Viva lo sfratto a suon di mazzate

Chi affitta una casa, chi la compra, chi paga tasse e mutuo, ha diritto a disporne come crede. Con buona pace della sinistra

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sgombero

Ci voleva lo scalpello, letteralmente, per abbattere quel muro di retorica che da anni paralizza ogni discussione sul diritto di proprietà. È successo a Bologna, in via Michelino, zona Fiera, dove ieri – alle sette di mattina – due squadre di forze dell’ordine, affiancate da un ufficiale giudiziario, hanno eseguito uno sfratto. Due famiglie con bambini occupavano ancora due appartamenti di una palazzina. E per far rispettare la legge, gli agenti hanno dovuto buttare giù porte e una parte di muro. È bastato questo per scatenare il solito coro di indignazione da parte di chi considera la proprietà privata una colpa e lo Stato di diritto un fastidio.

Sul posto sono arrivati gli attivisti di Plat – la rete che unisce varie sigle antagoniste come Crash e Cobas – pronti a trasformare un atto legale in uno scontro di piazza. “Gli agenti”, il racconto dell’operatore sindacale di Plat Fabio Scaramella riportato dal Corriere, “hanno prelevato con forza le famiglie e fuori dalla palazzina c’è stato un momento di confusione dove la polizia ha colpito duro con i manganelli, respingendo queste persone con la forza e gli scudi” La cronaca, come sempre, si ferma al momento più spettacolare, ma evita la domanda vera: che cosa deve fare un proprietario di fronte a chi occupa casa sua e rifiuta di andarsene?

E qui comincia la solita litania politica. “Le immagini dello sfratto di oggi in via Michelino colpiscono e non possono appartenere alla storia della nostra regione” ha commentato l’assessore regionale alle politiche abitative Giovanni Paglia, per il quale tutto questo sarebbe “il segno di un confine superato ormai da troppo tempo fra il diritto all’abitare sancito dalla Costituzione e la logica della speculazione ad ogni costo”. In pratica secondo la Regione chi possiede una casa non può più decidere cosa farne.

Ma la realtà è più semplice. Le due famiglie – una con tre figli, di cui una bambina disabile, l’altra con due figli piccoli – avevano un contratto d’affitto regolare, scaduto mesi fa. La proprietà, un’impresa di costruzioni, ha scelto di non rinnovarlo per destinare gli appartamenti ad affitti brevi, come fanno ormai migliaia di privati in tutta Europa. E allora? È suo diritto. Punto. Non è “speculazione”, è proprietà privata. È il fondamento di ogni economia libera, quella che a Bologna e dintorni fa sempre tanto orrore. Gli attivisti denunciano che le famiglie “hanno sempre pagato l’affitto“ e che l’impresa “ha deciso di non rinnovare per realizzare appartamenti destinati agli affitti brevi che fruttano 700 euro a notte“. Tradotto: il proprietario vuole usare casa sua come meglio crede, ma per alcuni questo è un reato morale.

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Si aggiunge poi l’inevitabile capitolo sul “diritto alla casa”, come se qualcuno avesse tolto un tetto in modo arbitrario. “L’esecuzione di sfratto”, ha aggiuntola responsabile dello sportello legale di Plat Maria Elena Scavariello, “può essere eseguita solo quando alla famiglia viene offerta una soluzione abitativa alternativa dignitosa“. E ancora: “La proprietà privata esiste ma dentro la Costituzione è prevista anche la sua funzione pubblica e sociale“. Tradotto: la tua casa non è più tua, ma dello Stato, o meglio di chi decide che debba abitarci.

Gli assistenti sociali? Assenti. Gli attivisti? In prima linea. Il Comune? Distratto. E intanto si propone di “riqualificare edifici pubblici abbandonati”, perché – dicono – “Bologna non può permettersi di avere immobili vuoti da una parte e gente che non sa dove vivere”. Peccato che riqualificare costi, e che intanto i proprietari privati vengano trasformati in colpevoli solo perché non vogliono più prestare gratuitamente i propri muri. È tutto lì, il grande equivoco del “diritto all’abitare”: non è un diritto se lo pagano gli altri. Chi affitta una casa, chi la compra, chi paga tasse e mutuo, ha diritto a disporne come crede. È la base della civiltà giuridica, quella che distingue la libertà dalla prepotenza.

Franco Lodige, 24 ottobre 2025

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