Zerocalcare: “Askatasuna, io vi ringrazio per tutto questo”

Il fumettista pro-Pal elogia l'operato dei violenti di Torino in piazza. Non avevamo dubbi

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Finalmente il governo sulla sicurezza ne ha fatta una giusta. Non di destra, autoritaria, repressiva o liberale o liberista: semplicemente una giusta. Si è scrollato di dosso il peso della fellonia, di quell’indecisionismo neodemocristiano con cui tirare a campare senza dar fastidio a nessuno, salvo ai cittadini che campano come a Gaza, e oggi c’è un bell’intervento di Ricolfi sul Messaggero circa il vero sentimento degli italiani che è di frustrazione e di paura più verso una magistratura irresponsabile e complice che per l’insicurezza legata a maranza e farabutti assortiti; è bastato dunque azzardare un repulisti contro quei nuclei terroristici che si chiamano centro sociale, partendo da Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, e le risposte sono arrivate: i balordi, filohamas, filo brigate rosse, filo racket dello spaccio e dello sfruttamento di Askatasuna ancora liberi di scatenare la guerra civile, i 10 poliziotti feriti, il morto cercato, la devastazione, le bombe e i mattoni, gli inviti a uccidere.

Servivano conferme? No, ma prendiamole: focolai come Askatasuna sono, ha ragione quel poliziotto che ha scritto a questa testata, il male puro: non c’è niente da salvare in loro, operano per la distruzione ladresca sotto l’egida del rivoluzionarismo, sono parassiti, alimentano lo spaccio, i traffici di clandestini, di armi, di documenti falsi, evadono all’impossibile, occupano abusivamente strutture, aree, fanno il lavoro sporco e sporchissimo per la sinistra istituzionale che fin che può non ne vede i crimini, li alleva, promette sovvenzioni e sanatorie: niente di strano che funzionino come base elettorale e mediatica per le Salis e, in prospettiva, gli Zerocalcare il quale ha subito mandato un comunicato sconcertante, più che altro per lo stile, infantile, involuto, pieno di “raga” e di concetti pateticamente inconsistenti.

Questo Michele Reich ha 42 anni, è di famiglia ricca, se l’è cavata con i fumetti, disegnini militanti di pessimo livello grafico, e dovendo difendere il ruolo di antagonista a tutto tondo, tranne che sui soldi, può scrivere puttanate in libertà: “Ciao, sono Zerocalcare. Cioè la risposta è: sì, raga, non solo Askatasuna con tutto quello che combina va bene, ma proprio per tutto quello che ha combinato negli anni io non gli potrò mai dire abbastanza grazie. È stato uno spazio di cultura dove ho visto cose, gruppi che non avrei mai potuto vedere altrove, è stato un motore di immaginario e di conflitto importantissimo per tutta Italia, è stato un pezzo fondamentale per tanti e tante di noi per formarsi una coscienza critica. Io non riesco proprio a immaginarmi Torino senza Askatasuna e spero che, tra l’altro, non mi dovrò mai abituare a immaginarmela, perché spero che sia soltanto una questione di tempo. E in questo tempo, fino a che non ci sarà un nuovo tetto, spero che le strade siano piene di gente che lo reclamano. Ciao, a presto”.

Ciao raga, il motore di immaginario e di conflitto. Il conflitto con tutto quello che combina sarebbe cercare di ammazzare gli sbirri? I concetti si colgono lo stesso e stanno nell’apologia di ogni reato, fino al delitto: va bene, la democrazia è tenuta a consentire anche questo, anche da chi alimenta il business censurando libri, editori e soggetti sgraditi, a lui e alla sua base elettorale, ma c’è un limite o il ragazzo Reich può varcarlo a piacimento mentre chi manda una frase sui social se li vede chiudere o riceve la visita della stessa polizia che magari ha difeso? Vogliamo dire che il governo ha (finalmente) fatto una cosa da governo, ma non basta: se è vero che c’è una lunga lista di centri sociali da chiudere, da sinistra a destra, ebbene non si fermi: proceda, disperda e ripaghi chi li attacca con la stessa misura.

Alla guerra come alla guerra, perché questi giocano alla guerra. Anche se sa, se tutti sappiamo che la magistratura li manderà tutti salvi. Non importa, è tempo di disperdere e rassicurare. Questi, e il governo finalmente ne ha preso atto, informato a dovere dai servizi, sono centri di criminalità organizzata dove si agisce per la saldatura con i neoterroristi delle estreme, rosse e nere, con gli islamisti di conquista, le cellule non tanto dormienti, i cani da strada del maranzame di stupro e di rapina. Non si fermi il governo, disperda – insisto su questo concetto, brutale, perché questi parassiti vanno disarticolati, per usare un termine caro al brigatismo d’antan, e possibilmente rinchiusi visto che i presupposti penali ci stanno tutti, non si fermi, faccia tabula rasa, piazza pulita e dia un segnale di serietà: non è ammissibile oltre sentire gli strepiti di quelle mamme antifà che sfilano e pretendono, che si lagnano perché gli è saltata la polenta antagonista e la pastasciutta brigatista.

Basta, giocare! Non inviteremo tutta questa gente a cercarsi un lavoro, perché sarebbe controproducente: trattasi di autoesclusi, di falliti che in un contesto civile non ci sanno stare ed è meglio non metterceli: alcolisti, fumati, tossici, violenti, disagiati genetici. Vanno tolti, invece. Messi in condizione di non aggregarsi più e di non nuocere. Non si fermi il governo perché la questione è emergenziale, non si fermi e scoprirà che la risposta dei cittadini, come sembra suggerire Ricolfi, sarà entusiastica: mentre a venire puniti dalla loro malafede saranno quei parlamentari, sindaci e cardinali che reggono il bordone del teppismo criminale. Ci vuole davvero una svolta, un punto e a capo, una pagina bianca, adesso o mai più. Che non sia un’illusione, che il governo vada avanti e ci faccia sentire tutti un po’ più Svizzera e un po’ meno Guatemala o Palestina, per una volta.

Gli Zerocalcare, le Salis e i sindaci conniventi se ne faranno una ragione e siccome sono sedotti dalla riccanza, ci metteranno un attimo a riconvertirsi dall’antagonismo fumettaro all’opportunismo d’ordine. Li conosciamo, sono sempre la stessa cosa, ne abbiamo visti tanti nascere balordi guevaristi e invecchiare nella pancia di tutt’altro conformismo, perché se negli Stati Uniti un tempo si diceva che “nel futuro di ogni americano c’è una Ford”, in Italia nel futuro di ogni antagonista c’è sempre una pensione.

Max Del Papa, 21 dicembre 2025

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