La battuta contro il capitalismo brutto e cattivo espressa con l’espressione gioviale di un mollusco da Jasmine Trinca non poteva che diventare un vero e proprio tormentone. Il suo paragonare il concetto di produttività ad un film dell’orrore, in aperto contrasto con il suo abbigliamento da migliaia di euro, non poteva che far scaturire un acceso dibattito.
Personalmente, dato che non conoscevo molto di questa, mi dicono, celebrata attrice, scoperta da quel “maestro” del cinema de sinistra di Nanni Moretti, ho cercato di comprendere se la sua un po’ tanto surreale presa di posizione (visto che se recitasse in uno dei Paesi in cui ancora tale capitalismo è bandito, difficilmente potrebbe indossare allegramente una T-shirt griffata, causa mancanza dei quattrini sterco del diavolo) scaturisse da una solida e ben strutturata visione di stampo collettivista.
In effetti qualcosa ho trovato. In una lunga intervista rilasciata sul canale Yuotube ArteSettima, insieme al regista Paolo Strippoli, che l’ha diretta nel suo ultimo film, L’estranea, si è compreso chiaramente che la Trinca non solo aborrisce il capitalismo, ammesso e concesso che ne comprenda a fondo il significato, ma a quanto pare anche la classe che i collettivisti con la pancia piena di tutte le generazioni detestano, persino quando molti di essi passano le vacanze in Costa Azzurra: la borghesia!
Un termine che nel corso del tempo ha perso quella precisa caratterizzazione dei soggetti che ne dovrebbero far parte. Tuttavia, dal disprezzo di cui ne parla l’attrice, mi sembra di poter dire che ella si rifaccia alla visione marxista della borghesia, secondo cui quest’ultima è la classe che detiene il controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione. Quindi i borghesi sarebbero gli esponenti del capitalismo brutto e cattivo.
Tant’è che nella stessa intervista, in cui la Trinca argomenta la caduta della facoltosa famiglia borghese tratteggiata nella pellicola di Strippoli, così ne parla: “Ecco, la caduta; è sempre un tema che mi affascina tantissimo, soprattutto quando è la caduta dei borghesi”. Una frase pronunciata con una espressione di puro godimento, quasi di felicità, oserei dire.
Visualizza questo post su Instagram
Questa sua illuminata presa di posizione contro chi cospira contro il bene comune, perseguendo il proprio profitto, mi ha fatto venire in mente la frase che mi rivolse, durante una manifestazione di commercianti e artigiani, un esponente dell’allora Pci, in risposta alle mie argomentazioni in difesa di queste importanti categoria di produttori privati: “Non bisogna mai dimenticare che il commercio è alla base del capitalismo.”
Sono passati molti decenni da quell’episodio, ma mi pare che la fiaccola del collettivismo rosso ancora arde nei cuori di tanti personaggi privilegiati che vivono nel lusso – sicuramente con pieno merito – e che straparlano di un superamento del modello capitalista, facendo finta di non sapere che laddove ciò sia stato tentato l’unica produzione che non si è mai fermata è quella di una diffusa e insanabile povertà.
In tal senso, la penso come l’attuale presidente liberista di Argentina, Xavier Milei: “Se per vivere di arte hai bisogno dello Stato, allora non sei un artista. Sei un impiegato pubblico”.
Claudio Romiti, 11 settembre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


