
Mossa a sorpresa di Volodymy Zelensky. Durante un’intervista rilasciata a New York al giornalista Barak Ravid per il programma The Axios Show, il presidente ucraino ha dichiarato che non intende mantenere la guida del Paese una volta terminato il conflitto con la Russia. Ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere al Parlamento di organizzare nuove elezioni qualora venisse raggiunto un cessate il fuoco.
Alla domanda se considerasse concluso il proprio mandato in caso di fine della guerra, il numero di Kiev ha risposto che sarà “pronto” a dimettersi, precisando: “Il mio obiettivo è porre fine alla guerra”, non continuare a ricoprire la carica. L’intervista è stata realizzata poco prima della partenza del presidente ucraino dalla sede dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove aveva partecipato ai lavori ufficiali.
Ricordiamo che una delle condizioni poste da Vladimir Putin per la pace è la “denazificazione” dell’Ucraina. Tradotto, dimissioni di Zelensky, che non sarebbe legittimo perché dal 2019 non ci sono più state elezioni. Per lo zar, infatti, la firma dell’attuale presidente ucraino sulla tregua e dunque sulla pace non avrebbe valore. Basti pensare alle recenti esternazioni del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha ribadito come il Cremlino non riterrà valida la firma di Zelensky su un eventuale accordo. “Quando arriveremo alla fase della firma dei documenti, servirà che tutti si rendano conto che la persona che li sottoscrive debba essere legittimata a farlo, e Zelensky al momento non lo è” la provocazione del diplomatico di Putin.
Zelensky era stato eletto nel 2019 con un ampio consenso. Il suo mandato quinquennale sarebbe scaduto nel maggio 2024, ma il protrarsi dello stato di guerra ha reso impossibile l’organizzazione delle elezioni. Axios ha ricordato che la popolarità del presidente ha toccato picchi intorno al 90 per cento nei primi mesi del conflitto. I sondaggi più recenti lo collocano ancora sopra il 60 per cento. La testata americana ha inoltre sottolineato che la Costituzione ucraina vieta lo svolgimento di elezioni durante la legge marziale, e che eventuali votazioni, anche se consentite, sarebbero rese estremamente complesse dal contesto di sicurezza.
Nel corso della stessa visita a New York, Zelensky ha ribadito che non esiste al momento un cessate il fuoco, in quanto “la Russia lo rifiuta”. Rivolgendosi all’Assemblea Generale dell’Onu, ha lanciato un appello alla comunità internazionale, affermando che Mosca ha ambizioni che vanno oltre i confini ucraini. “Il mondo sta vivendo la corsa agli armamenti più distruttiva della storia”, ha dichiarato, sostenendo che “se un Paese vuole la pace, deve comunque lavorare sulle armi” poiché “le armi decidono chi sopravvive” e “non ci sono garanzie di sicurezza se non gli amici e le armi”.
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Zelensky ha inoltre accusato la Russia di aver violato lo spazio aereo di alcuni Paesi europei, tra cui Polonia ed Estonia, e ha parlato di una crescente minaccia russa in Moldavia: “La Russia ha sorvolato dei Paesi europei”, ha detto, “e questo significa che oggi la Russia è sinonimo di interferenza”. Secondo il presidente ucraino, l’Europa dovrebbe intervenire per sostenere Chişinău, altrimenti il costo da pagare in futuro potrebbe essere più alto.
Sul fronte diplomatico, la guerra in Ucraina è stata al centro anche di un confronto tra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. I due si sono incontrati in un hotel di Manhattan, in un faccia a faccia durato circa 50 minuti. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, Rubio avrebbe riaffermato la posizione del presidente Donald Trump, chiedendo la cessazione delle ostilità e sottolineando “la necessità che Mosca compia passi significativi per una risoluzione duratura della guerra fra Russia e Ucraina”.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri russo ha riferito che entrambi i rappresentanti “hanno ribadito il loro reciproco interesse a trovare una soluzione pacifica”, precisando però che Lavrov avrebbe insistito sull’importanza di attenersi alla linea politica tracciata dai leader di Stati Uniti e Russia durante un incontro in Alaska, compreso un coordinamento per affrontare le cause profonde del conflitto.
In risposta a una recente affermazione di Trump, secondo cui l’Ucraina, con il supporto dell’Unione Europea, potrebbe riconquistare l’intero territorio nazionale, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito categoricamente: “L’affermazione secondo cui l’Ucraina possa riconquistare qualcosa è sbagliata”, ha dichiarato. Peskov ha descritto la Russia come “un orso”, e non “una tigre di carta”, aggiungendo che il Paese sta portando avanti il conflitto per perseguire obiettivi stabiliti da Vladimir Putin fin dall’inizio.
Intanto, sul fronte europeo, la Germania ha denunciato un episodio ritenuto provocatorio da parte della Russia. Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha riferito che un aereo militare russo ha sorvolato una fregata della Marina tedesca nel Mar Baltico, un’azione che in ambito militare viene considerata come una provocazione ingiustificata. Pistorius ha inoltre avvertito che “con crescente frequenza e intensità la Russia mette alla prova i confini, anche nei confronti degli Stati membri della Nato”, sollecitando il Parlamento tedesco ad approvare un rafforzamento del bilancio per la Difesa.
Franco Lodige, 25 settembre 2025
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