Dovevo andare a Pavana, il mio amico Dario me lo aveva promesso, presto mi avrebbe accompagnato, ma non abbiamo fatto in tempo. Cosa gli avrei detto? Non lo so. Forse all’inizio avrei pianto, come di fronte a quelle emozioni che non sai spiegarti, ma che ti spezzano dentro. Avrei pianto come piango oggi, probabilmente. E poi gli avrei detto grazie. Perché ti voglio bene ho fatto in tempo a dirglielo, per telefono, tanti anni fa.
Quindi grazie. Grazie per aver permesso a tante persone care andate, di continuare a vivere nelle sue canzoni. Grazie perché con Autogrill mi tornavano in mente i viaggi con la 127 da Bergamo a Lamezia. O perché ascoltando Lettera mi ricordavo di una stanzetta piena di vinili e libri e una cuffia spelacchiata, con la gommapiuma a vista, ma da cui la sua voce usciva come un sogno. E gli avrei detto grazie ancora per avermi dato le parole quando non le trovavo. Per avermi insegnato cosa sia la libertà, che al mare non importa essere azzurro o verde, che certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. Per avermi insegnato le illusioni e a morire pecora nera. Ad avermi raccontato di Odisseo, e poi di Cirano, di Colombo, di Sancho Panza e Don Chisciotte. A saper distinguere quello che non da quello che è. E tante, tante, tante altre cose per cui non ci sarebbero grazie che potrebbero bastare.
Non so spiegare cos’abbia significato Francesco Guccini nella mia vita. Probabilmente cercherò di capirlo da oggi in poi. Finché non verrà il tempo, in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo.
Guglielmo Mastroianni, 8 agosto 2026
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