamo avanti il percorso della riforma della giustizia. Continueremo a lavorare per dare all’Italia e agli italiani un sistema giudiziario sempre più efficiente e trasparente. In attesa dell’ultimo ok da parte del Senato, avanti con determinazione per consegnare alla Nazione una riforma storica e attesa da anni”.

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Anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno espresso soddisfazione. Tajani ha ricordato che la separazione delle carriere è un obiettivo che Forza Italia persegue da decenni, mentre Salvini ha definito il provvedimento “un impegno mantenuto” e “una conquista importante per garantire una giustizia più equilibrata e accessibile”. Poi, sulla rissa, Tajani ha aggiunto: “Si tratta di un risultato storico, per Fi la riforma della giustizia è la quintessenza delle riforme. Ma non ho applaudito. Io non sono andato a minacciare nessuno, come hanno fatto i deputati del Pd o di M5s venendo sotto ai banchi del governo. Addirittura gente che è stata ministro… poteva pure avere atteggiamenti diversi… non mi faccio intimidire da 20 deputati di Pd e 5 stelle che vengono a minacciare sotto ai banchi del governo”.

Finita la sceneggiata della sinistra? Macchè. L’opposizione annuncia l’occupazione: “Con le altre opposizioni abbiamo occupato l’Aula perché vogliamo delle comunicazioni da votare” la conferma di Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S, riportata dal Corriere. E ancora: “Vogliamo che il governo ci dica concretamente cosa intende o non intende fare per fermare questa vergogna. Dicono di non essere complici del genocidio. Ma per noi lo sono a tutti gli effetti”.

L’ultima tappa parlamentare è prevista al Senato a partire dal 27 ottobre. Una volta completata l’approvazione, la riforma sarà sottoposta a referendum popolare, salvo il raggiungimento del quorum dei due terzi anche nella quarta lettura, eventualità che al momento appare poco probabile. Il provvedimento introduce una modifica strutturale nella magistratura, separando in modo netto le carriere di giudici e pubblici ministeri, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore imparzialità, indipendenza e trasparenza nel sistema giudiziario italiano.

Franco Lodige, 18 settembre 2025

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