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Difendere l’indifendibile (Walter Block)

Difendere l’indifendibile (Walter Block)

Difendere l’indifendibile

Difendere indifendibile di Walter Block è uno di quei testi che non possono mancare nella biblioteca di un liberale. Obbligatorio. Liberilibri é in procinto di pubblicarne una versione nuova: per il momento accontentiamoci della versione del 2010. I

l libretto con la copertina rossa è prezioso, con la bella introduzione di Selma dell’olio e la prefazione di Block che rappresenta una summa chiara e comprensibile del pensiero libertario. In fondo in poche righe si concentra tutto: “è illegittimo intraprendere aggressioni contro dei non-aggressori.

Il libertarismo non implica il pacifismo, non vieta l’uso della violenza nella difesa o persino nella rappresaglia contro la violenza. La filosofia libertaria condanna solo il dar inizio alla violenza”. Il concetto di dare inizio alla violenza per un libertario è piuttosto ampio: le tasse rappresentano una forma di violenza, ad esempio. Così come proibire la libera assunzione delle droghe o lo spaccio di pornografia. Ma questo lo avevamo già capito da Antonio Martino e dai liberali classici.

Block fa un passo avanti: “dare inizio ad una aggressione anche se sottoscritta da una maggioranza, non è legittimo”. Il mercato è un meccanismo molto ben funzionante, ma non dotato di moralità. É come il fuoco: può essere utile, ma anche pericoloso. “Il libertarismo non è dunque una filosofia di vita”.

Ecco perché in Difendere, Bloch difende dallo spacciatore al porco maschilista (sublimi pagine che si dovrebbero fare leggere a qualcuno oggi con ruoli istituzionali importanti in Parlamento), dal tassista abusivo alla prostituta. e così via per una lunga serie di capitoli, ognuno dedicato ad un presunto indifendibile, che Bloch con logica sottile difende.

Interessante la postfazione, che poi viene scritta quindici anni dopo l’uscita del libro e ben 23 dopo la sua ideazione. C’è un mea culpa. Bloch non ritratta certo il suo credo libertario.

Ma ammette di vergognarsi di aver scritto alcuni capitoli (tipo quello sulla prostituzione), anche se a ben vedere non ritira la mano da quelli forse più controversi, come quello in cui prende le difese del poliziotto corrotto, rifacendosi alla storia di Serpico (un non eroe, per Bloch).” ora mi appare chiaro l’errore che ho commesso nei miei scritti precedenti: è che io non sono soltanto un libertario, ma sono anche un conservatore culturale”. Due universi che per il nostro filosofo ed economista americano non sono affatto incompatibili.

Nicola Porro, Il Giornale 22 marzo 2015

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