
Il voto sarà forse solo simbolico, ma il segnale politico è tutt’altro che trascurabile. A mezzogiorno, prima che i deputati europei si concedano le loro agognate ferie, l’Europarlamento sarà chiamato ad esprimersi sulla mozione di sfiducia a Ursula von der Leyen. La proposta è stata firmata da Gheorghe Piperea, eurodeputato romeno del partito sovranista AUR e dei Conservatori. L’addebito nei confronti dell’ex ministra della Difesa di Berlino è la scarsa trasparenza nelle trattative per l’acquisto dei vaccini contro il Covid – nell’ambito dell’ormai famoso Pfizergate – ma vengono citati anche l’uso improprio dei trattati europei per promuovere il piano di riarmo europeo e l’interferenza nei processi elettorali di alcuni Stati membri, tra cui Romania e Germania. Ma è attorno a questa mozione che si sono coagulati mesi di malumori e tensioni dentro la traballante maggioranza “Ursula”: l’esito del voto è scontato – servirebbero i due terzi dei votanti, numeri irraggiungibili – ma la tedesca rischia di uscirne più debole.
La sinistra europea, dai Verdi ai Socialisti passando per i Liberali, accusa il Ppe di giocare su due tavoli: da un lato garantire continuità all’eurocrazia, dall’altro flirtare con le destre conservatrici. La linea dura dei Socialisti sembrava prendere corpo con una possibile astensione compatta, ma alla fine è arrivato il classico colpo di spugna: dopo ore di trattative notturne, il gruppo S&D ha incassato qualche rassicurazione — su tutte, la promessa del mantenimento del Fondo Sociale nel prossimo bilancio — e ha ritirato le minacce. Voto compatto, dunque, mentre per Renew e The Left si profila una divisione interna, considerando che nessuno si è sbilanciato sull’orientamento dei gruppi.
Il pericolo per la von der Leyen era quello di finire salvata unicamente da Popolari e Liberali. Uno scenario politicamente imbarazzante, evitato in extremis grazie alla “mossa pontiera” di Bruxelles. Tuttavia, in Aula il fronte socialista rischia comunque defezioni. E nel gruppo dei Conservatori si prepara una nuova sorpresa. Fratelli d’Italia non ha ancora sciolto le riserve, ma l’orientamento — finora — è quello indicato da Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo: contrario alla mozione. Formalmente una posizione personale, ma che suona molto come linea di partito. Il voto, dunque, potrebbe vedere un asse pro-Ursula formato da Forza Italia, Pd e FdI. All’opposizione M5s, Lega e altri gruppi euroscettici. Uno scenario che evidenzierebbe la distanza strategica tra Meloni e Salvini sul fronte europeo. La Lega “ha sempre votato contro” la presidente della Commissione europea “Ursula von der Leyen e le sue politiche disastrose. Lo farà ancora domani, votando per la mozione di sfiducia. Con coerenza. Chi avrà il coraggio di fare lo stesso?”, la provocazione del Carroccio.
Ed è proprio questo il nodo più interessante: con un possibile “no” alla sfiducia, la Meloni — che al Consiglio europeo aveva votato contro la rielezione di Ursula — si troverebbe ora allineata di fatto con i pilastri della maggioranza europeista. Un cambio di passo che potrebbe preludere a un ruolo italiano ancora più centrale nei palazzi di Bruxelles, ma che farebbe scattare un campanello d’allarme sull’unità della coalizione.
Sul fronte socialista, Elly Schlein ha provato a mantenere il punto. Ha chiesto garanzie, impegni concreti, segnali. Ma alla fine ha prevalso la linea più morbida, dettata dalla compagine spagnola e governista del gruppo S&D. La Commissione ha giocato sul tema più sensibile del momento: il quadro finanziario pluriennale. Dopo giorni di pressing, Ursula avrebbe dato rassicurazioni sul ruolo delle Regioni nella gestione dei fondi Ue e sulla tenuta del Fondo Sociale.
Intanto, Ppe, Conservatori e Patrioti hanno nuovamente fatto asse per affossare la richiesta di procedura d’urgenza sui target climatici 2040. I Socialisti hanno gridato allo scandalo, ma alla prova dei fatti si sono fermati alle parole.
La partita è tutt’altro che chiusa. Von der Leyen, per ora, resiste. Ma la sua maggioranza è tutto tranne che solida. E l’Italia, ancora una volta, si ritrova al centro del gioco.
Franco Lodige, 10 luglio 2025
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