Credo sia importante che anche fuori da Bologna si sappia come è cominciato il primo giorno di scuola al liceo Minghetti, uno dei licei storici della città. Ieri mattina, davanti all’ingresso dell’istituto, un collettivo studentesco ha organizzato una manifestazione contro il Governo e contro il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Alle finestre del liceo è stato appeso un manichino con il volto del ministro.Fa impressione che tutto questo avvenga proprio il primo giorno di scuola.
Non si è ancora entrati davvero nel nuovo anno scolastico. Eppure, il nemico è già individuato, il giudizio è già formulato e la protesta è già pronta. Verrebbe quasi da dire che, almeno una volta, si aspettava l’autunno per cominciare a manifestare a prescindere. Ma al di là della battuta, credo che questo episodio ponga una questione seria. La scuola dovrebbe essere il luogo in cui si impara ad entrare nel merito delle cose, a conoscere prima di giudicare, a discutere anche con grande fermezza le idee e le decisioni politiche senza trasformare chi la pensa diversamente in un nemico da colpire.
Si può contestare un ministro. Si può criticare duramente un Governo. Si possono ritenere sbagliate le sue scelte. Ma rappresentare una persona impiccata non rende più forte una posizione politica e non aiuta a comprenderne le ragioni. Al contrario, sostituisce il confronto con una rappresentazione violenta dell’avversario. È questo che dovrebbe preoccuparci.
Quando l’ideologia viene prima della realtà, quando non interessa più capire che cosa è stato fatto ma soltanto stabilire da che parte stare, la scuola rischia di perdere una parte fondamentale del proprio compito educativo.
Educare alla libertà significa insegnare a giudicare, non a ripetere slogan. Significa aiutare i ragazzi ad incontrare la realtà, a verificarla, a confrontarsi con chi ha idee diverse e anche a cambiare opinione quando i fatti lo chiedono. Per questo non credo che possiamo limitarci a condannare il gesto e andare oltre. Dobbiamo chiederci che cosa stiamo trasmettendo ai nostri ragazzi se questi toni sono ormai all’ordine del giorno di tutte le manifestazioni, anche dentro o davanti a una scuola.
Ma la questione riguarda tutti noi. Perché il modo in cui insegniamo ai ragazzi a guardare chi la pensa diversamente dice molto della scuola che vogliamo e della società che stiamo costruendo. Al ministro Valditara esprimo la mia solidarietà, insieme alla stima per il suo operato e per l’impegno con cui sta svolgendo il proprio incarico.
Elena Ugolini, 16 settembre 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


