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M. Il Figlio del secolo (Antonio Scurati)

M. Il Figlio del secolo

Autore: Antonio Scurati
Anno di pubblicazione: 2018
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Difficilmente questa rubrichetta si occupa di bestseller e, come dire, di libri mainstream. Ma in questo caso il libro di Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo (Bompiani), vale l’eccezione. L’autore dice: «Mi sono assegnato un criterio rigidissimo, nessun personaggio, accadimento, discorso o frasi narrati nel libro sono liberamente inventati… L’antifascismo non regge più ai tempi nuovi (…) va ripensato su nuove basi. Raccontare il fascismo, per la prima volta in un romanzo attraverso i fascisti e senza pregiudiziali ideologiche, è il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo». È una gentile clausola di salvaguardia. Chiunque, profondamente ignorante come chi scrive, prenda in mano M. piomba in un mondo, in un contesto, lontano anni luce da ciò che ha studiato a scuola, visto in qualche documentario televisivo, letto in qualche brandello di articolessa giornalistica, riguardo il fascismo.

Il libro è stato criticato da Ernesto Galli della Loggia, per qualche errore fattuale davvero marchiano. Scurati li ha ammessi. Si tratta però, come nota l’editorialista del Corriere della Sera, più di una sciatteria della casa editrice che di un grande vulnus per l’impianto complessivo di un romanzo che in 850 pagine (volano) vuole raccontare l’ascesa di Mussolini, con una videocamera fissata sulla sua pelata. La critica dello storico ha un di più di corporativo, per rimanere in tema, e cioè una sorta di supponenza di un clan che si sente usurpato di un argomento. Tutti si sentono economisti, oggi, ma per carità nessuno si azzardi a parlare di Mussolini, con una laurea in Filosofia.

Ma torniamo a noi. Il libro, dal sapore romanzesco, appunto, è semplicemente magnifico. E riesce laddove centomila storici non sono riusciti. Anche se, probabilmente, con qualche errore disseminato qua e là. Riesce a rendere il clima di un’Italia in cui i vincitori, quelli della Grande guerra, si sono sentiti sconfitti. Racconta la violenza dei socialisti e delle loro leghe, nate prima dei fascismo e distrutte da questo solo per un motivo prettamente militare: un contadino non ce la farà mai contro un reduce, magari Ardito. Racconta poi i walzer di Mussolini che parte socialista e viene attirato dagli agrari, le giravolte degli italiani, anche quelli più tosti, i romagnoli, prima socialisti e poi fascisti. Disegna il democristianismo, ante dc, dell’Italietta liberale. Racconta ciò che tutti gli storici probabilmente sanno, ma che nessuno ci aveva raccontato e cioè l’origine patrizia di Matteotti, e la violenza dei congressi socialisti e la stessa violenza giustificata in aula da Matteotti, poi ucciso dai fascisti. Racconta le donne di Mussolini, la sua irrefrenabile voluttà, il ruolo della moglie popolana e dell’amante borghese. Ci restituisce un d’Annunzio forsennato a Fiume, e vittima del suo personaggio, cocainomane e poeta.

È un libro che ci racconta un periodo senza quel pregiudizio politico e moralista che sempre si accompagna a tutto ciò che riguardi Mussolini: senza alcuna intenzione di indulgenza nei suoi confronti, ma con un’apparente rotondità che la letteratura di Scurati rivendica a sé ma anche al suo testo, rispetto alla finta oggettività fattuale della storia.

Nicola Porro, Il Giornale 6 gennaio 2019

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8 Commenti

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  1. Pemettendo, ovviamente, che qualsiasi evento storico è sempre filtrato dalla visione di chi lo racconta, ma in questo caso condivido pienamente la tua analisi. Scurati traccia il profilo di Mussolini evitando, per quanto possibile, pregiudizi e partigianerie, immergendo chi legge nell’atmosfera degli anni venti in maniera straordinaria.

  2. Scrivere un libro, a suo dire, senza pregiudizi,su Mussolini, per voler rifondare l’antifascismo è veramente paradossale.Non sarà che il fascismo interessa ancora moltissimo e magari si spera di vendere molte copie? Ai posteri l’ardua sentenza!M.A.

  3. Ho letto il libro. Mi è piaciuto moltissimo.Ancor prima avevo letto “La storia del fascismo del grande De Felice, ed altro ancora.A parer mio Scurati ha attinto da fatti storici documentati, aggiungendo una leggerissima vena romanzata,senza travisare comunque la realtà storica,un libro che non stanca.
    Dalla lettura del libro si evincono diverse considerazioni,una delle quali è che nulla in politica di ieri oggi od allora sia cambiata” Vedi legge elettorale” ecc…..Poi che i Socialisti od anche le sinistre prima o dopo le varie scissioni, non hanno mai voluto governare ed hanno sempre preferito litigare,od ancor meglio filosofeggiare nell’inconcludenza.

  4. Merito di Sciascia aver coniato la definizione di “professionisti dell’antimafia” per tutti coloro la cui lotta alla mafia si risolve nell’amministrare liturgie di condanna accompagnate da retoriche orazioni, nonché accorati appelli alla società civile. Cose che alla mafia notoriamente ci fanno un baffo ma a questi sacerdoti antimafiosi assicurano una visibilità che ne promuove le carriere, che siano politiche, letterarie o solo burocratiche. Qualche nome: Orlando, Saviano, Ingroia per esempio. Per gli stessi motivi e nonostante il fascismo non ci sia più resistono i “professionisti dell’antifascismo” che il nemico fascista devono inventarselo in continuazione (per la serie ” che s’adda’ fa’ pe campa’ ! “). E questo libro che sicuramente stona con la “vulgata antifascista” sarà per loro un’occasione imperdibile per mobilitarsi e riservare all’autore le stesse cortesie già riservate a Gianpaolo Pansa. Già la prima gallina ha cantato sul corriere della sera.

  5. Caro Nicola,alla tua pregevole analisi del libro,vorrei aggiungere che in questo Mussolini senza sovrastrutture si può leggere la pochezza di un personaggio che è assurto al potere per le misere politiche post belliche italiane,dove lo spirito liberale stava tramontando sulla strada della difficile riconversione industriale e che,sopratutto, nella mancata riforma agraria avrebbe potuto fondare le basi di una reale unità.
    Una similitudine che vede nei nostri attuali chiari di luna politici una costante riconferma della mediocrità come fattore livellante.
    Si pensi ad un Galli della loggia intento,davanti ad un capolavoro,a trovare la pagliuzza e anestetizzato nello sfintere tanto da nn trovare stonato un palo infilatovi di netto.
    Un errore,tra l’altro,causato dai due(2) storici messi sul manoscritto dalla Bompiani per correggerne gli eventi storici trattati.
    Una mediocrità senza mezzi termini che il Galli della loggia nn coglie nella sua imbarazzante battaglia da sepolcro imbiancato.
    Lo Scurati,che nn stimo politicamente,nn è nuovo a grandi scritti.
    Lui,Baricco e Pinketts sono gli unici italiani degni di essere letti.
    Dello Scurati consiglio,dopo la lettura di M.,la lettura de “Il rumore sordo della battaglia” che è il suo esordio.

  6. Se l’autore di un libro afferma che questo è “il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo” può essere il libro stesso privo di pregiudizi ed ideologie?

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