Qui al bar si torna dalle ferie con l’amaro in bocca. Non solo perché sono finite le vacanze, ma anche perché ci si accorge del livello sa cui i è ridotto il dibattito pubblico e culturale nella nostra società: una rincorsa a chi censura di più. Gli ultimi sono i 1.500 artisti che hanno firmato per escludere dalla Mostra del Cinema di Venezia gli attori “sionisti” Gal Gadot (che è israeliana) e Gerard Butler.
C’era già stato, pochi giorni prima, il precedente della Fiera del Levante di Bari, con l’esclusione di Israele su esortazione del sindaco Vito Leccese. Il quale, per dimostrare al pubblico sulla sua equanimità, si è vantato di aver vietato anche la mostra di un pittore segnalato dalla comunità ebraica per presunto antisemitismo, Giovanni Gasparro. Se la censura è bipartisan, allora va bene.
Fattacci che ricordano gli isterismi sulla Russia dal 2022 in avanti: impedire agli atleti olimpici di gareggiare con la loro bandiera, o pretendere che i direttori d’orchestra andassero in giro per il mondo a scusarsi di essere russi. Che roba è questa? Forse una scorciatoia mentale per garantire a noi stessi che, dentro queste guerre sconvolgenti, stiamo sempre dalla parte giusta: quella dei moralizzatori? Mentre qui al bar beviamo caffè, là fuori si sono bevuti il cervello?
Il Barista, 25 agosto 2025
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