All’alba del 7 ottobre 2023 — quando Hamas compì il massacro che cambiò per sempre il panorama della guerra israelo-palestinese — molti israeliani e analisti si domandarono come una simile operazione fosse potuta avvenire, nonostante i corposi finanziamenti e gli accordi umanitari diretti a Gaza negli anni precedenti. Oggi, con la testa dell’esercito nelle mani del Eyal Zamir, le stesse misure una volta viste come “contenimento” sono al centro di un’accusa durissima: secondo Zamir, furono proprio quelle politiche — autorizzate dal governo dell’allora premier Benjamin Netanyahu — a dare nuovi margini di rafforzamento a Hamas.
Assistenza umanitaria ?
Dal 2018 in poi, il governo israeliano autorizzò trasferimenti mensili verso Gaza di decine di milioni di dollari, veicolati da Qatar come aiuti per salari di dipendenti pubblici, carburante, servizi sociali, infrastrutture. Secondo documenti ottenuti da fonti investigative — citate da testate israeliane — questi fondi passarono per circuiti “umanitari” e “governativi”, con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare Gaza, mitigare proteste, e mantenere sotto controllo la situazione al confine. Ma le stesse fonti mostrano che la strategia aveva un rovescio: liberando Hamas dall’onere di fornire servizi civili — istruzione, sanità, salari pubblici — i fondi esterni poterono “liberare risorse proprie” dell’organizzazione — potenzialmente utilizzabili per armamenti, logistica, potenziamento militare.
Un reportage recente fa riferimento a trasferimenti dell’ordine di 30 milioni di dollari al mese come cifra indicativa — cifra che, se consolidata per anni, rappresenta un ammontare significativo. Fonti interne – secondo quanto riportato nel 2025 – avrebbero già avvertito il governo fra il 2019 e il 2020 che parte di tali fondi finivano “in mani sbagliate”, riconducibili all’ala militarizzata di Hamas. Tuttavia, il governo resistette all’idea che questi flussi potessero rappresentare un rischio: la linea ufficiale difese l’operazione come “necessaria per evitare un collasso umanitario” a Gaza.
Il “Boomerang”
Secondo Zamir, l’idea di “tenere Hamas sotto controllo con il denaro qatariota” si è trasformata — nel tempo — in un “massiccio rafforzamento militare” della fazione. Il denaro, pensato come strumento di stabilizzazione, ha invece permesso a Hamas di consolidarsi, restare radicata nel tessuto civile di Gaza e contemporaneamente potenziarsi militarmente.
La denuncia è pesante: non si parla solo di fallimenti tattici o di intelligence, ma di una scelta politica strategica — un approccio di “contenimento economico” che avrebbe favorito la trasformazione di Hamas in un’entità ancora più capace e letale. Il concetto appare confermato da analisi interne e da un crescente numero di documenti sequestrati nella Striscia, secondo cui il denaro qatariota fu per anni “l’arteria principale” di finanziamento per Hamas.
La resa dei conti
Il giorno del massacro, l’IDF — l’esercito israeliano — fallì nella sua missione principale secondo quanto dichiarato da Eyal Zamir: tre alti ufficiali in carica allora (capo dell’intelligence, capo operativo e capo del Comando Sud) sono stati congedati o dichiarati inidonei. Zamir ha definito il 7 ottobre «un fallimento sistemico» — non un errore tattico occasionale, ma un collasso strutturale delle capacità preventive e di allarme.
Nel frattempo, la tensione fra vertice militare e governo è cresciuta: il 5 agosto 2025, dopo una riunione del gabinetto di sicurezza, l’esecutivo guidato da Netanyahu ha annunciato l’intenzione di occupare tutta la Striscia di Gaza. Zamir si è trovato in una posizione difficile: chiamato a rispettare le decisioni del governo, ma consapevole — secondo fonti israeliane — delle reali difficoltà operative e umanitarie.
Il conflitto istituzionale è emerso in modo chiaro ancora di recente, quando il ministro della Difesa Israel Katz ha bloccato la promozione di alcuni ufficiali sostenuti da Zamir, segnalando la volontà politica di tenere sotto controllo il vertice militare.
Parallelamente, cresce la pressione pubblica: sondaggi recenti riportano che oltre il 70–74% degli israeliani sostiene l’idea di istituire una commissione pubblica d’inchiesta sui fallimenti del 7 ottobre.
Un errore (orrore) con conseguenze tragiche
Netanyahu, imponendo la politica del denaro qatariota come leva di contenimento, ha sottovalutato il rischio di rafforzare non solo la dimensione politica di Hamas, ma anche la sua capacità militare. In altre parole: un compromesso temporaneo per evitare disordini civili fu — con il senno di poi — una decisione che ha contribuito a creare le condizioni per un attacco devastante come quello del 7 ottobre. L’accusa — forte, diretta — è che quella strategia non fosse neutralizzazione, ma abitudine e rafforzamento: una scelta che, come troppe volte nella storia, ha generato esattamente l’effetto opposto a quello desiderato.
Giulio Galetti, 7 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


