Qui al bar siamo un po’ retrivi e ci è sempre piaciuta l’idea dello 007 maschio, etero, bianco, molto inglese e molto anglofilo. Anche quando lo interpretava Sean Connery, molto scozzese e molto indipendentista, ma perfettamente calato nel ruolo del gagà britannico al servizio segreto di Sua Maestà. Perciò non ci piacevano le voci che circolavano sul futuro di James Bond dopo la dipartita di Daniel Craig: un po’ africano per renderlo più inclusivo, magari donna per tagliare i ponti col machismo.
L’ultima indiscrezione, però, ci sembra succosa: la prima 007 di sesso femminile potrebbe essere Sydney Sweeney. Sì, proprio lei: la biondissima attrice e modella testimonial dei jeans American Eagle, quelli dello slogan sui “good genes”, che ha fatto infuriare gli opinionisti woke che ci ha fatto scoprire che la stupenda Syndey è un’elettrice repubblicana, anche piuttosto trumpiana.
Così, nell’era in cui, nonostante il crollo di popolarità, Donald decide il bello e il cattivo tempo, i produttori della saga sull’agente segreto più famoso del mondo sembrano costretti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte: una Bond con i tacchi a spillo, nello spirito del female empowerment, ma pescata nell’elettorato Maga e non nella Hollywood che si batteva il petto per le espulsioni dei migranti. Se fosse così, potremmo quasi abituarci all’idea di veder sparire smoking sartoriali e cocktail dedicati a defunte amanti. Ci potrebbe quasi piacere, un’agente Zero Zero Tette.
Il Barista, 8 aprile 2026
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