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A Sassari il Pd è impazzito: ieri premiava la Segre, adesso Albanese

Chiavi della città alla relatrice speciale Onu nonostante le sparate su Israele e contro la superstite dell'Olocausto, che sei anni fa veniva premiata dagli stessi identici dem

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In un’Italia dove la sinistra riesce ogni giorno a superare se stessa in quanto a ipocrisia e contorsioni ideologiche, oggi ci tocca assistere all’ennesima farsa: il Comune di Sassari ha consegnato le chiavi della città a Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori palestinesi occupati. Sì, proprio lei. La stessa che ha abbandonato uno studio televisivo solo perché un ospite – Francesco Giubilei – ha osato citare Liliana Segre. La stessa che ha definito la senatrice a vita “poco lucida” per via del dolore che porta addosso da quando è sopravvissuta ai campi di sterminio.

E a premiarla è Giuseppe Mascia, sindaco del Pd. Nulla di strano, la stessa cosa è successa a Bologna. O forse c’è dell’altro. Vi dice qualcosa questo nome? È lo stesso che nel 2019, da consigliere comunale, firmava con orgoglio una mozione per conferire la cittadinanza onoraria proprio a Liliana Segre. Che fine ha fatto quel Mascia? Sparito. O meglio, trasformato in un amministratore pronto a inchinarsi al nuovo idolo delle sinistre militanti: Francesca Albanese, ormai diventata un’icona per chi preferisce chiudere un occhio (e anche due) di fronte all’ambiguità sul terrorismo di Hamas e all’insofferenza verso chi non si allinea.

Ma torniamo alla cerimonia. La sinistra sassarese, guidata da Mascia e sostenuta da Sinistra Italiana – gli eletti di Fratoianni, per intenderci – ha celebrato la Albanese con toni da santificazione: “una donna coraggiosa”, “voce di chi non ce l’ha”, “rigore e coerenza”. Coerenza? Davvero? Basterebbe ricordare le sue uscite su Hamas, le sue invettive contro le forze dell’ordine, o quella sua difficoltà a tollerare persino l’esistenza di voci dissenzienti. “Ti perdono ma non lo dici più” con tono da maestrina al sindaco di Reggio Emilia (piddino!), reo di aver chiesto la liberazione degli ostaggi israeliani.

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E allora la domanda è semplice: che cosa rappresenta oggi il Partito Democratico? È il partito che nel 2019 omaggia Liliana Segre o quello che nel 2025 consegna le chiavi della città a chi ne disprezza il ruolo e la testimonianza? Può convivere tutto e il contrario di tutto nello stesso partito, solo perché serve a far contenti certi ambienti radical chic? Il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Luca Babudieri ha sollevato giustamente il caso: “Quale Giuseppe Mascia devono ascoltare i sassaresi? Il consigliere che voleva onorare Segre o il sindaco che oggi esalta Albanese?”. La risposta, purtroppo, la conosciamo. La sinistra – a Sassari come a Roma – ha scelto. Ha scelto l’ideologia al posto della memoria, il simbolismo alla sostanza, la bandiera al confronto.

Perché di questo si tratta: di una sinistra che ha sostituito la Segre con la Albanese. Una sopravvissuta all’Olocausto con la paladina dei pro Pal, che il più delle volte sono veri e propri pro Hamas. Una sostituzione non dichiarata, ma evidente. E se provi a farlo notare, ti danno del reazionario, del filo-israeliano, del servo dell’imperialismo. Nel frattempo, la città di Sassari arranca tra i soliti problemi che restano irrisolti: servizi carenti, giovani che emigrano, un’economia che fatica. Ma per il sindaco Mascia e i suoi, la priorità è “prendere posizione” sul Medio Oriente. Magari in futuro decideranno di dare le chiavi della città anche a Roger Waters. O a chi si rifiuta di riconoscere il 7 ottobre come un massacro. La verità è che servirebbe un po’ meno propaganda internazionale e un po’ più cura per la città. Ma si sa: la sinistra preferisce sfilare, proclamare, premiare. Governa molto meno volentieri.

Franco Lodige, 8 ottobre 2025

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