Zalone: ci basta poco per sentirci “scorretti”

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato

Qui al bar abbiamo anche una vita fuori dal bar e siamo andati a vedere il film di Checco Zalone. Se non lo avete ancora fatto e volete farlo, fermatevi qua: magari ve lo spoileriamo… Tra i clienti, ho notato che la reazione media di soddisfazione per la pellicola riguardava il suo tono politicamente scorretto: finalmente qualcuno che scherza su tutto e che rompe dei tabù. Sarà. A me pare che se consideriamo “Buen camino” un film politicamente scorretto è solo perché ci eravamo abituati talmente male, che pure una piccola boccata d’ossigeno ci rigenera. Alla fine, quali battute di Zalone sono così dirompenti? Quando si permette di irridere i poveri per caratterizzare il suo personaggio? Quando fa la sortita sui palestinesi e Gaza? O sull’11 settembre? Quando, sostanzialmente, definisce Cristo un narcisista patologico? Quando resta di sasso perché scopre la figlia che si bacia con un’altra ragazza? D’accordo: tutte scenette che fanno ridere. E ben vengano! Ma a noi tutto questo non stupisce granché, specie nel contesto di una pellicola che, tutto sommato, ha un intento e una morale a loro modo, con leggerezza, edificanti. Sarà forse politicamente scorretto scherzare sull’ipertrofia prostatica? Siamo ben lontani dalle commedie sboccacciate e senza morale degli anni ‘70, sfacciatamente omofobe e maschiliste; e, per fortuna o purtroppo, non c’è praticamente nulla del trash dei cinepanettoni, che almeno fino a una certa annata erano stati il vero emblema nazionalpopolare dell’Italia dei bar. Sarà questo che ci frega: noi stiamo al bar. E se Checco Zalone è in grado di essere provocatorio così, ragazzi, siamo messi veramente male…

Il Barista, 30 dicembre 2025

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