Qui al bar sono tutti venuti a chiedermi se il prezzo del caffè è rimasto lo stesso, se resterò aperto ancora a lungo o se per caso anche sulle brioche è stata emessa una qualche sentenza interpretativa della Consulta che determina quanta crema sia costituzionale infilare nel cornetto. Esagerano? Forse no. Perché da un paio di settimane a questa parte giudici, magistrati e pm sembrano aver la fregola di chiudere tutti i fascicoli prima delle meritate (?) vacanze e sono intervenuti a gamba tesa su una miriade di questioni.
“A mettere in fila gli eventi fa quasi paura”, sussurra un cliente abituale mai stato forcaiolo e adesso un tantino spaventato. Prima l’indagine sull’urbanistica milanese che rischiava di far cadere il sindaco Beppe Sala e che in ogni caso finirà col paralizzare la città sulla base di una stramba tesi giudiziaria tutta da dimostrare e molto fumosa. Poi l’assurdo ricorso in Cassazione da parte dei pm di Palermo che, dopo l’inutile processo a Matteo Salvini per il fantomatico reato di sequestro di persona, non intendono arrendersi alla palese sconfitta sul caso Open Arms. Infine il teorema di Cutro, che porta alla sbarra sei militari per un naufragio i cui colpevoli sarebbero da ricercare tra gli scafisti.
“Fosse solo questo staremmo freschi”, mi dice una distinta signora ben vestita che, forse, di mestiere fa l’avvocato. “Che mi dite delle sentenze della Corte Costituzionale?”. Già, perché ieri i giudici supremi depositari della sacra Carta hanno sparato tre cartucce mica da niente. Prima il congedo di paternità esteso alla madre intenzionale delle coppie lesbiche, formula che fa quasi rimpiangere “genitore 1” e “genitore 2”. Poi il “salva rapinatori”, per cui la tenuità del furto preverrà sulle aggravanti per la reiterazione del reato. E infine la sentenza che dichiara incostituzionale il tetto delle sei mensilità per l’indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese con meno di 16 dipendenti. “Che vuol dire?”, chiede uno studente universitario sorseggiando il cappuccino. Facile: che le toghe, sulla base di un ragionamento interpretativo decisamente creativo, hanno deciso di cancellare un pezzetto di norma votata a suo tempo da un Parlamento regolarmente eletto andando incontro ad uno dei quesiti referendari della CGIL, quesiti sonoramente bocciati dagli elettori che hanno preferito il mare alle sirene di Landini.
Sintesi brutale di un noto ubriacone, già al terzo Spritz di buon mattino: “Noi non contiamo un caz**, comandano loro”. E in effetti a pensarci bene… Un ministro viene eletto per fermare gli sbarchi e, quando ci riesce, viene processato. Un sindaco viene rieletto per proseguire lo sviluppo urbanistico della città e, proprio per questo, finisce strangolato da un’indagine. Gli elettori schifano i referendum della premiata ditta CGIL-PD, lo bocciano, ma la Consulta se ne infischia e dà ragione ai promotori. “Se questa è l’antifona”, sussurrano gli avventori del bar a mezza bocca per non rischiare di essere intercettati, “che votiamo a fare? Fate governare direttamente ‘sti giudici”. E tanti saluti.
Il Barista, 22 luglio 2025
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