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Il “pareggio” di Trump e l’esaurimento nervoso di Macron

In tempi non sospetti (alcuni giorni fa) ho “sputato” due tweet: 1 “Meglio seguire la maratona notturna del midterm con Enrico Mentana o il DNA delle ossa romane in Nunziatura?”; 2 “Mi auguro una grande vittoria dem per favorire la salute dei miei amici più cari”. Come ovvio c’era dell’ironia in entrambi, ma c’era pure stupore per lo stato di depressione nella quale siamo precipitati noi élite, intesi come classe dominante (cfr. Angelo Codevilla), dopo Brexit, dopo Donald Trump (2016), dopo la Germania 2018, dopo l’italico 4 marzo. Aggrapparsi disperatamente alle elezioni di midterm (sappiamo tutti come di norma finiscano in un pareggio), per sognare di mettere sotto impeachment il buzzurro The Donald, mi pareva stravagante.

Mi sfugge questa nostra infinita elaborazione del lutto per l’andata al potere di personaggi a noi sgraditi, sgraditi persino in termini demo-etno-antropologici. In fondo, siamo al potere da 70 anni, abbiamo fatto il bello e il cattivo tempo, fatto infiniti errori in politica estera e interna, da 30 seguiamo un modello economico-politico-culturale idiota, come quello del Ceo capitalism. I risultati, e non poteva essere diversamente, sono imbarazzanti: l’unico indice serio in politica economica, in presenza del suffragio universale, è il numero dei poveri assoluti, e questo, per colpa solo nostra, è triplicato in 10 anni, per non parlare dei poveri relativi. Tutto il resto è cipria. Mi pare fisiologico che i cittadini si siano stufati delle nostre chiacchiere, dei nostri ridicoli obiettivi non seguiti da puntuali execution e risultati, della nostra interpretazione ideologica della globalizzazione (connotandola come selvaggia), della sudditanza a burocratiche Istituzioni sovranazionali, dello scambio osceno diritti civili-diritti sociali, o peggio flessibilità-immigrazione selvaggia. E potrei continuare.

Ed eccoci all’appuntamento elettorale del midterm. Per chi conosce e ama l’America (vorrei chiamarla l’America vera, non quella californiana, o newyorchese, o dei campus ove l’edera nasconde il buon senso), le midterm hanno uno scopo ben preciso: dare l’opportunità ai cittadini di “riequilibrare” i poteri fra il Presidente e il Congresso. Se i dem vincessero alla Camera ma non espugnassero il Senato saremmo nella norma, se espugnassero anche il Senato, Donald Trump sarebbe un’anatra zoppa. L’altra opzione è che i rep. facciano filotto, ma questa la escludo. Questo avevo scritto prima della Maratona Mentana.

Ora, ci siamo, carta canta. E’ finita così, come sempre succede (salvo un paio di casi). I dem hanno una Camera tutta per loro, i rep un Senato non più soggetto ai ricatti di qualche imbarazzante John McCain. Chi conosce l’America sa che un Presidente dem ha più difficoltà con una Camera rep, che un Presidente rep con una Camera dem. Nel caso di Trump sappiamo tutti che lui trasformerà il nuovo portavoce dem al Congresso (si presume Nancy Pelosi) nel suo nemico mortale, sul quale rovesciare caterve di insulti (politici) e “freccette voodoo” nel caso (certo) di opposizione alle sue leggi.

Come ormai è uso fare in tutto il mondo civile, chiuse le urne inizierà la campagna elettorale per il 2020. Questo “pareggio” dem-rep, in realtà è una vittoria per entrambi, stante i differenziali. È merito di una strategia vincente dei dem che, in assenza di un leader, si sono inventati tanti mini-leader locali (in particolare donne, minoranze etniche) e di Trump che, non fidandosi dei suoi amici rep, è intervenuto in prima persona: una curiosità, in tutti gli Stati ove ha pronunciato la frase di endorsement “Votare lui è come votare me” il rep locale ha vinto. In Texas, supportando con successo il suo ex nemico alle primarie rep, Ted Cruz, ha contribuito ad affossare nella culla il potenziale leader dem Beto O’Rourke, allevato in vitro per il 2020.

Per due anni avremo di cosa scrivere. Intanto l’Europa radical chic incassa questo nuovo colpo, Emmanuel Macron continuerà a curarsi l’esaurimento nervoso, Angela Merkel zoppicherà sempre più, la Commissione infierirà sull’Italia con i suoi numeretti, i due ragazzotti giallo verdi cercheranno il verso acconcio del poeta di strada Gio Evan per separarsi con dignità. E intanto il mondo va avanti, malgrado le nostre paturnie idiote. E i giovani ci daranno le soddisfazioni che noi, vecchi e invecchiati, non meritiamo.

Riccardo Ruggeri, 7 novembre 2018

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2 Commenti

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  1. Gli USA hanno detto che si fidano dell’Italia e compreranno i nostri Bond a 10 anni perchè sono convenienti e sicuri, bella notizia, vista l’amicizia tra Tump e Conte.
    Per quanto riguarda la durata del Governo questi qui dureranno tutti e cinque gli anni…………..ma quando gli ricapita????

  2. non bisogna chiamarli piu’ radical Schick, sono molto peggio di questo nome puzzolente, quelli sono terrestri demoniaci, legati alle leggi saurocratiche. Come mai non si parla mai sauri-khazari?…eppure sono la piaga di questo mondo! C’è chi non ne conosce neppure l’esistenza, ma è li che si deve indagare…..proprio li’ e dare loro il nome esatto…

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