Non rientriamo per tradizione nella schiera dei catastrofisti, ma le notizie che contemporanea provengono dallo stretto di Hormuz e dallo stretto di Bab El Mandab, non possono non suscitare un’allerta di intensità senza precedenti. La chiusura parallela delle due rotte di accesso e di collegamento fra i principali mercati del commercio mondiale, non potrà essere retta o accettata se non per un periodo di tempo ridottissimo. E il fatto che l’Iran da una parte, i “suoi” fidati ribelli Houthi dall’altra comunichino e si comportino coerentemente nella direzione di una chiusura pressochè totale dei due choke points dell’interscambio commerciale via mare, con gli Stati Uniti compatti nella conferma del blocco navale di Hormuz per le navi destinate o in provenienza dai porti iraniani, potrebbe far precipitare la crisi determinando il coinvolgimento anche di altri Paesi.
Un dato per tutti: il blocco di Bab el-Mandeb e Hormuz insieme rappresentano circa un terzo del traffico mondiale di petrolio e gas via mare. Durante la guerra tra Israele e Hamas a Gaza, gli Houthi avevano preso di mira le navi cargo che attraversano questa rotta attraverso la quale transitano ogni anno merci per circa 1.000 miliardi di dollari (866 miliardi di euro). Quasi 200 attacchi, con l’effetto di costringere molte compagnie a una lunga deviazione con il periplo dell’Africa e con effetti gravissimi sul transito attraverso lo stretto di Bab el Mandab, il Mar Rosso e quindi il Canale di Suez: 12% del commercio mondiale via mare e un volume di petrolio attraverso il Mar Rosso sceso da 8,8 milioni di barili al giorno, a meno di 4 milioni.
Il fragilissimo cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz non esiste più, mentre nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran nelle ultime 24 ore hanno coinciso con colpi contro petroliere al largo dell’Oman, con il bilancio di tre marittimi dispersi, che vanno ad aggiungersi agli 11 già uccisi nei 43 attacchi già verificatisi nell’area di Hormuz dall’inizio del conflitto a oggi..
La petroliera Settebello ha subito un incendio a bordo circa 20 miglia nautiche al largo di Sohar, in Oman, ieri. La società di sicurezza marittima Vanguard Tech ha riferito che la nave da 47.198 tonnellate di portata lorda (dwt) ha trasmesso una richiesta di soccorso segnalando di essere stata colpita da un missile.
Le forze armate statunitensi hanno separatamente confermato di aver colpito la Settebello, affermando che aerei americani hanno lanciato munizioni di precisione nella sala macchine della nave dopo che l’equipaggio non aveva ripetutamente rispettato le direttive delle forze USA impegnate nell’applicazione di un blocco contro l’Iran. La Settebello è la ottava nave resa inutilizzabile dalle forze statunitensi dalla metà di aprile, secondo il Comando Centrale USA.
Nelle scorse ore, un’altra petroliera, la Jalveer, che ha lanciato una richiesta di soccorso dopo che è scoppiato un incendio a bordo mentre era all’ancora nell’area di attesa offshore di Shinas, in Oman.
L’Iran ha inoltre affermato di aver colpito due petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, anche se Jensen ha sottolineato di non aver visto verifiche indipendenti di tali affermazioni.
Da Hormuz alle coste yemenite: come detto, durante la guerra tra Israele e Hamas a Gaza, gli Houthi hanno preso di mira le navi cargo che attraversano questa rotta vitale, attraverso la quale transitano ogni anno merci per circa 1.000 miliardi di dollari. Hanno compiuto quasi 200 attacchi, costringendo molte compagnie a una lunga deviazione intorno all’estremità meridionale dell’Africa.
Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo appena 26 chilometri nel suo punto più stretto, collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e al più ampio Oceano Indiano.
Lo stretto di Hormuz convoglia circa un quinto del petrolio e del gas trasportati via mare nel mondo, oltre ad altre merci.
“Dichiariamo un divieto completo e totale alla navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso”, si legge in un comunicato delle forze armate Houthi. “Consideriamo tutti i movimenti del nemico come legittimi obiettivi militari per le nostre forze armate dal momento della pubblicazione di questo comunicato”.
Gli Houthi, che a marzo avevano dichiarato di essersi uniti alla guerra con l’Iran a sostegno di Teheran, non avevano annunciato attacchi missilistici contro Israele dall’inizio di un fragile cessate il fuoco l’8 aprile. Hanno affermato di aver lanciato una raffica di missili contro “sensibili obiettivi nemici israeliani”, sostenendo che i raid “hanno raggiunto i loro obiettivi con precisione”.
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