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Kim nemico utile, lo rivaluteremo

Kim nemico utile, lo rivaluteremo

So che non si può dire, figuriamoci scrivere, potrebbero degradarla a fake news, ma dobbiamo farcene una ragione: Vladimir Putin ha vinto la guerra contro l’Isis, insieme a Kamenei, Erdogan e, come ragazzo spazzola, Assad.

Tutti personaggi che facevano, e fanno, schifo ai frequentatori dei nostri salotti, ma che hanno sconfitto i criminali islamici dell’Isis. Se si fosse seguita la strategia di Obama, assassinare con i droni i capi che l’Isis, ovviamente subito sostituiti, saremmo ancora lì, a farci le solite seghe mentali.

La nostra classe dominante da quando ha configurato l’Occidente come un’entità, non solo politicamente, ma pure emotivamente corretta, pare abbia bisogno di trovare dei nemici mortali sui quali trasferire le sue frustrazioni.

Il nuovo «cattivo» è Kim Jong-un. Fra le tante frivolezze politiche che si leggono su di lui, qualche giorno fa è comparso un titolo giornalistico tecnicamente perfetto, perché è ben rappresenta sia la notizia che la soluzione. Eccolo: «Nuovo missile di Kim, partita la corsa allo Scudo».

So di esprimere un altro concetto sgradevole ma lo faccio perché penso sia giusto farlo. Ovviamente poi ciascuno decide se accettarlo o respingerlo.

Sono convinto che fra ics anni rivaluteremo la figura di Kim Jong-un. Nessun analista serio pensa (in privato) che Kim voglia scatenare una guerra atomica. L’ultimo Kim non è un pazzo o un ebete, malgrado la faccia che si ritrova lo potrebbe far pensare, è un losco ricattatore, come già suo padre e suo nonno, il fondatore della dinastia.

Vogliono rimanere al potere, semplicemente per arricchirsi (come le famiglie Sinti-mafiose di Roma), per farlo dà testate a chi gli capita a tiro. In termini di geopolitica, Kim fa comodo sia alla Cina che alla Russia ai quali la Nord Corea serve come stato cuscinetto da interporre fra loro e gli Stati Uniti e alleati asiatici.

Kim con le sue mosse, apparentemente sconclusionate, ma frutto di una strategia comunicazionale molto sofisticata, ha creato per l’Occidente un «bisogno di sicurezza», ergo la necessità di un «prodotto difensivo» che la garantisca. È lo Scudo Antimissile. Di questo dovremo ringraziarlo. Assisteremo a una nuova corsa focalizzata su armamenti difensivi di questo tipo.

Saranno drenate importanti risorse economiche, e sarà un bene, perché le spese militari, specie difensive, garantiscono la pace e hanno molte ricadute di innovazione e di nuove tecnologie per il progresso civile. Questo nuovo fatturato che si creerà a livello mondo farà la fortuna di quei Paesi che hanno investito nelle armi in grado di abbattere i missili, attenzione, nella stratosfera, dove persino l’esplosione di una testata nucleare provocherebbe danni limitati.

L’unico paese che, per ora, dispone di uno Scudo di questo tipo già operativo (Arrow), con intercettatori e radar potentissimi di supporto al sistema, è Israele. È 30 anni che ci lavora, ha ottenuto risultati incredibili e questo progetto ha richiesto un investimento di appena 3 miliardi di dollari (meno di quello che ha speso Torino per le Olimpiadi della neve).

Suggerisco di riflettere su questo aspetto: Israele ha 8,6 milioni di abitanti (75 per cento ebrei, 20 arabi) eppure è il leader nel mondo sulle cose che nella vita contano, ed è pure l’unico Paese, con la Svizzera, autenticamente liberale, liberale senza ridicole aggettivazioni. Fermiamoci un momento a riflettere.

Riccardo Ruggeri, 4 Dicembre 2017

 

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