Cin Cinico

Zampirone e vigile attesa

Sui giornali foto di zanzare come se fossero T-Rex assetati di sangue. Ma la malattia si aggira da anni in Italia, senza bisogno di allarmismi

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zampirone e vigile attesa Burioni

È piena estate, in tutto il mondo i conflitti dilagano e la popolazione manifesta forte insofferenza verso i media tradizionali. Serve una spinta diversa per vendere i giornali e tenere la gente incollata ai televisori, serve un contenuto che possa preoccupare più delle guerre lontane, ormai facenti parte del quotidiano e quindi poco angoscianti. Serve una nuova pandemia, Signore e Signori.

Ma visto che non si vedono all’orizzonte nuove pandemie degne di nota, per fortuna (per noi), anche quest’estate tocca rispolverare una vecchia gloria: il caro vecchio West Nile Virus. Sì, una malattia trasmesa dalle zanzare che già da anni si aggira indisturbata in Italia e che, nonostante i 20 morti nel 2024, fino a una manciata di settimane fa interessava solo agli entomologi e agli epidemiologi.

Ed eccolo lì, risorto, a prendersi titoloni sui giornali: “Allarme West Nile! Panico e terrore”, con tanto di foto di una Culex pipiens (‘na zanzara, insomma…) in primo piano, zoommata come se fosse un T-Rex assetato di sangue. La narrativa è sempre la stessa: il virus è in agguato, si diffonde nel silenzio, colpisce senza sintomi, (cioé a dire: nella stragrande maggioranza dei casi non succede nulla, ma non lo diciamo altrimenti chi ci legge?).

Partiamo da un dato: oltre l’80% degli infetti non sviluppa alcun sintomo. Niente. Zero. Al massimo, nella quasi totalità del restante 20%, si manifestano febbricola e malessere generale, roba da non disdire neanche la prenotazione dell’ombrellone al lido.

Solo lo “zerovirgola” può sviluppare forme neuro-invasive, e si tratta quasi sempre di persone anziane e con gravissime condizioni pregresse. In termini epidemiologici, il West Nile virus è un cugino dell’influenza stagionale: fastidioso, ma non certo un agente dell’Apocalisse.

Eppure, da giorni, i talk show sfornano esperti improvvisati o grandi nomi fra gli illustrissimi scienziati andati alla ribalta nazionale grazie alla mangiatoia del Covid: “Massima attenzione alle zanzare”, “I cittadini siano responsabili”, “Disinfestazioni straordinarie” mentre in sottofondo scorrono immagini di reparti di terapia intensiva che nulla hanno a che fare con la West Nile… Ma vuoi mettere l’effetto-ansia sul telespettatore medio?

Lo spettacolo è grottesco: le zanzare sono diventate più temute di un controllo dell’Agenzia delle Entrate e nel paese di Sinner i cittadini finiscono con armarsi di racchette elettriche, convinti di combattere la piaga biblica del 2025. Nel frattempo, ci si dimentica di comunicare che l’unica vera arma efficace contro la malattia è una gestione comunicativa sensata (che noia, però!) e una serietà che ad oggi manca al Servizio Sanitario Nazionale, che forse dal Covid ha imparato poco e che disattende qualsiasi statistica, con la stima dei contagi passata a una trentina di casi a oltre diecimila in un paio di giorni.

Il West Nile è il pretesto perfetto per riempire il vuoto estivo nei palinsesti, quando perfino i bombardamenti nel mondo iniziano a sembrare banali e non destano più scalpore. E mentre i vari virologi a breve ci raccomanderanno di indossare maniche lunghe a Ferragosto, nessuno si prende la briga di dire che conviviamo con questo virus da anni, che non è nuovo, che non è mutato, e soprattutto, che non è la nuova peste. Ma guai a smorzare l’allarme. L’importante è mantenere alta la tensione. E chi col Covid è uscito dal laboratorio ed è diventato una rock star si starà già leccando i baffi pensando a una nuova sfilza di ospitate in tv, sui giornali, persino alle sagre.

Dopotutto, un po’ di paura fa vendere. E un titolo come “Un infetto ad Appetricchio” fa molto più rumore della sana informazione. Il consiglio? Accendete lo zampirone, sì, ma spegnete la TV.

Alessandro Bonelli, 31 luglio 2025

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