Cultura, tv e spettacoli

Viva la sexy Sydney Sweeney e lo spot che fa impazzire la sinistra

La campagna di American Eagle è una boccata d’aria fresca: non non fa sermoni, non riscrive la storia. Indossa solo un paio di jeans

sidney sweeney spot jeans
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Immaginate un muro. No, non quello di Berlino, anche se, a voler essere onesti, la somiglianza è inquietante. Solo che questo non è fatto di mattoni e filo spinato, ma di uno spesso strato di politicamente corretto, hashtag militanti e indignazione prêt-à-porter. Un vero “muro woke”, che per anni ha tenuto il buon senso rinchiuso in uno scantinato, con tanto di cartello sulla porta: “Intanto scusati… poi entri”.

Ma qualcosa sta scricchiolando. E no, non è solo l’ennesima statua abbattuta o l’account di qualcuno “cancellato” per aver detto che due più due fa quattro (sì, è stato davvero detto che la matematica è razzista). L’ultimo colpo di piccone arriva dalla nuova campagna pubblicitaria di American Eagle con Sydney Sweeney: una ragazza, bella, caucasica, con i settaggi di fabbrica, in jeans e, incredibile a dirsi, senza sentirsi in dovere di scusarsi per la propria esistenza. Insomma, una campagna pubblicitaria tradizionale.

Ora, prima che qualcuno sbuffi, chiariamo: il paragone con il Muro di Berlino non è un’iperbole gratuita. Quel muro divideva Est e Ovest, famiglie, pensieri e libertà. Era grigio, claustrofobico, e ti negava il diritto di essere semplicemente… te stesso. Il muro woke, invece, non si vede, ma lo abbiamo sentito ovunque. Ti fa pensare tre volte prima di parlare, ridere, scegliere una maglietta o fare una battuta (cazzo, si offendono tuttï di tutt* e per tuttǝ). E quando sbagli, perché è impossibile non sbagliare, ti ritrovi davanti a un tribunale morale che la Santa Inquisizione “je spiccia casa”.

In entrambi i casi, l’effetto è lo stesso: addio spontaneità, addio dialogo autentico. Se il primo era un carcere fisico, il secondo è un sofisticato meccanismo di autocensura in cui diventiamo tutti guardiani di noi stessi. Orwell, ma con i filtri di Instagram.

E proprio per questo, la campagna di American Eagle è una boccata d’aria fresca. Sydney Sweeney non sfoggia slogan, non fa sermoni, non cerca di riscrivere la storia. Indossa un paio di jeans. Sorridente, libera, senza bisogno di rivendicare nulla ogni due minuti. E proprio questo, oggi, è un atto rivoluzionario. Una “semplicità” che fa paura solo a chi si nutre di polemica.

Dopotutto, il famoso detto “Go woke, go broke” non è più solo una battuta da podcast di destra: è diventato un case study aziendale. Bud Light, Disney, Target (grande magazzino americano)… hanno tutti voluto imporre una visione woke ai propri clienti, insultando chi non la condivideva. E il pubblico? Sta cominciando a stancarsi… e a comprare meno. Questo ha fatto tornare tutti sui propri passi, perché si è finalmente capito che quella finta maggioranza era in realtà una piccola minoranza molto, molto rumorosa.

Ma a un certo punto anche il Muro di Berlino è caduto, e sono tornati la libertà, la musica, il pensiero. Oggi, con la caduta del muro woke, torneranno il sorriso, l’ironia, la possibilità di sbagliare senza finire in esilio digitale.
Chi l’avrebbe detto che un paio di jeans e un’attrice “bona” sarebbero diventati simboli rivoluzionari?

Con la caduta del muro woke viene giù l’intera base di quella gabbia ideologica tappezzata di indignazione, piagnistei professionali e bugie col bollino etico. Si trascina via la comicità tenuta al guinzaglio, l’arte trasformata in predica, le pubblicità che sembrano scritte da un algoritmo ossessionato dai sensi di colpa. Ma soprattutto, va in frantumi quel vittimismo cronico che, invece di rimboccarsi le maniche, preferisce riscrivere le regole del mondo per adattarlo ai propri fallimenti esistenziali.

American Eagle e Sydney Sweeney non stanno vendendo denim. Stanno vendendo libertà.
In un mondo dove tutti cercano disperatamente di distinguersi con identità urlate, ci ricordano che, a volte, l’ideologia è solo il peggior accessorio da indossare sopra un buon paio di jeans.

Cesare Rascel, 2 agosto 2025

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