Adesso basta. Dopo i momenti di inaudita violenza vissuti nelle scorse ore a Torino, la misura è davvero colma. Un tale livello di barbarie non è più tollerabile in un Paese che ambisca a ostentare un minimo di credibilità e a garantire una soglia di sicurezza accettabile ai propri cittadini. Disdicevoli scene di degrado come quelle a cui si è dovuto assistere nel capoluogo piemontese rappresentano motivo di vergogna e disonore non solo per i facinorosi responsabili dell’accaduto, ma, di più, per l’intera nazione nel suo complesso.
L’idea che un Paese sovrano non sia in grado di tutelare l’incolumità dei propri servitori, facendoli prendere a martellate da un manipolo di scellerati sotto lo sguardo attonito dell’opinione pubblica, risulta aberrante e inammissibile. Come pure, del resto, l’incapacità delle istituzioni di garantire a una troupe giornalistica di svolgere liberamente il proprio lavoro senza il rischio di venire schiaffeggiati in pubblica piazza da un gruppetto di teppisti incappucciati.
Da più parti, in queste concitate ore, l’hanno chiamata riduttivamente sconfitta. Una rovinosa debacle dello Stato ad opera di un mucchio di ribelli e malintenzionati, vogliosi di prendersi una rivincita e di assecondare il loro inappagato desiderio di rivalsa. Ma questa volta no: non è di questo che si è trattato. Quella di Torino è stata infatti un’autentica umiliazione, cocente, sonora, mortificante. Un attacco frontale allo Stato, consumato davanti agli occhi increduli e disillusi di un cittadino, anch’esso parimenti umiliato dinanzi a tali deprecabili episodi di violenza.
Per tali ragioni, la risposta delle istituzioni non potrà non essere pronta, decisa e proporzionata. E non già per un mero intento punitivo, comunque legittimo in situazioni come questa, bensì in quanto, dinanzi a una così vile e sconsiderata aggressione, lo Stato non può permettersi di arretrare, lasciando filtrare messaggi che presuppongano condizioni di debolezza, lassismo o impunità. Gli strumenti adottati dalla politica per il contrasto a tali inaccettabili forme di delinquenza dovranno pertanto risultare congrui, severi ed efficaci, avendo peraltro cura di mettere da parte qualsivoglia timore reverenziale connesso all’insorgenza di eventuali attacchi o speculazioni provenienti da media, intellettuali o avversari politici.
Tolleranza e chiacchiere, stavolta, stanno a zero. Quanto accaduto non è solo un atto di violenza: è una sfida diretta allo Stato, alla sua autorità e alla sua capacità di garantire ordine e sicurezza. Una sfida che, se non raccolta con decisione, rischia di trasformarsi in resa. Con gli strumenti e le garanzie previsti dall’ordinamento, i responsabili ne paghino integralmente le conseguenze, senza attenuanti né indulgenze. Perché quando lo Stato arretra, a perdere non è solo la legalità, ma la fiducia stessa dei cittadini nelle proprie istituzioni. E questa è indubbiamente un’umiliazione che il Paese proprio non può permettersi.
Salvatore Di Bartolo, 3 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


