
Donald Trump è al centro di nuove polemiche per alcuni insulti rivolti alla giornalista Catherine Lucey, dipendente dell’emittente Bloomberg. Durante un incontro con la stampa sull’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti ha risposto alle domande della cronista usando un linguaggio offensivo. Alla domanda sul perché non volesse pubblicare i documenti sul caso Jeffrey Epstein, Trump ha reagito chiamandola «Quiet, quiet piggy», che tradotto significa «stai zitta, maialina».
Le domande sul caso Epstein
La vicenda si è svolta mentre Trump stava tornando a Washington. Catherine Lucey aveva incalzato il presidente, chiedendo chiarimenti sui cosiddetti “Epstein files”. Questi documenti contengono dettagli legati a Jeffrey Epstein, ex finanziere accusato di abusi sessuali e traffico di minori, morto in carcere in circostanze controverse nel 2019. Trump ha inizialmente dichiarato di avere un pessimo rapporto con Epstein, ma non ha approfondito. Alle ulteriori richieste di Lucey, ha risposto con l’insulto che ha rapidamente fatto il giro dei social media.
Parole dure contro la giornalista
Dopo il primo insulto, Trump ha continuato a criticare Lucey, puntandole il dito contro e affermando che la sua emittente avrebbe dovuto licenziarla. Sempre rivolgendosi alla cronista, il presidente ha aggiunto: «Sei la peggiore, non so nemmeno perché continuino a tenerti». Le sue parole hanno provocato un forte dibattito online, con molte persone che le hanno definite sessiste e offensive.
L’episodio ha scatenato un’ondata di indignazione sui social network, dove “Quiet Piggy” è diventato uno degli argomenti più discussi. Diversi utenti hanno accusato Trump di aver ripetuto un comportamento già noto in passato.
Il momento in cui è avvenuto l’insulto coincide con la discussione alla Camera degli Stati Uniti su una proposta di legge per la pubblicazione dei documenti legati al caso Epstein. La misura, sostenuta dallo speaker della Camera Mike Johnson e da un gruppo bipartisan di parlamentari, prevede di rendere pubblici i file entro 30 giorni dalla sua approvazione. Se la risoluzione sarà approvata alla Camera, passerà al Senato prima di arrivare a Trump per l’eventuale firma. Alcune vittime di Epstein hanno chiesto ai politici di smettere di utilizzare questa vicenda per fini politici.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).