Esteri

White Lives Matter

Le verità scomode che nessuno vuole raccontarti sulla rovina del politicamente corretto

trump Iryna Zarutska Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana statunitense. Perché fa riflettere.

L’uomo è un negro (parola spagnola, se il woke americano l’ha fatto diventare un insulto non mi interessa). Nessuno ha soccorso la giovane, anzi si sono allontanati. E gli altri passeggeri del vagone erano tutti coloured. Lo so, adesso si dice “afroamericani”, ma io sono italiano e non seguo da un pezzo i c.d. corsi di “aggiornamento” obbligatori per giornalisti.

Proseguiamo. L’unico che, pur provenendo da un’altra carrozza, si è accorto di quell’esserino dolce e minuto che perdeva sangue era un bianco, ma era ormai troppo tardi. L’assassino è un pluripregiudicato condannato ben quattordici volte, e rimesso in libertà per l’ennesima da una giudicessa appartenente alla stessa etnia.

Black Lives Matter: letteralmente, le vite dei neri contano. Evidentemente, ormai più di tutti, tant’è che i commercianti (da millenni i primi a fiutare il vento) ormai non fanno alcuna pubblicità senza metterci dentro un africano: vi basta accendere la tivù per verificare.

Per un black accidentalmente ucciso da poliziotti (alcuni, black pure loro) le città Usa sono state date alle fiamme e saccheggiate. Hollywood -altro ambiente in cui Dollars Matter- continuano a inondare le sale di film, regolarmente premiati con l’Oscar, sulla schiavitù dei negri prima e durante la Guerra Civile.

Scemato il filone degli “indiani buoni e ingiustamente decimati dai bianchi” (stra-Oscar a “Balla coi lupi”, col nordista che vedeva i pellirosse in “armonia”, quando la storia dice che si scannavano e derubavano tra loro da sempre), ecco un’altra “vittima” dell’Occidente cristiano con cui rinfocolare i sensi di colpa.

Film per film, ricordiamone uno del 1986, “Soul man”, in cui un ragazzo americano che non riesce a entrare all’università si traveste da negro per approfittare delle quote riservate a questa minoranza. Dunque, se quarant’anni fa qualcuno poteva scherzarci sopra, vuol dire che già allora molti bianchi americani ne avevano le tasche piene dell’Affirmative action, con cui il governo, cedendo alla propaganda, aveva creato canali privilegiati per gente che aveva il solo merito di non avere la pelle bianca.

Non so se Trump si sia reso conto che per realizzare il suo programma MAGA (Make America Great Again) deve abolire questa legge idiota che ha riempito i ranghi dell’amministrazione e le cattedre e i tribunali di gente che non aveva i numeri, e respinto per tal via molti di quelli che li avevano.

Finora l’unica cosa che gli è riuscita di fare è di togliere di mezzo i militari trans (anche generali!) la cui sola presenza ridicolizzava l’intero esercito statunitense. Il marxismo, nella sua ultima variante woke, si è impadronito delle cattedre universitarie americane, abbondantemente foraggiate da emirati e regni arabi e riempitesi di studenti cinesi (pecunia non olet : questo è latino).

La solita Hollywood, mater propagandarum (anche questo) è popolata da attori e registi che (come rinfacciò loro un celebre comico in una cerimonia degli Oscar, non a caso silenziata) “sono stati sui banchi di scuola meno tempo di Greta”, ma poi si pigliano pure il Nastro Verde per la Cultura, come fece la Francia con (tenetevi) Sharon Stone all’indomani dalla sua celebre accavallata di gambe su grande schermo.

Bene, Hollywood ha sfornato film su film per demonizzare la “caccia alle streghe” del senatore McCarthy, mostrando con ciò che è quanto più teme. Invece McCarthy aveva ragione, eccome. Trump sicuramente lo sa, e sa anche, personalmente, che dove anche la propaganda fallisce c’è sempre un’ultima ratio (sempre latino): un “pazzo” con un fucile di precisione. Speriamo che The Donald faccia qualcosa. Quel che succede negli Usa, ahimè, riguarda anche noi.

Rino Cammilleri, 31 ottobre 2025

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