“Vita su Marte”. La verità sull’annuncio della Nasa

La scoperta riguarda alcune delle rocce sedimentarie più giovani mai studiate dalla missione

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marte

La mitologia dei marziani, che secondo le versioni più ardite racconta di antiche civiltà scomparse ben prima che si sviluppassero quelle terrestri, pare aver trovato una fenomenale corrispondenza. La clamorosa notizia, riportata ampiamente dalla stampa nazionale ed estera, riguarderebbe la scoperta di una impronta di vita microbica sul pianeta Rosso effettuata dal robot con le ruote della Nasa Perseverance, anche se in una conferenza stampa gli stessi esperti dell’Agenzia spaziale americana hanno dichiarato “che serviranno ulteriori studi per accertare che ciò sia realmente frutto di processi biologici generati da forme di vita passate”. In particolare, come riporta un lancio dell’Ansa, “la scoperta riguarda alcune delle rocce sedimentarie più giovani mai studiate dalla missione, dunque Marte potrebbe essere stato abitabile per un periodo più lungo di quanto si pensasse.

Inoltre, i potenziali indizi di vita passata riguardano insoliti minerali associati a carbonio organico che potrebbero essere compatibili con processi biologici e che vengono dunque considerati come “potenziali biofirme” meritevoli di ulteriori indagini per accertare se derivino da forme di vita passata. L’annuncio viene dato da un team internazionale di ricerca a cui partecipa anche l’Italia, con l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Secondo gli scienziati che hanno analizzato, ovviamente a distanza, i campioni, pubblicando un dettagliato articolo su Nature, si tratterebbe comunque di vita microscopica, risalente a miliardi di anni fa, quando si presume che Marte fosse un pianeta con acqua in superficie e quando la vita si è sviluppata sulla Terra.

A questo punto, vista la grande distanza che ci separa da Marte, non possiamo che liberare la nostra fantasia, arrivando persino a fantasticare di una qualche commistione genetica, così come si sostiene sia avvenuto tra l’uomo sapiens con quello di Neanderthal, tra noi e alcuni esseri viventi provenienti dallo spazio profondo. Battute a parte, se la scoperta dovesse essere confermata, essa dimostrerebbe che la Terra non è l’unico pianeta in cui si è sviluppata la vita organica.

Claudio Romiti, 11 settembre 2025

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